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Prima di parlarvi di KAZAK, un cucciolone di 15 mesi che sta già quasi diventando una star, vorrei raccontarvi questa breve storia di cinofilia d’atri tempi.
Avevo terminato la 2° elementare da soli 2 giorni, era il 1968 e la promozione scolastica mi aveva fruttato un paio di pattini a rotelle nuovi fiammanti.
Io credevo di poterli utilizzare tutti i giorni dell’estate con gli altri bambini del quartiere ma quella mattina mio padre venne a casa, mi mostrò un paio di piccoli stivali in gomma e mi disse: “Dai misurali!”. Io pensai: “Allora quest’anno i regali non sono ancora finiti!”
Ma avevo pensato male, quegli stivali avrebbero segnato per sempre la fine delle mie vacanze scolastiche, da quel giorno le avrei passate ogni anno a fare il garzone di quella piccola impresa idraulica che aveva mio padre.
Lui aveva preso l’appalto di installare dei particolari abbeveratoi per maiali di proprietà di un dottore svizzero (tedesco), credo laureato in veterinaria, che si era stabilito nelle nostre campagne allevando suini da esportare nel suo paese d’origine, allora si facevano utili da capogiro.
Mio padre aveva una sorte di venerazione per quest’uomo in quanto una volta presentandogli il conto alla fine del lavoro, lui aveva esordito “Romana” (..perché ci chiamava così, parlava un italiano molto approssimato, gli stessi maiali li chimava "maiala") “Con questo lavoro tu guadagna troppo poco e merda di maiala puzza tanto!” E in quell’occasione prese ancora un po’ di banconote e gliele mise nel taschino, cosa che non era mai capitato prima e mai capitò in futuro con qualsiasi altro cliente.
Arrivammo alla mattina molto presto e ci rendemmo subito conto che non sarebbe stato uno scherzo lavorare in quell’immensa porcilaia con migliaia di maiali presenti. Pochi mesi prima, proprio in quel luogo, un operaio era stato mezzo sbranato da un grosso verro (lo stallone dei maiali).
Lo svizzero esordì subito dicendo:”Maiala non problema, pensa a tutto Neru, lui molto capace!”. E con il dito indicò un cane di colore nero-grigio di una stazza robusta tipo un Maremmano-abruzzese ma con un pelo molto più ispido tutto arricciato, tutt’oggi non saprei da dove partire per identificarne di quale incrocio si trattasse, tanto più che la testa era simile ad un cane da caccia anche se molto più importante.
“Quando maiala viene tutti avanti, basta dire - Neru, daje n’darè - e lui morde maiala, allora maiala subito indietro!” (Sommariamente, il comando in dialetto piemontese, significava: “Neru, picchialo e fallo stare indietro!”).
“Cosa importante, dopo comando non guardare Neru nel muso, perché lui adesso nervoso e allora possibile morde anche voi!”.
Mio Padre che stava ad ascoltare tutte le istruzioni esordì in tutta serenità: “Si Dottore, abbiamo capito, non ci sono problemi”. E indicando me con il braccio disse:“Lui va molto d’accordo con tutti i cani!”. (Immaginatevi se questo avvenisse oggi, a parte i problemi inerenti al lavoro minorile, ma nessuno non accetterebbe mai di sottoporre il proprio figlio di 7 anni ad un simile rischio, ma un tempo funzionava così… mio padre era cresciuto durante la guerra e non andava troppo per il sottile, tanto più che io ero un maschio!).
Non appena lo svizzero se ne andò e mio padre si distrasse un attimo, io non riuscii più ad aspettare dalla curiosità e diedi subito il comando: “Neru, daje n’darè” ..e Neru non ci pensò due volte, parti come un kamikaze, andò a mordere nel collo i primi due o tre maiali che aveva più vicino, loro, poverini, emisero un acuto stridore misto a grugnito e tutta la mandria indietreggiò rapidamente dalla paura. Poi in effetti Neru mi guardò e senza andare oltre nella sua aggressività, mi mostrò solo i denti una sola volta con un breve ringhio, ma io mi ero già voltato di spalle e lo osservavo solo con la coda dell’occhio, quindi non accadde nulla di grave.
Quello fu il battesimo del mio lavoro da garzone, allora si iniziava alle 6,00 del mattino ma io ero già sveglio alle 5,00 nel mio letto e non vedevo l’ora di tornare da Neru. Con il “mio” cane che attaccava a comando mi sentivo un Superman, mio padre doveva stare chinato nella porcilaia per installare gli abbeveratoi ed io gli coprivo le spalle con il mio “cane da difesa”.
Spartendo la mia colazione con lui e abbondando di carezze, cosa che non credo ricevesse molto frequentemente, in pochi giorni conquistai Neru che ad ogni nostro arrivo con il furgone, era già laggiù che mi aspettava scodinzolando.
Un giorno mio padre mi disse: “Aspetta qui mezz’oretta che io vado ad acquistare del materiale!” Io me ne sarei stato li anche una settimana, intanto avevo Neru e nulla mi faceva più paura anche se ingenuamente non avevo concretizzato che lui attaccava solo i maiali, …ma avevo solo sette anni.
Ad un certo punto arrivò lo svizzero, mi salutò ed andò nel suo ufficio. Io non osavo dirgli cosa desideravo, anche perché mi impressionava la sua statura, era un omone di circa due metri tutto muscoli, poi però non riuscii a trattenermi e mi affacciai a quella porta, raccolsi tutto il coraggio e gli dissi: “Buongiorno, io vorrei portare Neru a casa mia!”.
Ricordo come fosse allora che lui si alzò dalla sua scrivania in metallo, ed io mi resi conto realmente quanto era alto, nei miei confronti pareva un gigante, mi venne vicino, mi prese in braccio e mi disse: “Neru non va bene per bambini, lui non bello, sempre sporco, puzza tanto di maiala. Prossima volta io porto per te da Svizzera un cane tanto bello! Dopo dico a papà, se lui vuole io porto”.
Lo svizzero era veramente bravo uomo, seppi poi che non aveva potuto avere figli e quindi aveva un debole per tutti i bambini, ma non aveva capito nulla. Andò in auto prese una manciata di caramelle e venne per darmele.
Io senti dentro di me una tale delusione che forse mi scese una lacrima e scappai via. Lui venne a cercarmi e mi disse: “Dai prendi caramelle, è molto bello il cane che io porto da Svizzera!”
Io non so come lo guardai ma lui capì subito che del suo cane della Svizzera non sapevo cosa farmene, allora mi disse: “Io non posso dare Neru, lui per me come operaio, tanto importante qui per maiala”. Allora io risposi: “Va bene, non voglio più Neru, ma non dire nulla a mio papà che io te l’ho chiesto!”. Sapevo che mio padre mi avrebbe sgridato severamente per la mia sfacciataggine di aver chiesto in regalo quel cane ad un uomo che lui credeva così importante (erano altri tempi e la laurea faceva la differenza).
E con un sorriso lo svizzero mi fece una carezza, mi diede le caramelle e mi disse: ”Va bene, questo e un segreto, sappiamo solo io e te”.
L’estate volò via, ogni giorno che tornavo dalla porcilaia, mia madre mi aspettava in cortile e mi faceva posare tutti i vestiti in cantina in quanto la puzza di suino era insopportabile, mi lavava in una grande bacinella e poi mi portava su in casa. Lei non sapeva quanti abbracci gli facevo ogni giorno a Neru, che puzzava più dei maiali, ma lui era il mio eroe e..io ormai puzzavo più di lui!
L’ultimo giorno mio padre era molto entusiasta di aver finito quel lavoro che gli aveva “tolto l’anima”, il caldo umido di quell’immensa porcilaia e la puzza soffocante aveva reso tutto più difficile e faticoso, ma adesso era arrivato il momento della ricompensa e sicuramente avrebbe guadagnato un bel po’ di quattrini, lo svizzero pagava profumatamente!
Io invece non avevo lo stesso entusiasmo, anzi ero uno straccio e pensare di non portarmi a casa Neru mi faceva sentire il bambino più triste della terra.
Lo svizzero andò ancora una volta in auto e prese un’altra manciata di caramelle, me le diede e mi disse: “Io aspetto te, torna a trovare Neru”.
Ma io non vidi più quel cane perché mio padre non ebbe mai tempo per riportarmi laggiù, lavorava tutti i giorni più di dodici ore perché doveva pagare la casa che stava costruendo e poi erano altri tempi, i desideri dei bambini non venivano esauditi così tanto come oggi!
E’ proprio da tante esperienze simili a questa, che io maturai lentamente la mia grande passione per i cani da lavoro, forse mi penetrò lentamente nel sangue senza che me ne accorgessi.
Sarà perché sono cresciuto in strada giocando con i cani randagi, perché non ebbi mai occasione di sentire dai miei avi a nominare l’aggettivo “bello” riferito ad un cane, o forse per altro, ma le esposizioni di bellezza non mi sono mai interessate, anzi direi più precisamente che le ho sempre evitate di proposito. Non mi piace affatto vedere tutti quei cani chiusi in piccole gabbie, dentro un grande capannone pieno di gente, in attesa che qualcuno decida se sono belli o meno! Alcuni dei miei concorrenti, non conoscendomi di persona, continuano a sostenere che io abbia paura di confrontare i miei soggetti con i loro … ma questo è solo perché non mi conoscono! E’ proprio stato il confronto/scontro diretto contro tutti che ha caratterizzato la mia vita fino ad oggi, ma a me i cani piace lasciarli nelle loro grandi recinzioni a fare la guardia. E poi, con quanto ho già speso a girare l’Asia centrale alla ricerca della verità su questo cane, avrei potuto ormai acquistare in Russia i migliori soggetti con le morfologie più apprezzate in gara e “trovare” sicuramente la strada giusta per risultare favorito dai giudici più importanti! Ma questo non sarà mai il mio modo di fare cinofilia.
Devo però dire la verità!
Quando alcuni giorni fa sentii l’amico Luca di Brescia che “timidamente” mi rivelò (quasi col timore che mi arrabbiassi!) che il cucciolo preso da me l'estate scorso, oggi continua a vincere in molte esposizioni internazionali di bellezza, è stata per me una grande gioia, anzi mi sono quasi commosso!
KAZAK si dimostrava già allora un piccolo fenomeno, aveva solo poco più di due mesi e mi abbaiava ogni volta che non mi conosceva.
I suoi genitori sono Kayman (fratello pieno della madre di Annibal), che non appena lo presentai sul mio sito qualcuno mi scrisse in anonimo (come al solito) che non era un Asia centrale originale, bensì un incrocio (chissà perché) e Orsa, la “nanetta” tutto fuoco, anche lei giudicata dagli “esteti” della cinofilia italiana, troppo bassa di statura ( ..in verità nel deserto medio asiatico se ne trovano di ancora molto più piccole e mingherline!).
Orsa è una buona madre e aveva allevato quella cucciolata in modo esemplare ed io lasciati crescere, come sempre, il più “ruspanti” possibile.
Il giorno che Luca venne da me a ritirare KAZAK, accompagnato dallo zio veterano cinofilo esperto di Borzoi, forse sapeva già cosa voleva fare con quel cane, ma non mi accennò nulla.
Anzi, più lui mi esternava la volontà di portarlo in giro, di renderlo più socievole dei miei, di lasciarlo entrare qualche volta in casa e più io gli consigliavo di prendere una femmina.
Ma lui volle quel maschio a tutti costi ed ebbe ragione, perché oggi KAZAK non solo si è rivelato di forte carattere come avevo previsto io, ma sta meravigliando tutti, giudici stranieri compresi, per la sua splendida morfologia.
Oggi KAZAK ha già vinto alcune esposizioni internazionali, non saprei dire se continuerà a farlo da adulto (anche perché non sarà poi facilissimo condurlo in mezzo a tutti quei cani e persone!), se continuerà a soddisfare gli standard morfologici stabiliti dalla FCI e poi nel mondo delle esposizioni tutto diventa opinabile, in base ai giudici presenti in quel momento e per vincere in gara, a volte, ..le “strade del Signore” sono infinite!
Ma la cosa più buffa ma anche più entusiasmante è che lui è nato al Turkmeno, giudicato da tutti coloro che di carattere nei suoi cani ne hanno poco, l’allevamento dei brutti anatroccoli!
Invece il destino vuole che attualmente KAZAK stia vincendo anche contro soggetti selezionati solo per bellezza.
Ma anche se sono molto entusiasta, non posso tralasciare di dire cosa penso!
Credo che oggi KAZAK risulti molto gradito ai giudici internazionali perché rappresenti il cucciolone robusto che loro gradiscono, senza però eccedere nelle dimensioni. Un moderato “bestione” fatto di muscoli e tonicità, assolutamente non flaccido come molti altri pachidermi che vengono oggi proposti in competizione.
Anche se le esposizioni non sono il mio mondo sono molto soddisfatto che lui stia vincendo e sono felice che sia andato a finire a Brescia da Luca, un bravo ragazzo orgogliosissimo del suo giovane cane.
Vorrei però cogliere l’occasione per lanciare un appello (che sicuramente non verrà ascoltato..) a tutti coloro che gestiscono il mondo delle esposizioni canine di questa razza.
"Non continuate a premiare quei soggetti alti e grossi come dei bisonti che vengono allevati nelle gabbie di città di tutto il mondo (purtroppo già anche in Turkmenistan). Fra i pascoli dell’Asia centrale non ce ne sono mai stati e mai riuscirebbero a sopravvivere. Settanta centimetri al garrese sono più che sufficienti per un cane da pastore maschio e quando supera questa misura deve comunque rimanere molto snello ed agile, viceversa non servirebbe a nulla nella funzione per cui venne concepito tanti anni fa. Il lupo non teme il cane grosso, bensì quello intelligente, agile e coraggioso. Fra i pascoli aridi dell’ Asia centrale nessun pastore misura i suoi soggetti, li pesa, li giudica per lo stop della testa, etc., laggiù per sopravvivere bisogna essere dei cani VERI."
Molte delle moderne linee di sangue dei cani che oggi vengono presentate in esposizione derivano dai campioni di combattimento che poco hanno a che vedere con i veri cani aborigeni utilizzati per millenni dai pastori nomadi di quel grande continente. Il vero cane da Pastore dell’Asia centrale, quello aborigeno, rappresenta la storia universale del cane da pecore, il più antico, il più rustico, il più equilibrato, il più adatto a crescere con i bambini e molto altro ancora… e anche se non sempre si rivela un buon guardiano contro gli estranei, se non è selezionato dall’allevatore per svolgere al meglio questa funzione, rimarrà sempre nella storia un animale unico per i suoi pregi, salute compresa.
"Non cancellate secoli di storia per creare dell'inutile agonismo, non trasformate anche questa razza solo per la smania di essere competitivi e conformi agli standard che impongono a tavolino coloro che tengono le fila della cinofilia moderna, cercate di lasciarlo così, com’è sempre stato, magari brutto e spelacchiato ma meravigliosamente utile all’esistenza dell’uomo."
Nei pascoli dell’Asia centrale i cani che lavorano fra i greggi sono talmente diversi uno dall’altro che quasi non credo sia giusto chiamarli appartenenti ad una “razza”, loro sono veri cani e basta! Tutti i giorni, laggiù s’incrociano spontaneamente soggetti piccoli e grandi, di tutti i colori, a pelo corto e a pelo lungo, più robusti e mingherlini, …nessuno se ne occupa.
Ma una cosa è necessaria per sopravvivere a quelle condizioni proibitive: il carattere!
Ecco perché ho impostato da sempre la mia selezione orientata in questa direzione!
Cliccare QUI per vedere il breve FILAMATO di KAZAK.
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