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LEON: ...torna a casa e finalmente acquista una ''e''!
Una cosa che oggi lamentano i pastori di tutto il mondo è la perdita di alcune vecchie tradizioni che si basavano sulla collaborazione reciproca ed “amicizia” tipica di un tempo.
Fino a pochi anni fa, chi allevava le pecore e viveva fra pascoli isolati, cercava di mantenere ottimi rapporti con tutti coloro che abitavano le stesse terre, in quanto chiunque poteva rappresentare una vera e propria salvezza in certi momenti di reale necessità. Immaginatevi quando non c’erano le automobili ed il telefono con il quale oggi si può chiamare ogni tipo di pronto intervento, la corsa di un amico per cercare aiuto poteva risultare fatale per salvare la vita di chi si trovava in gravi difficoltà. Oggi invece con l’avvento della tecnologia, anche chi si occupa di allevare bestiame in capo la mondo, ha un cellulare in tasca, un’automobile 4x4 e molta altra attrezzatura che gli permette di vivere senza l’aiuto di nessuno, cosa che ha contribuito ad un sensibile inasprimento dei rapporti fra le persone.
Un tempo quando un pastore rimaneva sprovvisto di cani da gregge, magari a causa di ripetuti attacchi dei predatori, era solito chiedere ad altri qualche soggetto in prestito oppure scambiarlo con alcuni capi di bestiame. Oggi i cani da guardia sono certamente molto utili per vivere più sicuri nelle nostre abitazioni ma possiamo facilmente immaginare cosa potessero rappresentare per un pastore di cent’anni fa. Senza di loro non sarebbe mai stato possibile continuare l’allevamento del bestiame poichè le continue razzie dei predatori lo avrebbero costretto ad un sicuro fallimento.
Succedeva frequentemente che un pastore dovesse adottare dei cani già adulti, capaci di lavorare subito con le pecore del nuovo padrone e fu proprio da questa necessità funzionale che si sviluppò la grande predisposizione del cane da gregge ad inserirsi facilmente in una nuova famiglia, anche se già in età piuttosto avanzata. Questa caratteristica rappresentò sempre un grande pregio, quasi esclusivo, del cane da pastore, ovvero quello di “servire” un padrone per alcuni anni della sua vita, per poi continuare con un altro, pur mantenendo la stessa devozione al lavoro ed il rispetto verso chi l’aveva appena adottato.
…e questa potrebbe essere la storia di LEON.
Alcuni giorni fa ero stato a visitare, per l’ennesima volta, la casa dove viveva LEON, un ottimo figlio Burka x Kimè, che avevo ceduto un anno fa all'età di circa 4 anni, dopo averlo ritirato da un amico che non era più stato in grado di tenerlo per motivi familiari.
LEON è un cane eccezionale, un vero maestro della guardia con una devozione assoluta per il suo padrone, anche se lo ha appena adottato.
La prima volta che lo portai a casa era rimasto da me solo una settimana, in quanto lo cedetti poi ad un amico per accogliere il “mitico” Shogun. Dopo solo 3 giorni lui mi leccava già la mano come fossimo vecchi amici, era in ottimo accordo con tutta la mia famiglia e non lasciava più entrare nessuno nella nostra proprietà al di fuori di noi. Un adattamento a tempo di record, mai riscontrato fino allora in nessun altro cane.
Anche quando lo prese questo nuovo propretario, riaccadde la stessa cosa, lui rispettava il suo padrone come lo avesse cresciuto fin dai primi mesi, rifiutando invece con grande energia l’ingresso di chiunque volesse entrare nella sua proprietà, compreso il sottoscritto che lo aveva appena posseduto di recente per una settimana. Dopo poco tempo il mio amico portò una nuova compagna in quella casa che era già madre di tre figli ed anche con loro LEON iniziò subito a giocare dopo pochi giorni, custodendoli come farebbe una babysitter.
Ogni volta che entravo in quel cortile mi sentivo sempre più pentito di non essermi tenuto quel cane, ma allora avevo altri progetti e possedendo già due sorelle “piene” della stessa cucciolata, ovvero Tundra e Tejen, mi ero lasciato condurre dalla tipica razionalità strategica dell’allevatore.
Non vi dico quante volte cercai in seguito di convincere quel mio amico a ridarmi LEON, in particolar modo dopo il mio ritorno dalle montagne del Kirghizistan, dove ne avevo incontrati alcuni della sua stessa tipologia.
Dopo che avevo ormai deciso di trasferire Shogun a Brescia, il desiderio di riportarmi a casa LEON era diventato quasi una sfida che speravo di vincere quanto prima.
Poi l’altra settimana, quando meno me lo aspettavo, mi ha chiamato il suo proprietario dicendomi che avremmo potuto trovare un accordo in quanto riteneva che quel cane fosse un po’ sprecato per il limitato utilizzo che ne stava facendo. Casa sua è quotidianamente frequentata da persone estranee e LEON era costretto a rimanere chiuso tutto il giorno nel recinto, cosa che bastava guardarlo negli occhi per capire quanto le piacesse....
Infatti LEON è un cane nato per occuparsi del territorio in cui vive e lo fa con una tale passione che chiunque lo può notare. Il suo comportamento non lascia dubbi sulle intenzioni che ha di respingere qualsiasi estraneo che si avvicini alla recinzione.
Dopo una breve trattativa ed una stretta di mano, abbiamo concordato l'ora in cui me l’avrebbe riportato la mattina seguente. Ed io ero al settimo cielo!
Accogliere un cane di circa 5 anni del calibro di LEON rappresenta ogni volta per me una grande emozione ed è forse proprio questa che cerco ogni giorno nel mio quotidiano lavoro di allevatore specializzato in cani da guardia. Da un lato c’è sempre il grande stimolo di rimettersi in discussione con un cane adulto che non si conosce, mentre dall’altra un po’ di tensione per cosa potrebbe realmente accadermi. Se è vero che con LEON avevo già fatto una precedente esperienza positiva, durata meno di una settimana, rimaneva il mio grande dubbio di cosa potesse pensare di me, visto che lo avevo provocato parecchie volte alla recinzione del mio amico, per osservarne la sua reattività. In effetti solo la settimana precedente lo avevo ammirato nella sua prepotenza di irriducibile guardiano, quando lo avevo sfidato dall'altra parte della recinzione e mi ero accordo fino a che livello potesse arrivare!
Forse non ci crederete, ma anche questa volta mettersi d’accordo con LEON è stata una cosa da principianti. Dopo poche ore che lo avevo davanti a me nel suo recinto, lui dimostrava già un grande interesse ad appartenere al mio branco. La stessa sera era già alla recinzione per proteggere con vigore quel suo nuovo territorio “di residenza”.
Non mi è mai capitato di adottare un cane così astuto, lui non si lascia abbattere da nulla, si vede che sta soffrendo per essere stato lasciato in un luogo sconosciuto dal suo vecchio padrone, ma lo fa con grande personalità, capisce immediatamente quale comportamento sia più conveniente in quel momento e non esita a socializzare con chiunque possa rappresentare una vantaggiosa opportunità per la sua futura esistenza.
Ma la cosa che vorrei evidenziare a chi gli fosse sfuggita, è che LEON non è un cane da pecore, un cane da caccia o da combattimento che per natura non vede nell’uomo il suo potenziale avversario. LEON è un GRANDE CANE DA GUARDIA, che sa affrontare l’estraneo con una determinazione impressionante. Ma non appena capisce chi è il suo nuovo padrone è pronto a giurargli eterna fedeltà.
Come ormai considero il mio Skorpion, l’ Usain Bolt dei cani da guardia, capace di performance, manifestate fin dai primi mesi di vita, assolutamente difficili da riprodurre in altri cani della sua età, LEON può essere considerato un vero e proprio Einstein della specie canina, per la sua grande “intelligenza” animale, estremo equilibrio e spirito di immediato adattamento.
Sono veramente felice di essermi riportato a casa un 50% di Kimè, a volte quando lo vedo in certi atteggiamenti mi sembra di rivivere quelle vecchie emozioni, anche se di Kimè ce n’è stato uno solo.
Adesso a LEON gli ho aggiunto una “e”, quindi si chiamerà anche lui LEONE come il grande cane che ebbe per anni il mio amico Bruno di Bugnara, un anziano pastore abruzzese che quando mi racconta le sue imprese non esita affermare: “Cani come quelli, non ce ne staranno mai più!”
Sinceramente non so dirvi se anche il mio LEONE saprebbe sopravvivere contro i lupi o gli orsi che popolano ancora oggi gli anfratti più sperduti delle montagne abruzzesi, l’unica cosa che vi posso invece garantire che con lui di guardia, in quel cortile non entra più nessuno. Guardate che padronanza dimostrava già dopo soli due giorni che si era insediato nella mia proprietà.
Vi assicuro che questo non è da tutti!
Cliccare QUI per vedere il FILMATO di LEONE.
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