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IL TURKMENO - www.pastoredellasiacentrale.com - 349 33 35 668
Nessuno potrebbe mai immaginare quante richieste abbia già ricevuto in questi mesi di scrivere qualcosa sull’ormai famoso Shogun, il mio ultimo acquisto.
Cari amici, ho aspettato fino ad ora sperando di potervi raccontare una storia a lieto fine, magari con una bella fotografia che ci riprendeva abbracciati, ma purtroppo non è andata così! Girare il mondo per “raccogliere” cani di fortissimo carattere, non è un’impresa facile e non sempre fila tutto liscio come il previsto.
Com’è ormai noto a coloro che mi conoscono bene, sono sempre stato molto lusingato dai cani di grande temperamento, infatti come vidi Shogun in quel cortile dimenarsi alla catena, con quel carattere dirompente, pronto ad attaccare senza mezzi termini chiunque gli si avvicinasse, con quel fisico esplosivo fatto di vera muscolatura ben definita come non avevo mai visto prima in un cane di questa razza, la sua unica dinamicità nonostante la stazza, la sua dominanza estesa all’ennesima potenza, nulla m’importò in quel momento delle inevitabili difficoltà che avrei poi dovuto affrontare per farmelo amico, per me fu subito un amore a prima vista e come un bimbo di fronte ad una vetrina illuminata piena di balocchi, dissi: “Lo voglio!”
E loro me lo vendettero subito! Eccome me lo vendettero…!
Chissà da quanto tempo aspettavano un “folle” che se lo prendesse pagando suon di quattrini, finalmente era arrivato… Shogun aveva già morsicato mezza Transilvania e forse adesso sarebbe toccato a me!
Probabilmente a causa della mia antica esperienza (anche se non è mai abbastanza e nella vita gli esami non finiscono mai), forse per il mio solito immediato entusiasmo, m’illusi stupidamente che quel cane nelle mie mani sarebbe cambiato in poco tempo tramutandosi in un agnello, invece, come spesso accade proprio con gli amori a prima vista, anche questa volta i sogni non si traformarono in realtà!
La passione per i guardiani “veri fino in fondo” mi ha sempre catturato sin da bambino, ad esempio mi sto ricordando di Tom, un “cagnaccio” randagio “brutto” e nero, almeno 70cm al garrese e con un pelo tanto ispido che non si poteva quasi accarezzare. Dovessi identificarlo come morfologia, direi che sembrava un grosso lupoide con il pelo di uno Schnauzer e chissà quante altre razze ancora, tutte che provenivano dalla strada dal quale l’avevo levato. (Ai miei tempi i cani randagi erano di tutti e chiunque decideva di mantenersene uno, poteva prenderlo, portarselo a casa e tenerlo fin quando voleva. Sinceramente non so fino a che punto potessero essere felici quei cani di barattare la loro libertà con un pasto assicurato e una bella spulciata,..ma allora funzionava così).
Mio padre aveva già il suo da caccia e non voleva altri grattacapi, erano due maschi “veri” e avrebbero litigato seriamente, quindi non potendolo tenere decisi di sistemarlo da un mio amico panettiere che disponeva di una casa con cortile situata in una piccola borgata di montagna, ai piedi di una valle.
Tom era terribile, mordeva come uno squalo chiunque non conoscesse, anche con i cani non aveva pietà, purtroppo in poco tempo fece piazza pulita di tutti gli altri maschi che abitavano in quel cortile ma si affezionò talmente alla famiglia che lo ospitava e si manifestò subito un guardiano così affidabile che presto diventò un mito di quelle montagne e quando, dopo una decina di anni morì per vecchiaia, ricordo ancora le lacrime dei suoi padroni.
A volte passavo da quella casa e pian piano mi avvicinavo al cancello di ferro del cortile dove viveva Tom, cercavo di non farmi vedere né sentire per coglierlo di sorpresa, poi facevo un verso qualsiasi e lui che si riteneva il responsabile alla sorveglianza di quell’area, partiva alla carica senza esitazioni, alzava un gran polverone e si scagliava contro il cancello ringhiando prepotentemente, con la sua dentatura bianca ben in evidenza sul suo muso nero che metteva paura a chiunque. Allora io indietreggiavo di qualche metro ed esclamavo: "Ma che fai Tom?! Non mi riconosci?"
Lui invece mi riconosceva immediatamente e lì iniziava il mio vero divertimento (...ero un po' dispettoso come tutti i ragazzi di quell'età).
Tom si dimostrava subito pentito della reazione che mi aveva riservato e accucciandosi faceva una sorta di balletto come per dimostrarmi ancor di più la sua mortificazione. Io però rimanevo immobile e non gli davo nessun segno di volerlo perdonare, allora lui cercava di far passare la sua testa fra le sbarre per farsi accarezzare ma non ci riusciva ed io continuavo a rimanere fermo. Provava a sfregarsi alcune volte contro il cancello, io non cedevo e lui iniziava ad ululare come un lupo, ..praticamente quello che io volevo. A quel punto mi avvicinavo al portone ed introducevo la mano ma senza accarezzarlo, anzi continuavo a rimanere immobile. Ed ecco che lui dava inizio alla parte più comica dello "show", ...Tom si accarezzava da solo! Ovvero strofinava il suo muso ispido sulla mia mano per circa un minuto, i peli della testa sembravano fili d'acciaio, tanto che erano duri. Io continuavo a far finta di non capire fin quando lui, con fare demoralizzato, si allontanava lentamente per andarsi ad accucciare nella sua solita postazione di guardia. Era in quel momento che io lo chiamavo con un tono di voce molto forte: "Tom!!" Lui si voltava di scatto, ritornava al cancello ed io a quel punto iniziavo a fargli un sacco di complimenti: "Ma come sei bravo! Dai vieni qui Tom, fai il buono tu che sei il mio cagnone…".
In quel momento si scatenava l'entusiasmo di Tom che emettendo uno strano mugolio per l’emozione che ci eravamo nuovamente rappacificati, partiva e faceva almeno una decina di giri di corsa velocissima per tutto il perimetro del cortile. Io, ancora una volta dispettoso, aspettavo che lui mi girasse le spalle ed immediatamente mi nascondevo dietro un muro diroccato che era lì vicino, non appena lui se ne accorgeva iniziava ad abbaiare senza tregua fin quando io non uscivo allo scoperto e iniziavo ad accarezzarlo ed abbracciarlo per un po’. Non capii mai se ci cascasse ogni volta ai miei scherzi o recitasse semplicemente tutta la sceneggiata solo per prendersi le coccole finali, forse le uniche che avesse avuto nella sua vita.
Dopo di quel cane ce ne furono altri “cento” in quella famiglia, ma del carattere di Tom manco l’ombra, con lui si stava tranquilli, nessun zingaro non aveva più rubato le scorte di farina come avveniva spesso.
In compenso e come unica rimunerazione, io mangiai focacce e croissant gratis per una vita ed ancora oggi quando passo da quelle parti, torno a casa con il baule della mia auto pieno di pane appena sfornato!

Quindi non appena vidi Shogun fu come un’”attrazione fatale” e nonostante avvertissi inconsciamente che non sarebbe mai stato il cane giusto per me, visto anche il mio interesse di produrre innanzitutto soggetti molto affidabili da inserire nelle famiglie, non seppi però resistere alla tentazione di portarmelo a casa ed infatti lui arrivò in Italia dopo poche settimane, chiuso in una gabbia d’acciaio,..direi quasi blindata. Sapevo che era un cane difficile …ma ovviamente speravo di riuscire redimerlo come feci con molti altri.
Non vi dico il viaggio di ritorno a casa dal luogo dove me lo consegnarono, fino all’arrivo segnò il territorio decine di volte urinando in continuazione. Dall’interno della gabbia, dove lui stava in piedi con la coda dritta a candela, schizzava la sua urina ovunque, compreso sulla mia schiena, lo trasportavo in una piccola monovolume di mia moglie che mi ridusse in uno stato pietoso, ....preferisco anche dimenticare tutti i “complimenti” che mi fece mia moglie non appena se ne accorse!
Con fatica "disumana" scaricai da solo quella gabbia che conteneva il “leone” e poiché era stata chiusa saldamente alla partenza con due bulloni, dovetti trafficare per un po’ per aprirla mentre lui cercava di mordermi dall’interno inventandosi ogni strategia. Finalmente riuscii a liberarlo e dopo un solo minuto era già padrone del suo recinto. Il bello sarebbe arrivato dopo!
La prima cosa che mi stupì molto di Shogun fu il suo comportamento che ebbe nei miei confronti fin dalla prima mattina che mi recai in allevamento e mi avvicinai alla sua recinzione. Ero in attesa della solita reazione aggressiva che fanno sempre tutti i cani adulti di forte carattere che porto a casa, mentre lui non si dimostrò per niente turbato della mia presenza, anzi, non appena vide che avevo con me un pezzo di pane, iniziò a scodinzolare.
La cosa mi meravigliò molto e stupidamente pensai: “Avrà già capito che qui è venuto a star bene, tempo una settimana e me lo porto in strada al guinzaglio!” In realtà mi convinse così tanto della sua possibile affidabilità che già dopo 3 giorni decisi di liberarlo con me presente nel cortile.

La prima volta che andai ad aprirlo, si dimostrò subito molto entusiasta di poter correre libero nella recinzione, non si curò minimamente della mia presenza ma iniziò subito ad annusare il perimetro della proprietà e segnare ripetutamente il territorio. Dov'era vissuto fino a pochi giorni prima era rimasto la maggior parte del tempo alla catena e le poche volte che era stato liberato aveva avuto scontri feroci con altri cani, probabilmente portati appositamente in quel cortile.
Per alcune mattine si ripeté la stessa esperienza: io lo aprivo, lui usciva e perlustrava annusando tutto il perimetro della proprietà, urinava abbondantemente e poi andava a sedersi davanti alla porta da cui io ero solito arrivare con il cibo. Se cercavo di avvicinarmi, lui mi guardava con una faccia poco raccomandabile che sembrava dire “stammi alla larga”, allora io mi voltavo, uscivo da un'altra porta e facevo tutto il giro dell’allevamento presentandomi poi dall’altro lato con qualche boccone di carne, glieli lanciavo in progressione fin quando l’ultimo non lo attirava nel suo recinto e a quel punto chiudevo rapidamente il cancello.
Per le prime volte indossavo una manica di protezione, poi mi sembrava che le cose fra di noi stessero per prendere la strada dell’amicizia, anche perché ogni tanto lui si avvicinava a me pacificamente. Subito dopo mi annusava per poi ritornare alle sue attenzioni ed io, anche se non mi ero ancora mai azzardato ad accarezzarlo, mi sentivo molto più rilassato tanto da iniziare ad incontrarlo senza alcuna protezione.
Chissà perché una mattina l’incantesimo si spezzò, Shogun si avvicinò a me più del normale, fortunatamente non mi aggredì subito in quel momento ma iniziò solo a ringhiare, si allontanò poi di qualche metro, come per darmi il tempo di prepararmi allo scontro e poi decise di caricarmi con grande aggressività. Per fortuna non riportai nessuna conseguenza in quanto mi trovavo molto vicino all’apertura del suo recinto e capendo subito le sue intenzioni bellicose, riuscii ad entrare immediatamente nel suo recinto e con un po’ di difficoltà a chiudere la porta.
Mi ci volle poi un’oretta e la collaborazione di mia moglie per trovare il sistema giusto che mi permettesse di uscire e fare rientrare nuovamente lui. Utilizzai del cibo, un paio di scale ed altri stratagemmi, ma finalmente dopo un po’ di fatica il tutto si concluse nel migliore dei modi.
Da quel momento Shogun non volle più avere nessun rapporto pacifico con me, ogni volta che mi avvicinavo, con o senza cibo, mi ringhiava senza mezzi termini e se io mi soffermavo in quella posizione, aldilà della recinzione, lui si allontanava
Provai a stare molte ore a parlargli, seduto su una sedia vicino alla rete, tentai con il cibo, provai a rimanere per ore in silenzio, ma nulla cambiò. Nonostante fosse pieno inverno, lavorai duro per una settimana consecutiva e gli costruii un’ampia area di sicurezza apposta per lui, dove avevo deciso di lasciato "decantare" per qualche mese in attesa che potesse conoscere meglio sia me che l’ambiente circostante. Cercai ancora di approcciarlo molte altre volte, con tutti i sistemi che conoscevo personalmente ed altri che mi avevano suggerito alcuni esperti in comportamento animale, ma non ci fu più verso di raggiungere un accordo.

Era uno spettacolo vederlo correre con grande agilità, sembrava un predatore sempre pronto all'attacco. Il suo fisico statuario e il suo esclusivo portamento, unico per dominanza, mi fece capire presto che si trattava di un vero "Signore della guerra"! Si allenava ogni attimo della giornata come si stesse preparato al giorno dello scontro. Alcuni giorni correva, trottando e galoppando come un cavallo, per decine di minuti, tanto da scavarmi un solco dove tutt’ora non è ancora mai cresciuta l’erba.
Ma ogni istante che passava vedevo sempre più lontana la possibilità di fare amicizia con quel cane, avevo ormai capito che il suo inserimento fra i miei stalloni da riproduzione non sarebbe mai stato possibile.
L’unico momento che pareva diventare più docile con me, era quando arrivavano estranei e si avvicinavano alla sua recinzione. Con loro si dimostrava una "belva" mentre se poi mi avvicinavo io, sembrava cercasse un rapporto di confidenza. Il problema era però che non appena se ne andavano gli estranei ed io cercavo di approcciarlo nuovamente, lui ricominciava a ringhiarmi fin quando non mi allontanavo.
Poi una mattina provai a mettergli una delle mie femmine e constatai con amarezza che si comportava come nulla fosse accaduto. Fu proprio la sua completa indifferenza ad avere una compagnia femminile che mi fece decidere irrevocabilmente di non tenere più con me quel cane, nonostante tutte le sue elevate qualità di riproduttore e la certezza che sapesse coprire le femmine in calore, in quanto lo fece alcune volte in Transilvania.
Per continuare a produrre cani di forte carattere e dovendo comunque diversificare le mie linee di sangue, io non ho molte alternative: o acquisto ogni anno svariati cuccioli da altri allevamenti, fin quando non trovo quello che mi soddisfa per le sue prestazioni ed allora lo posso inserire fra i miei giovani stalloni, oppure non mi resta altro che cercare per il mondo cani già adulti che abbiano le caratteristiche che io desidero, diventando poi gradatamente il loro amico. Con Shogun non mi è stato possibile nonostante le abbia provate tutte, in oltre 6 mesi di tentativi.
Ho anche parlato con molti dei miei amici esperti cinofili, compreso Shaun Ellis – l’uomo che vive con i lupi, il quale sostiene che, visti i gravi errori commessi dai suoi precedenti proprietari, sarà molto difficile recuperare la fiducia di un cane così dominante e di forte carattere. Shaun Ellis è convinto che lui abbia ormai chiuso per sempre con l’essere umano e l’unica soluzione potrebbe essere liberarlo in una foresta, al suo destino, offrendogli la possibilità di ritornare a capire l’importanza vitale di vivere pacificamente in un branco. Ma ciò non è possibile per legge e quindi l’unica alternativa sarà quella di mantenerlo in una sicura recinzione sino alla fine dei suoi giorni, sperando che nel frattempo qualcosa possa cambiare nella sua mente.
Shogun oggi è ancora molto disorientato, vuole solo vivere in solitudine ed essere pronto a sfidare chiunque, sia uomini che animali, purtroppo per lui non esiste più altra alternativa se non lo scontro.
Purtroppo solo adesso, dopo lunghe indagini condotte da un mio amico che abita nel suo luogo d’origine, abbiamo scoperto alcune parti del duro percorso che l’ha ridotto così.
Pare che sia stato adottato da un veterinario di quelle zone, quando aveva solo poche settimane e che per circa due anni sia rimasto sempre legato ad una catena, senza che nessuno se ne sia mai occupato tranne che per la somministrazione del cibo, fino al giorno che si sarebbe ribellato. Successivamente dovrebbe essere stato acquistato da un proprietario di un pubblico esercizio che aveva problemi ogni sera di risse fra ubriachi, pare che anche lui lo tenesse legato ad una catena. Poi ancora ceduto alla stessa persona che, dopo averlo utilizzato per i soliti divertimenti locali, lo ha venduto a me, credo per liberarsene (ed anche lì io lo vidi legato alla catena). Quando io lo vidi per la prima volta, nessuno di loro non era più capace di avvicinarlo ma sembrava che tutto fosse causa di colui che gli dava da mangiare in quel periodo, si diceva che ogni tanto l’avrebbe picchiato con un bastone, in quanto ubriaco. E poi chissà quanti altri episodi gli sono successi che io non conosco…

In accordo con Shaun Ellis, io credo invece che la peggior cosa che abbia influito a trasformarlo nel “cagnaccio” che è attualmente, (devo precisare che io conosco molto bene l’allevatore dove lui è nato, il quale mi ha garantito che quando lo vendette a quel veterinario, Shogun era un piccolo “orsacchiotto” molto giocherellone ed affettuoso, viceversa il “professionista” non lo avrebbe mai acquistato), siano stati alcuni episodi accaduti non più di un anno fa.
Solitamente quando un cane nasce ”Alfa” cresce con il privilegio di dominare il branco ed essere rispettato senza la necessità di alcun scontro fisico diretto, in quanto questo è previsto dalla Natura che lascia sempre ogni forma di aggressività come ultima soluzione. Se poi invece, a causa della mente malata dell’uomo, il capobranco è costretto a scontrarsi forzatamente con altri suoi simili di rango inferiore, ma appositamente preparati ed allenati alle competizioni, può anche avvenire che lui risulti perdente in uno di quelli scontri. Basta uno di questi innaturali episodi per sconvolgere l’equilibrio dell’animale, causando così una vera catastrofe nella mente del cane. In questo caso il soggetto spontaneamente dominante si convince che ogni rapporto con altri esseri viventi (uomini compresi) possa solo più avvenire attraverso lo scontro diretto finalizzato al imporre la sua supremazia, ritenendo quello l’unico sistema possibile per affermare la sua gerarchia.
Ed io so per certo che Shogun è stato vittima di questi episodi in quanto quelle terre pullulano di persone che alla domenica pomeriggio non conoscono divertimento migliore che recarsi in una campagna e fare combattere i loro cani. Per molti soggetti di rango inferiore, perdere un combattimento non crea nessun squilibrio mentale, poichè abituati e preparati alla sottomissione, ma per un Alfa dominante come lui, credo sia stato fatale e che difficilmente sarà possibile il suo totale recupero.
Tutti i fratelli di Shogun sono ottimi cani da famiglia come lo è sempre stato il padre, soggetto di grande carattere, la stessa cosa vale per la madre, una vera guardiana come ormai oggi non se ne incontrano più molte nemmeno in Asia centrale. Avevo conosciuto il padre di Shogun quando aveva solo 2 anni e già allora non lasciava dubbi sul suo temperamento. La madre è una femmina di probabile sangue turkmeno, testa affusolata, fisico robusto ma non pesante, molto bella ed assolutamente intollerante a qualsiasi estraneo, quanto affezionatissima ai suoi proprietari.
Credo che dall’accoppiamento di Shogun con qualche femmina di mia selezione potranno nascere soggetti idonei a diventare ottimi cani per la famiglia. Sicuramente vorrò allevare un suo figlio per utilizzarlo come mio riproduttore.

Oggi Shogun non è più con me, in quanto io non amo tenere nel mio allevamento cani con i quali non possa sviluppare un profondo rapporto affettivo, tutti i miei soggetti che utilizzo per la riproduzione, pur essendo molto spinti sulla guardia, ci riservano un affettuoso attaccamento, basato sul massimo rispetto. Non potrei mai tollerare il contrario.
Da oltre un mese l'ho trasferito a Brescia dal mio amico Roberto che ha lavorato non poco per costruirgli un ottimo recinto di sicurezza e che presto lo sistemerà in una vera e propria area recintata, ancora più spaziosa della mia, dove lui potrà continuare a "galoppare" frequentemente com’è nella sua attuale natura di cane "selvaggio".
Purtroppo dovrà vivere (forse per sempre) come un animale in uno zoo, senza poter ricevere quelle carezze che invece sarebero molto necessarie, ma per lui non vedo altre alternative. Momentaneamente Shogun non vuole stringere amicizia con nessuno.
E’ andata così, probabilmente era destino, tenendo conto che io mi ero recato in Transilvania non per acquistare lui, bensì il fratello. Non lo avevo poi scelto solo perchè, nonostante dimostrasse molta territorialità, si era dimostrato un po’ titubante in certe situazioni. Shogun invece non aveva titubanze e non le ha tutt'ora!
Prima di aver concordato con Roberto il trasferimento del cane, questo mio “fallimento” mi lasciava molto amareggiato, non tanto perchè avevo buttato via altri soldi in un cane (…sono ormai abituato!), ma perché non avrei avuto alternative se non riportarlo laggiù da dov’era arrivato. Purtroppo sarebbe ritornato nuovamente ad essere legato ad una catena, dovendo sicuramente affrontare altre spiacevoli situazioni. La Romania è ancora molto lontana dall’Italia in merito al benessere animale!
Avevo già addirittura concordato la data in cui lo avrei trasportato fino a Budapest, dove mi avrebbe raggiunto Laszlo che stava pensando ad una sua successiva sistemazione, tanto per aiutarmi a risolvere il grattacapo.
Ma sono stato fortunato, ho trovato l’amico Roberto che si è voluto prendere questa bella “gatta da pelare”, Shogun con lui starà bene, anzi, molto bene, Roberto è una persona generosa che ama veramente i suoi cani e non gli farà mancare nulla. Oggi sta facendo di tutto per curargli una strana allergia cutanea, diagnosticata dai veterinari come causa dello suo stress dovuto al passato.
Viceversa io potrò tentare nel tempo alcuni accoppiamenti che ho già in mente, tanto da riprodurre qualche buon cane che vorrò portare avanti nella mia selezione di validi guardiani. Magari un bel maschio con il suo stesso fisico possente quanto agile, la sua grinta impareggiabile ed il suo carattere esplosivo ma certamente con l’equilibrio e l’affettuosità delle mie femmine attuali. Staremo a vedere, a volte al Turkmeno avvengono i miracoli!
Per adesso godetevi il video di questa “meraviglia della natura”, che nonostante non sia fisicamente il mio cane ideale, in quanto un po' troppo massiccio, non posso negare che rappresenti anche per me un grande piacere ammirarlo nella sua maestosa dominanza.
La cosa che mi rammarica di più è che se anche questa volta l’uomo non ci avesse messo la sua mano, tanto per il piacere di rovinare quanto di perfetto crea la Natura, forse oggi Shogun sarebbe un bel cagnone equilibrato ed affettuoso che potrei portarmi a spasso fra i sentieri nelle mie montagne!
Sarà per un’altra volta!
Per vedere il VIDEO di SHOGUN cliccare QUI.
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