IL CANE PASTORE TURKMENO
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15/11/2013 - SHOGUN I° : ...molto meglio del padre!



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Circa due anni fa, l’indomabile Shogun arrivò a casa mia all’età di 3 anni e come tutti sanno, cercai per oltre 6 mesi di trovare un accordo con lui, ma a nulla servirono i moltissimi tentativi che feci per trasformare in amicizia, quella sua irriducibile ostilità che dimostrava contro qualsiasi uomo.

(Chissà perché quando penso a Shogun, mi viene in mente Cesar Millan!)

 

 

Oggi, Shogun ha cinque anni, non è più con me e nulla è cambiato: vive come un leone in un recinto, senza che nessuno si sia mai potuto avvicinare, poiché lui con gli esseri umani non vuole più avere nulla a che spartire, nemmeno con chi è il suo padrone. (Per chi non conoscesse bene la sua storia, cliccare QUI) 

 

Non vi è dubbio che rimasi molto dispiaciuto per quella vicenda senza lieto fine, quando vidi Shogun la prima volta in Transilvania, legato ad una catena, sapevo che nessuno si era più potuto avvicinare ormai da tempo, ma la mia presuntuosa speranza era quella di riuscire a fare un po’ meglio di chi l’aveva gestito fino a quel momento, mi ero illuso che avrebbe poi capito nel tempo che non tutti gli uomini sono uguali, invece non ci fu nulla da fare ed io non ebbi altra scelta se non accettare l’amara sconfitta.

 

Nel novembre del 2011, lo stesso giorno che vidi per la prima volta Shogun dal vero, incontrai anche, nello stesso cortile, una bella femmina bianca e tigrata. Era dotata di un’ottima morfologia, ma non dimostrava troppa diffidenza nei confronti degli estranei. Il suo padrone mi disse che era incinta di Shogun, tutti speravano in ottimi cuccioli forti, rustici e coraggiosi da poter destinare ai pascoli di montagna, per proteggere le pecore da quella miriade di predatori che popolano la foresta della Transilvania.

 

Una cosa che mi è rimasta nuovamente impressa, in questo mio ultimo breve viaggio in Transilvania, è stata la continua “allerta” che scandisce la giornata dei pastori.

Io mi sono già recato molte volte in Asia Centrale ed ovviamente i predatori ci sono anche là, in certe zone i cani da pastore se la debbono addirittura vedere contro le iene, animali terribilmente insidiosi quanto aggressivi, o peggio ancora con il leopardo bianco delle nevi, un felino che non esita minimamente ad attaccare il pastore, se decide di ostacolarlo nel suo intento di predare le pecore. Sulle montagne del Kirghizistan e del Kazakistan, non mancano né lupi, né orsi, ma il reale pericolo che caratterizza certe zone adiacenti alla foresta della Transilvania, credo sia unico al mondo.

In quei posti, attualmente il lupo è molto più problematico che in altre parti perché la tutela governativa che ha ottenuto in questi ultimi anni, gli ha permesso di riprodursi a dismisura ed intensificarsi parecchio come numero di capi, inoltre la fitta vegetazione che circonda i pascoli, gli permette di muoversi e di adottare le strategie di predazione più efficaci, pur rimanendo sempre nascosto. Su quelle montagne, il lupo può attaccare in qualsiasi momento della giornata con una rapidità impressionante e ritornare nella foresta senza subire la minima conseguenza. Infatti, una cosa molto curiosa, è sentire a raccontare i pastori locali che pur essendo continuamente danneggiati dagli attacchi del predatore, sono quelli che lo hanno avvistato di meno in assoluto.

I montanari di quelle zone, non sono mai tranquilli, nemmeno in quei dieci minuti, in pieno giorno, quando si fermano a parlare con chi, come me, li raggiunge per fare qualche domanda sulle loro fatiche quotidiane. Le montagne della Transilvania sono l’unico posto al mondo che io conosca, dove i pecorai dormono tutta la notte vicino al gregge, in piccole baracche della grandezza di un letto, già vestiti e pronti ad intervenire, dispongano delle mute di cani più numerose ed efficienti, ma tutto questo non basta ancora per difendersi dai lupi. Laggiù c’è sempre la “guerra” e spesso i cani sono i soldati che muoiono in prima linea. E’ triste pensare che solo pochi di loro riusciranno ad invecchiare, la maggior parte non supererà i 2/3 anni di vita, ma quella è la realtà del duro lavoro col gregge.

 

A dire il vero, io mi ero disinteressato sul futuro di quella cucciolata, in quanto pensavo che avrei potuto ricavare soggetti assolutamente migliori accoppiando il mio Shogun con una delle mie femmine e fu così che passò il primo anno. Nel frattempo, il vecchio proprietario, aveva espresso l’intenzione di volermi “risarcire” sul mio incauto acquisto (uno dei molti nella mia vita di cinofilo), mandandomi in cambio una cucciola femmina, nipote di Shogun. Infatti la ricevetti poco dopo, ma per vari motivi, decisi di cederla.

 

 

Già la primavera scorsa, quando le pecore furono portate i primi giorni a pascolare, ricevetti una telefonata dal mio corrispondente transilvano che mi annunciava: “Uno dei figli del tuo Shogun che oggi vive con il gregge, è troppo prepotente per lavorare in montagna, attacca tutto quanto si avvicina alle pecore, comprese le persone, sicuramente i pastori gli hanno già fatto sentire più volte il bastone, ma dicono che è più forte di lui, non tollera nessuno a vista d’occhio. Se i lupi non se lo mangeranno prima, è possibile che presto il suo proprietario lo porterà giù al villaggio e probabilmente lo metterà in vendita”.

 

In quel periodo, io ero già in trattativa per altri maschi, tipo Senegal, mi era appena arrivato Faruk, un cucciolo promettente, preso anche lui fra cani da lavoro col bestiame e poi, si stava concretizzando il mio grande desiderio di poter finalmente possedere un cucciolone aborigeno, ma non uno qualsiasi dei tanti che arrivano dall’Asia centrale, bensì un soggetto con la predisposizione alla guardia che io necessito per poterlo utilizzare nella mia selezione di guardiani. Quindi, vista la tanta "carne al fuoco" che avevo messo ed anche l’esperienza appena mal digerita con Shogun, non presi troppo in considerazione l’eventuale possibilità di acquistare suo figlio, ma chiesi comunque di inviarmi delle fotografie.

 

 

Le prime che mi arrivarono, lo riprendevano con il gregge, ma nulla di più e quindi mi dimenticai di quel cane.

 

Passarono altri due mesi, fin quando un giorno ne ricevetti altre che non lasciavano più dubbi sulle sue doti morfologiche, molto simili al padre, in più c’era anche un filmato che mostrava, in modo molto evidente, quale carattere avesse già maturato in meno di un anno e mezzo d'età.

 

 

Avendo conosciuto molti dei suoi antenati, assolutamente affidabili con la famiglia, decisi di volerlo acquistare, ma chiesi che mi fosse dimostrato il suo equilibrio che stava dimostrando con gli attuali proprietari, visto che conoscevo bene i sistemi “rieducativi” dei pecorai che l’avevano cresciuto fino a quel momento, non basato sicuramente sulle carezze.

 

 

Adottare un cane da pastore che è vissuto realmente con il gregge, è spesso molto vantaggioso per l’esperienza che lui ha maturato con gli altri componenti del branco, la vita dei pascoli è un imprinting molto forte: l’animale si abitua a vivere in modo estremamente frugale, senza la regolare somministrazione dei pasti e bevendo solo quando ne esista la possibilità. A volte il cibo è riservato unicamente ai più dominanti e quindi, le continue rinunce, lo rendono poco pretenzioso, più astuto e molto rispettoso della scala gerarchica. Se poi è sopravvissuto a certe privazioni, significa che è dotato di un fisico sano e assolutamente rustico, privo di qualsiasi importante patologia.

Ma non va dimenticato che quando si tratta di un cucciolone che sta crescendo con un carattere molto esuberante, il pecoraio interviene molto spesso pesantemente per correggere questo atteggiamento considerato un grave difetto per l'attuale vita dei pascoli.

 

Molti pecorai d'oggi, non possono nemmeno essere messi a confronto con i pastori di un tempo e questo vale anche per molti altri mestieri che pian piano si stanno estinguendo. Fino a mezzo secolo fa, chi nasceva in montagna da una famiglia di pastori, anche se possedeva ottime doti intellettuali (simili ad un attuale laureato), non aveva molte altre alternative, se non occuparsi anche lui di allevare le pecore ed è proprio da questi soggetti, maggiormente dotati di fine intelletto che sono nati i vari “segreti” del mestiere, tramandati poi in generazione da padre in figlio

Oggi, chi dispone invece di capacità imprenditoriali, intelligenza e capitali per possedere un numeroso gregge di pecore, è molto difficile che se ne occupi direttamente lui, in quanto il benessere ha ormai condotto tutti ad una vita più confortevole, ambita da chiunque se lo possa permettere. E questa evoluzione, è stata probabilmente la vera causa della fine di molti antichi mestieri, fra i quali la pastorizia. Da ormai molti anni, chi si occupa del gregge sono ormai i pecorai, ovvero dei semplici manovali, dotati spesso di poca passione per il loro lavoro (a volte occasionale) e di scarsissima cultura cinofila. Infatti, la mia grande difficoltà per ottenere informazioni attendibili direttamente da chi lavora oggi con i cani da pastore, è sempre quella di riuscire a trovare la giusta mediazione fra le informazioni offerte dal pecoraio che vive in montagna a contatto con loro (ma con poca esperienza e tradizione) e quelle del proprietario del bestiame  che pur provenendo quasi sempre da una generazione di autentici pastori, ha ormai smarrito molto sul senso pratico della vita col gregge.

Anni fa, il pastore conosceva l’utilità di un cane di forte carattere (anche contro gli esseri umani) perché viveva spesso isolato fra le montagne senza alcuna protezione. Quindi si adeguava al cane esuberante perchè gli serviva, e quindi collaudava gradatamente il giusto sistema per vivere in armonia con lui. Oggi, invece, il cane forte di carattere è diventato solo un grattacapo, specialmente per chi deve gestire delle pecore (spesso non di proprietà) fra il continuo passaggio di persone che si recano in montagna per le molteplici ragioni ricreative moderne.

Trovare attualmente un autentico pastore che si occupi in prima persona delle sue pecore, capace di allevare e gestire al meglio un utile branco di cani, è diventato molto raro e questa è un’altra delle principali cause della degenerazione cinofila che penalizza da anni alcune antiche razze da lavoro.

 

 

Mi arrivò una foto con il cane vicino a due bambini molto rilassati e fiduciosi di lui, oltre ad un ulteriore filmato che lo riprendeva molto affettuoso con il suo padrone, nonostante stesse vivendo da tempo recluso ad una catena, con un collare strettissimo ed arrugginito.

 

Mi convinsi che valeva la pena provarci e quindi iniziai la solita lunga trattativa con il proprietario, oltre alle pratiche necessarie per la regolare importazione. Decisi che avrei chiamato anche lui SHOGUN, ma aggiungendoci un “I°” per non fare confusione con il padre.

Mi sarebbe arrivato in contemporanea di Senegal e sapevo già che avrei dovuto affrontare qualche giorno di "fuoco" per farmene amici “due al posto di uno”, ma tutto questo è il bello del mio lavoro! Le continue difficoltà...

 

SHOGUN I° viaggiò per oltre 2000 Km coricato su un giaciglio di paglia, adagiato in un carrello trainato dalla stessa auto dove, nel baule, aveva trovato sistemazione Senegal. Ovviamente essendo due maschi di forte carattere, non sarebbe stato possibile farli viaggiare entrambi nella stessa auto. (Quel viaggio, senza l'utilizzo di autostrade, durò due giorni e mezzo!).

 

 

Non appena me lo misero nel recinto che gli avevo preparato, SHOGUN I° urinò un paio di volte per marcare il territorio ed in meno di trenta secondi, era già alla rete che mi ringhiava senza mezzi termini, con uno sguardo così cupo che mi fece pentire subito di essermi portato a casa questa nuova “gatta da pelare”. La prima cosa che pensai fu: “Speriamo che sia un po’ meglio del padre, viceversa, adesso ne avremo due di leoni da tenere chiusi in gabbia!”.

 

Per i primi giorni, non ci fu modo di avvicinarsi al suo recinto, anzi, come mi vedeva, si rizzava sulla rete molto irritato e con i denti ben in mostra, tanto da dimostrarmi tutta la sua ostilità.

Poi, pian piano, iniziò a non ringhiarmi più, fin quando l’espressione del suo volto cambiò e dopo meno di una settimana, eravamo ormai amici inseparabili con lui che faceva già una guardia impeccabile alla mia proprietà.

 

 

SHOGUN I° si sta dimostrando uno dei cani più affettuosi che abbia mai posseduto, adora essere coccolato ed ogni volta assume delle espressioni che sembra volermi dire: “Ti prego, tienimi con te, io di qui non me ne voglio più andare!”. (E così sarà!).

 

Ogni volta che entro dal portone del “suo” cortile, lui mi corre subito in contro e si lascia cadere ai miei piedi in segno di totale sottomissione, se poi mi siedo sulla sedia, si avvicina immediatamente e mi appoggia la sua testa sulle mie gambe, rimanendo in quella posizione immobile, fin quando non decido di alzarmi.

 

Dimostra di avere già una grande fiducia in me, erano solo due settimane che lo possedevo, quando, in uno scontro alla rete con Senegal, quest’ultimo è riuscito ad afferrargli la zampa attraverso una fessura (Senegal ha già 5 anni ed è molto più scaltro..), causandogli una profonda lacerazione che lo ha fatto zoppicare per più di una settimana. Tutti i giorni lo medicavo senza che lui si opponesse minimamente e quando gli versavo il disinfettante che ovviamente bruciava, SHOGUN I° si limitava a lamentarsi, senza la minima brusca reazione.

 

E’ un cane molto gioviale anche con tutte le femmine che gli avvicino, gioca con loro con estrema pazienza e senza scatti di aggressività.

 

 

Anche con i miei famigliari ha dimostrato subito grande affidabilità, sono bastate poche passeggiate insieme, per considerare anche loro parte intoccabile del suo branco. E guai a chi si avvicina!

 

 

Shogun I° è dotato di una morfologia molto imponente, simile al padre e pur avendo solo due anni, sta già sviluppando il suo stesso fisico scultoreo.

 

 

E’ un piacere vederlo muoversi nel cortile con la sua grande eleganza, poiché nonostante la morfologia possente, riesce comunque a dimostrarsi agile, certamente non è al livello di altri maschi che posseggo.

 

Quella di SHOGUN I°, non è la tipologia di cane da pastore medio-asiatico che preferisco, ne ho incontrati alcuni di simili a lui in una zona di confine fra il Turkmenistan e l’Iran, ma nessuno di quei pastori locali, mi ha mai saputo garantire che si trattasse di soggetti nati in quella zona. E’ probabile invece che provenissero dagli allevamenti della vicina capitale Ashgabat.

 

In ogni caso, SHOGUN I°, come anche il padre, posseggono alcune ottime caratteristiche tipiche del cane da gregge, come un fisico robusto ma non flaccido, occhi piccoli e fessurati senza evidenti segni di entropion,

 

 

oltre ad avere arti poco pesanti, indispensabili per potersi considerare cani da lavoro.

 

Ma la cosa più apprezzabile che possiede questo cucciolone, è il suo incredibile carattere (il principale motivo perché l’ho scelto): assolutamente riluttante contro chi non consoce e capace già ora di esplosive reazioni,

 

 

ma, nello stesso tempo, straordinariamente dolce con me ed i miei famigliari.

 

L’ho voluto acquistare ed inserire fra gli stalloni de “Il Turkmeno”, proprio per il suo grande equilibrio, perché è questa la caratteristica più importante che deve possedere un buon cane da guardia.

 

Sono soddisfatto di SHOGUN I° e gli sono già molto affezionato come fosse nato qui da me: è un cane sincero ed affidabile, i suoi occhi parlano da soli!

 

 

Spero di poterlo utilizzare con successo per la monta delle mie femmine che sapranno sicuramente mitigare questa sua imponenza fisica, producendo così cuccioli di taglia più contenuta e quindi più idoei al lavoro di guardia che dovranno svolgere da adulti.

 

Cliccare QUI per vedere il Filmato di SHOGUN I°

 

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