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Anche se il Kazakistan è al nono posto tra i più vasti paesi del mondo, la zona dov’e concentrata la maggior parte della popolazione kazaka “purosangue” è sicuramente quella meridionale che confina nell’estremo sud con il Turkmenistan, l'Uzbekistan ed il Kirghizistan e ad est con la Cina.
Credo che sia proprio in questa parte della nazione, caratterizzata da una particolare tipologia di steppa, così vicina e comoda ad infiniti pascoli montani e dov’è ancora allevata un’antichissima qualità di pecora autoctona chiamata “Karakul”, che si possano trovare alcune delle ultime famiglie di autentici pastori nomadi che lavorano con i loro cani aborigeni.
Il nord del paese è invece molto pianeggiante, un giorno costituito soprattutto da steppa desertica e purtroppo teatro di numerosi esperimenti nucleari messi a segno dalla Russia, oggi si è trasformato in coltivazioni di grano o di altre piante alimentari oltre ad essere popolato in gran parte da famiglie di origine sovietica che abitano l'iper-tecnologica capitale Astana, quindi molto meno ricco di antiche culture e tradizioni.
In Asia centrale, non sempre la presenza di pastori e pecore rappresenta la certezza di poter trovare cani che lavorano a protezione del gregge, infatti se la minaccia dei predatori non è troppo pressante, com’è in effetti nei pascoli montani del Sud, dove trovano il loro ambiente naturale i lupi, orsi e qualche leopardo delle nevi, molte volte i greggi vengono semplicemente sorvegliati da un uomo a cavallo che funge da guardiano in ogni occasione.
Come non è sufficiente andare in Asia centrale per incontrare autentici cani aborigeni, quelli che si riprodussero nei secoli al fianco dei pastori.
Specialmente nelle capitali e nei centri abitati più popolati, i russi hanno ormai introdotto in ogni angolo del continente infinite generazioni di cani che vengono spacciati come originali, ma che in effetti non lo sono, in quanto frutto di incroci con altri molossi europei che vennero fatti in passato per elevarne la statura ed aumentarne il loro peso. Anche molti abitanti locali, se non pastori, hanno contribuito a stravolgere il carattere e la morfologia del cane originale di un tempo, allevandolo oggi in piccole gabbie e trasformandolo in un vero e proprio gladiatore da utilizzare nei combattimenti della domenica che rimangono ancora una delle passioni più popolari. In alcuni stati i combattimenti fra cani risultano già ufficialmente proibiti, più che tutto per fare bella figura di fronte al mondo, ma in realtà rimangono largamente tollerati dalle forze dell’ordine che nei giorni dei tornei, solitamente si tengono molto alla larga dai luoghi dove vengono organizzati.
In pratica sarebbe come se gli americani di New York o Los Angeles volessero commercializzare in tutto il mondo i loro Fila Brasileiro o Dogo Argentino che allevano nelle gabbie degli allevamenti di città. Cosa farebbero per rendere più suggestiva ed efficace la loro pubblicità? Andrebbero a cercare delle realtà contadine del Brasile ed Argentina per inserire (pagando) dei loro soggetti, tanto da poter dimostrare al pubblico che quelli sono autentici e che lavorano nelle terre d’origine, così come cercherebbero qualche biologo americano disposto a scrivere le ipotesi più strapalate, sostenendo che gli unici soggetti puri sono quelli allevati nelle metropoli, in quanto è possibile controllarne la riproduzione. Peccato però che in realtà, quelli realmente utilizzati in Brasile ed Argentina dagli abitanti locali, si presentano molto diversi sia come morfologia che come rusticità e carattere.
In Asia centrale avviene da tempo la stessa cosa ed il sospetto che nutrivo già negli anni precedenti al mio primo viaggio in Turkmenistan, trovò immediato riscontro non appena arrivai in quel luogo.
Di quei “buoi” da cento chili, alti un metro, con le borse rosse sotto gli occhi, zampe enormi piene di ecchimosi ed una testa grande come un televisore che si vedono sui siti degli allevatori russi, non ne esistono nemmeno uno fra i pastori che lavorano nei pascoli dell’Asia centrale, anche perché, con la fame che hanno sempre i loro autentici cani, ai quali viene regalata, non tutti i giorni, una fettina di pane e per la carne ci debbono pensare da soli cacciando cosa trovano di notte, è probabile che vedendo così tanta grazia di Dio a muoversi lentamente, se li sarebbero già mangiati il primo giorno. Voglio ricordare che i cani aborigeni che vivono con i pastori nomadi dell’Asia centrale, debbono essere innanzitutto molto agili in quanto si cibano tutta la vita cacciando conigli selvatici, volpi, roditori, cinghiali, vari tipi di uccelli e gallinacei ed anche alcuni tipi di ungulati, come non disdegnano, in caso di necessità, di mangiare anche le tartarughe di prato, di cui molti pascoli sono pieni ed in casi eccezionali pesci, bisce, varani ed altri anfibi o semplicemente carogne di animali morti che trovano in giro. E’ ovvio che se muore una pecora od un agnello del gregge, spesso ma non sempre, il pastore sceglie di cedergliene una parte, come può costituire un pasto nutriente anche la placenta di una pecora o di una capra che abbia appena partorito.
Quindi trovare un vero cane aborigeno in Asia centrale non è più così facile come un tempo, in quanto anche laggiù le realtà pastorali stanno variando e diminuendo vertiginosamente. Riuscire poi a partire dalla città con un autista che sappia mantenere in seguito la promessa fatta di volersi arrampicare sulle dissestate strade di montagna, per raggiungere le baracche e yurte dei pastori, è una vera impresa che richiede tanta pazienza e perseveranza. Spesso si debbono affrontare estenuanti discussioni (a volte anche pericolose) con persone che prima si dicevano d’accordo ed hanno preso parte del denaro, per poi sostenere che i patti non erano quelli, dichiarando di aver rotto l’automobile, di voler altro denaro, di dover rientrare in città urgentemente per gravi motivi e molto altro ancora. Quindi l’impresa non risulta mai troppo semplice
E’ ovvio che sarebbe molto più comodo visitare gli allevatori della città, sempre accomodanti e ben disposti a vendere i loro soggetti, ma a quelli di aborigeno è rimasto molto poco, anche se in realtà sono nati pure loro in Asia centrale.
In ogni caso se, dopo svariati giorni di tentativi, si riesce finalmente ad arrivare nei luoghi dove vivono i pochi pastori nomadi ancora rimasti, tutti i dubbi cinofili sulla razza svaniscono in un battibaleno, tutto diventa chiaro e si può capire immediatamente cos’era la vera Asia centrale di un tempo e come sono gli autentici cani da pastore di quel continente che lavorano con un gregge di pecore. In pratica nulla a che vedere con quanto si cerca ormai di propinare oggi nella maggior parte degli allevamenti moderni.
Nel Kazakistan del Sud esistono ancora pochi siti isolati dov’è possibile incontrare i veri cani dei pastori ed è proprio laggiù che cercheremo di andare, io ed il mio amico Roberto, con la speranza, ma non la certezza, di poterne vedere e fotografare qualcuno.
Spesso la gente mi chiede il perché continuo ad andare in Asia centrale visto che dopo tante volte che ho viaggiato in quel continente, non mi sono ancora mai portato a casa nulla.
Il motivo è molto semplice: io seleziono cani da pastore dell’Asia centrale di cui voglio poter garantire il loro futuro risultato nella guardia e non è sufficiente un cane da pastore qualsiasi per ottenere quello specifico risultato, anzi i migliori cani da pastore ed i più utili a chi oggi lavora con le pecore, non debbono mai manifestare aggressività nei confronti dell’uomo sconosciuto, bensì limitarsi a respingere ogni tipo di animale che si avvicini minaccioso al gregge che stanno custodendo.
A volte mi è capitato di incontrare anche laggiù soggetti adulti molto riluttanti all’estraneo, solitamente quelli che oggi i pastori scartano o tengono obbligatoriamente legati lontano dal gregge. Mi sarebbero stati veramente utili alla riproduzione ma, portarli oggi in Europa, con le nuove leggi in vigore e tenendo conto dei problemi che avrebbero creato nel trasporto, sarebbe stato un’impresa quasi impensabile, anche se non escludo che un giorno ci proverò. Viceversa importare un qualsiasi cucciolo di cui non è possibile conoscere con certezza la genetica remota, solo per poter dire di avere un cane aborigeno in allevamento, non è mai stato di mio interesse. Io produco cani da lavoro e non da show, quindi da me i clienti pretendono giustamente i risultati che fino ad ora sono riuscito a mantenere.
Nonostante sia sempre un po’ dura (tant’è che mi tocca cambiare accompagnatore di anno in anno!), ogni volta ci ritorno volentieri in Asia centrale, perché imparo qualcosa di nuovo, vedo e fotografo differenti morfologie e scopro realtà che mi erano ancora sconosciute. Questo è sempre stato ciò che mi ha motivato a seguire la mia strada, completamente alternativa a molti altri allevatori. Ma l’Asia centrale è un paese molto misterioso dai mille risvolti naturali, politici, religiosi e culturali e solo immergendosi in prima persona in quella singolare realtà, si può venirne a capo di quale sia l'esatta direzione da seguire per una corretta selezione morfologica della razza. Tutto il resto è pura artefazione voluta dal consumismo cinofilo.
Già dal mio primo viaggio in Turkmenistan capii quanto erano differenti gli autentici cani da pastore di quelle zone, da quanto vogliono diffondere oggi la maggior parte degli allevatori in tutto il mondo, all’ombra dei più ufficiali riconoscimenti della Federazione Cinofila Internazionale.
Purtroppo la maggior parte del pubblico ha imparato ad apprezzare questo cane meraviglioso, solo nelle esposizioni di bellezza dove ha potuto notare la sua elevata altezza al garrese e smisurato peso corporeo che nulla hanno a che vedere con i cani che realmente lavorano con le pecore nelle realtà medio-asiatiche. La maggior parte dei cinofili chiamano oggi “Cane da pastore dell’Asia centrale” un molosso che anche se viene assurdamente apprezzato nelle gare di morfologia, non è mai esistito in quelle realtà rurali (ecco perché ci si affida spesso alle leggende e mitologie!) e tutto questo io lo posso affermare senza timore di smentita, proprio perché in Asia centrale sono ormai di casa.
Con questo mio viaggio nel Sud Kazakistan, posso dire di aver visitato tutti gli stati più importanti dove si sviluppò questa razza che allevo ormai da anni, tranne ovviamente l’Afganistan nel quale non è possibile entrare per le ragioni che tutti conoscono (anche se comunque conosco parecchi soggetti provenienti da quelle zone). Non posso certamente sostenere di aver scoperto tutto quanto esista nei più nascosti meandri di quel vasto continente, ma sicuramente mi sono fatto un’idea molto chiara di come debba essere il vero cane da pastore dell’Asia centrale ed è in quella direzione che ho sempre orientato la mia selezione.
Laggiù nei pascoli non esistono standard, tanto meno quello voluto dai russi, ma solo la legge della Natura, dove solo qualcuno riesce a sopravvive fra mille impedimenti e sono solo quei cani che mi hanno sempre affascinato, tutto il resto non mi ha mai interessato minimamente.
Per farvi capire meglio quanto vi ho appena scritto, vi voglio allegare questo video che ho trovato su YouTube durante la preparazione del mio viaggio.
Nella prima e nell’ultima parte del filmato, sono ripresi alcuni cani da pastore dell’Asia centrale d’allevamento, quelli di cui se ne possono trovare a migliaia in tutte le città del continente, mentre nella parte centrale, esattamente dal minuto 2:23 al minuto 6:23, scorrono alcune fotografie delle realtà che io vado a cercare in ogni mio viaggio, ovvero i cani aborigeni a cui mi sono sempre ispirato per la mia selezione.
Vi auguro buona visione e vi do l'appuntamento al mio rientro, con la speranza di potervi regalare ancora una volta un po' di quell'emozione che si prova a girare fra quei pascoli dimenticati dal mondo.
Cliccare QUI per visionare il Filmato.
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