IL CANE PASTORE TURKMENO
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08/10/2013 - IRAN : …niente male come vecchietto!



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Se dovessi contare quanti cani ho posseduto nella mia vita, credo avrei grandi difficoltà a ricordarmeli tutti, come non riesco ad immaginare quanti pastori dell’Asia centrale abbia incontrato in questi quindici anni di passione per la razza. Se mettessi insieme quelli che ho acquistato prima di ottenere i miei attuali guardiani, i cuccioli che ho allevato e selezionato, sommati a tutti i cani aborigeni incontrati nei pascoli medio asiatici, durante i miei viaggi, arriverei sicuramente ad alcune migliaia. Ma solo in pochissimi, a dir la verità quasi nessuno, ho riscontrato il carisma che possedeva Kimè e che oggi rivivo ancora guardando suo figlio IRAN che presto compierà anche lui ben 14 anni.

 

In questi ultimi due anni, ho impiegato molte energie nella ricerca di nuovi stalloni per il mio allevamento, anche perché dopo aver ottenuto delle cucciolate provenienti dalle genealogie di Kimè, Burka, Annibal e Kayman, sono ormai rimasto a “secco” di soggetti capaci di diversificare il sangue de “Il Turkmeno”, ovviamente mantenendo invariate le prestazioni caratteriali che ho prodotto fino ad oggi.

 

Se un appassionato di questa razza s’accontenta di misurare la circonferenza della testa e l’altezza al garrese dei propri cani, debbo dire che di opportunità disponibili ne esistono migliaia, anzi, c’è addirittura l’imbarazzo della scelta. In ogni paese dell’Est, oggi è possibile acquistare molto facilmente pastori dell’Asia centrale, con o senza pedigree, di ogni colore, alti fino a 90 cm al garrese, pesanti anche oltre i 90 Kg e sempre con una storia affascinante. Uno è figlio o nipote di un grande campione, l’altro proviene da un allevamento prestigioso e via discorrendo, ma se dal cane si pretende di vedere e testare le sue reali prestazioni di guardiano e non ci si limita alle leggende che tutti gli allevatori sanno raccontare con estrema abilità, il numero di quelli disponibili diventa veramente ridotto all’osso, con la difficoltà che i proprietari consapevoli di possedere un buon cane, molto spesso non sono interessati a venderlo, oppure intendono ricavarne esagerate somme di denaro.

 

Nel mio girovagare fra i pastori di tutto il mondo, ho accumulato molti contatti con chi i cani li utilizza per il lavoro quotidiano e non solo per portarli di domenica alle mostre ma, nonostante tutto, trovare un buon cane che sappia difendere spontaneamente il suo territorio, che possegga un elevato coraggio genetico, misto ad un'utile diffidenza da trasmettere alla prole, non è cosa facile nemmeno per me.

Nei prossimi mesi vi parlerò dei miei nuovi acquisti, sono 4 i maschi che ho scelto per continuare la dinastia dei guardiani marchiati “Il Turkmeno”. Uno è FARUK, detto “Tiger” per il suo manto completamente tigrato, cane di elevatissime prestazioni atletiche, ha solo 1 anno ma possiede già un raro spirito di superiorità su qualsiasi altro cane. Inizia appena adesso a fare un po’ di guardia, è molto coraggioso e spero si manifesterà simile ad alcuni suoi antenati che conosco molto bene, specialmente la nonna, una femmina da pastore dotata di prestazioni mai viste prime.

Il secondo è SHOGUN I, maschio di 2 anni, nato da una monta che il mio Shogun aveva fatto pochi giorni prima di essere trasferito in Italia. Cane di fortissimo istinto naturale alla guardia, cresciuto ed allevato in un gregge ai margini della foresta della Transilvania.

Il terzo è SENEGAL, maschio di 5 anni, un vero mito nei paesi d’origine, indiscussa potenza anche contro i cani da pastore più agguerriti, naturale guardiano del territorio testato da tutti, ovunque e con ogni sistema. Ma la cosa più straordinaria è che dopo pochi giorni, era già al guinzaglio con me e adorava mia figlia.

 

L’ultimo è forse il più interessante sotto il profilo genetico: AFGHAN, un cucciolone di 8 mesi, nato da un autentico cane aborigeno afgano,

 

 

appartenente ai pastori nomadi Kochi (Koochee), importato in occidente da un militare della Nato ed accoppiato con una femmina altrettanto aborigena, arrivata dalle montagne del Turkmenistan, ai confini con l'Iran, zona che visitai molto attentamente tre anni fa e ci rimasi per alcuni giorni, incontrando pastori e cani appartenenti a discendenze tribali molto antiche.

 

 

In quella cucciolata, tenuta d'occhio per 8 mesi, AFGHAN si dimostrò sempre il più coraggioso e predisposto alla guardia, vedremo cosa ne verrà fuori. Per adesso mi sto godendo la sua morfologia ed il suo modo di vivere da cane estremamente primitivo e selvatico. E’ dotato di un’espressione altamente esotica, occhi a mandorla come gli autentici cani aborigeni del deserto, unghie lunghe da predatore e quasi retrattili, canini già molto lunghi per la sua età e testicoli poderosi come un cane adulto. Molti dei suoi attuali atteggiamenti fanno pensare ad un futuro cane maschio di gradi prestazioni caratteriali e di dominanza sul branco, anche se questo non significa che diventerà il guardiano che desidero. In ogni caso terrò con me questo cane per rinsanguare le mie future cucciolate con caratteristiche genetiche risalenti agli albori della razza.

 

Ma tutte le doti che vi ho appena elencato di questi “nuovi” cani, non sarebbero mai sufficienti ad eguagliare il carisma che sprigionò sempre IRAN, fin dai primi giorni che entrò in casa mia.

 

 

Come raccontai in passato, IRAN non fu mai un cane facile, probabilmente perché proveniva da una storia triste e complicata, oppure era nato così. Fu sempre lui a decidere cosa intendeva accettare o rifiutare e forse, proprio per questo, mi insegnò molto di cosa conosco oggi sul comportamento del cane.

 

Non venne mai da me una sola volta per farsi accarezzare ed anche quando decideva di interagire, si fermava sempre ad un metro di distanza aspettando che fossi io ad avanzare verso di lui. Per un periodo di alcuni anni, né io, né lui, facemmo mai quel passo in avanti, poi un giorno decisi di cedere, pur sapendo che il capo sarebbe diventato lui per sempre. Viceversa non avremmo mai avuto contatto.

IRAN non mi lecco mai la mano, come non mi sventolò mai una sola volta la coda, nè mi face mai un espressione festosa, ma dimostrò sempre grande equilibrio in ogni sua azione, specialmente con i cuccioli, gatti e qualsiasi altro animale che decisi di affiancargli. E quello fu cosa mi fece capire che potevo fidarmi di lui.

 

 

Indipendentemente dalla stagione, non lo vidi quasi mai a dormire nella sua cuccia, al riparo dalle intemperie. Molte mattine d’inverno lo trovai rannicchiato in una buca scavata nel terreno o nella neve, con il pelo completamente bianco-ghiacciato sulla schiena. Ancora oggi, si ripara dalla pioggia solo dopo averla presa tutta per almeno due giorni interi. Continuo da anni a mettergli l’acqua fresca nel secchio, ma lui si disseta solo nelle pozzanghere o vuotando in terra lo stesso contenitore. In inverno non beve praticamente mai, limitandosi a masticare il ghiaccio o mangiare la neve.

 

Eppure la sua salute è sempre stata di “ferro” ed è proprio per come si “sta portando” i suoi circa 14 anni che ho deciso di dedicargli questo articolo.

 

Nessuno di noi si permise mai di fargli una puntura per il vaccino, in quanto lui non sarebbe stato d’accordo, eppure non lo vidi mai una sola volta ammalato. Alcuni anni fa, mi arrivò la gastroenterite in allevamento e con lui c’erano alcuni cuccioli che la contrassero e morirono. S'ammalarono addirittura alcuni cani che vivevano molto distanti dagli infetti, mentre lui, senza conoscere vaccini, godette sempre di ottima salute. Ma cosa più curiosa è che nonostante il folto pelo ed il suo dormire all'addiaccio, non gli trovai mai una pulce, né una zecca, mentre alle femmine che convivevano con lui dovevo metterle il repellente per proteggerle dai parassiti.

 

Quando lo porto a passeggio con me, ci rispettiamo a vicenda, ma senza troppe imposizioni da parte mia. Appena usciamo dal cancello, lui sceglie un luogo dove sentire ogni odore, marcare una decina di volte il territorio e rotolarsi, poi, in cambio della mia pazienza, si lascia allora condurre dove desidero, senza obiettare. Ma non sarebbe possibile partire subito per la passeggiata senza rispettare queste sue esigenze. La stessa cosa vale per gli spostamenti all’interno dell’allevamento, prima i suoi riturali e poi asseconda ogni mia richiesta.

 

 

E’ triste vederlo ormai così invecchiato. Vivere con i cani ha molti vantaggi e regala inspiegabili emozioni, ma nello stesso tempo non esonera il padrone da malinconiche considerazioni. Solitamente, loro se ne “vanno” prima e nella quotidianità ci fanno pensare come saremo noi un giorno, allo scadere della nostra vita. Anche se invecchiare arzillo come lui, sarebbe una mia grande ambizione.

 

 

Quest’estate l’ho passata quasi interamente a finire una vasta recinzione che ho eretto dietro casa, in una posizione visibile sia dal mio appartamento che dal mio studio. Quella sarà la “casa di riposo” dei miei guerrieri a fine carriera.

 

Nonostante io ami molto i miei cani e loro mi abbiano sempre dato tantissimo sotto ogni profilo, i continui impegni di lavoro, la famiglia e la cinofila in generale, non mi hanno mai consentito di dedicargli tutto il tempo che avrei voluto, in quanto posseggo parecchi animali e quando "il branco" è numeroso, ogni giorno si presenta una priorità assoluta che non consente di organizzare le giornate come si vorrebbe.

 

Ecco perchè l’idea di una loro “casa di riposo” a pochi metri dalla mia abitazione e dal mio studio, in una zona tranquilla riservata, sotto gli alberi da frutta e con un grande prato dove scavarsi una buca per riposarci dentro, posizione comoda per averli sempre sott’occhio e potergli regalare qualche carezza in ogni ritaglio di tempo disponibile.

 

 

Questa mia fatica (in quanto ho realizzato personalmente tutta la recinzione) l’ho dedicata proprio a lui, il grande IRAN, perché se la merita dopo una vita dedicata alla guardia del territorio.

 

Non volevo continuare a vederlo fronteggiarsi con altri maschi più giovani alla recinzione, lui non è più come loro e molte delle sue energie impiegate nelle "discussioni", lo stancavano molto. Solitamente, i cani della sua età, iniziano ad accettare il loro marginale ruolo di anziani componenti del branco, ma per lui, nato e vissuto da “irriducibile”, pareva che non fosse possibile. Durante ogni calore delle femmine, entrava in grande competizione con tutti e questo lo portava ad arrocarsi la voce fino a diventare afono, per poi uscirne stremato.

 

Nel suo nuovo territorio, oggi è veramente felice. Si sente ancora il dominate di un tempo, in quanto la recinzione confina con il COPAC dove io metto spesso dei cuccioli in selezione.

 

 

Loro si avvicinano a lui con molto rispetto e questo lo fa sentire ancora forte ed importante come desidera. Anche da questa nuova postazione continua il suo instancabile lavoro di guardia, non passa estraneo sulla strada vocina che lui non lo segnali con vigore. Credo proprio che sia molto entusiasta di come sta trascorrendo la sua vecchiaia e lo dimostra con il grande appetito che divora ancora ogni giorno la sua carne con ossa ed il pane secco alla sera.

 

 

IRAN ha vissuto un’esistenza di grande cane da guardia, nonostante nessuno non ebbe mai occasione di insegnargli a mordere, com’è di moda oggi per i cani da lavoro. Solo due anni fa, quando iniziammo i test della FICG, afferrò il bastone introdotto fra le maglie della recinzione, restituendocelo trafitto da parte a parte, come nessun altro maschio aveva saputo fare.

 

IRAN è stato padre e nonno di eccellenti guardiani ed ancora oggi, quando nei suoi discendenti si riscontra estrema diffidenza nell’estraneo, per me non è molto difficile capirne il perchè.

 

Prima di spostarlo nella sua “casa di riposo”, ho voluto ancora immortalare una volta le sue performance di “anziano” difensore del territorio e la prima cosa che ho pensato con un po’ di tristezza, nel vederlo rizzarsi alla recinzione, è stata: “Beh! Niente male come vecchietto!”.

 

Cliccare QUI per vedere il Filmato di IRAN.

 

PASTORE DELL'ASIA CENTRALE CON PEDIGREE
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