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Dopo tutti i viaggi che ho già fatto in Asia centrale, l’ultimo dei miei problemi sarebbe quello d'importare qualche cane “aborigeno” dai pascoli del continente medio-asiatico.
In Tagikistan conosco un pastore che vende i cuccioli aborigeni provenienti dai pastori nomadi a poco più di 100$ e un allevatore di Dushanbe che con 500$ mi assicurerebbe anche la certezza dei genitori (cosa spesso impossibile da ottenere dai pastori, in quanto non lo sanno nemmeno loro), inoltre nella stessa città vive un mio un caro amico che parla inglese e che porterebbe portarmelo in Europa nella vicina Germania. In Kirghizistan ho dei buoni appoggi, sono le stesse persone che mi hanno accompagnato nel mio quarto viaggio e anche uno di loro parla inglese, inutile dire che, pur di guadagnare qualcosa, si adopererebbero immediatamente per soddisfare le mie richieste. Nell’Uzbekistan ne potrei addirittura avere parecchi in regalo, poiché conosco diversi pastori nelle montagne a ridosso di Tashkent, un buon allevatore di Bukara e un religioso di Samarcanda che ne possiede un paio di molto tipici. In Kazakistan c’è una coppia di ragazzi che “mi da la caccia” da quando sono rientrato, si tratta di due simpatici kazaki che non aspettano altro di accordarsi per portarmi un paio di cani. Sono pronti a partire all’istante e consegnarmeli a casa, pur di venire a visitare l’Italia. Per non parlare di un personaggio molto facoltoso che, sempre in Kazakistan, possiede più di 100 soggetti adulti e continuamente gli nascono cucciolate.
Ma la cosa più strabiliante potrei farla in Turkmenistan, la patria del “mitico” Alabai, dove conosco molto bene tutti i maggiori esponenti della razza, compreso Kakish Kyarizov,

il numero uno nel mondo del pastore dell’Asia centrale, l’uomo da dove provengono le genealogie più famose, oggi vantate, spesso a sproposito, sia in Russia che in tutto l’occidente.
Alcuni anni fa, la stessa persona (amico fraterno di Kyarizov) che ospitai, con sua moglie, qui da me a Peveragno, per giudicare l’originalità dei miei soggetti, mi mandò questa foto meravigliosa,

scrivendomi: “Ezio ho trovato il cane che ti farà diventare famoso in tutto il mondo!. Questo è per te. Ti piace come regalo? Alabai più aborigeni di questo non esistono!”. (Era un modo, come un altro, per sdebitarsi con me per tutto il tempo che gli avevo dedicato per visitare l’Italia).
In un primo momento toccai il celo con un dito, sapevo da dove proveniva: una riserva naturale impenetrabile del Turkmenistan, dove nemmeno le famiglie dei pastori locali possono entrare e uscire liberamente poichè è stata decretata “off-limits” per ragioni di sicurezza governativa.

Una parte di deserto del Karakum inaccessibile anche a molti turkmeni e aperta solo in poche occasioni, come ad esempio per un documentario che la National Geographic britannica doveva girare su alcune tipologie di uccelli tipici di quella zona, considerati unici al mondo. Il mio amico era con loro facendo parte di quella troupe come interprete, poichè era allora uno dei pochi laureati in inglese di tutto il Turkmenistan.
Avrei potuto vantarmi di possedere il cane più aborigeno e autentico mai entrato in Italia!
Dopo alcuni giorni, ricevetti però un breve filmato di quel cucciolo che il mio amico aveva girato col cellulare nel deserto e mi accorsi di quanto era esageratamente diffidente e troppo poco coraggioso. La sua coda rimaneva perennemente infilata fra le gambe e il suo carattere non mi convinse, tant'è che decisi, a malincuore, di lasciarlo laggiù dov'era nato e di rinunciare a quella grande occasione. Se lo portò a casa il mio amico turkmeno e io lo vidi l’anno dopo, in occasione del mio secondo viaggio in Turkmenistan: non mi pentii sicuramente della scelta fatta.
Si era sviluppato come un bellissimo e affascinate cane da pastore, rustico all’inverosimile (non era nemmeno facile immaginare com'era sopravvissuto da cucciolo fino la giorno che fu preso sistemato in un cortile si Ashgabat), probabilmente avrebbe anche trasmesso ai cuccioli una “salute di ferro” e molte caratteristiche dell’autentico cane da pecore, ma purtroppo non sarebbe mai diventato il cane di cui necessitavo per continuare, senza retrocedere, la mia ormai famosa dinastia di forti guardiani.
Chi crede di adottare un cane da pastore di qualsiasi razza, aborigeno o meno, e illudersi di poter contare sulla sua attitudine di protettore della famiglia, deve sapere che le probabilità di successo sono poche, poiché non è nella consueta natura del cane da pecore sfidare con troppo coraggio l'uomo. Per contrastare un’intrusione di chi intende entrare nella proprietà, è necessario possedere doti che solo pochi cani guardiani di gregge dispongono. Non va dimenticato che il cane troppo coraggioso contro l'essere umano venne sempre scartato a priori dai pastori, poichè portatore di inutili grattacapi.
La scorsa settimana sono stati da me a Peveragno, per prendere dei cuccioli, un membro delle Forze dell’Ordine di Palermo e un giornalista di Cagliari. Dopo aver visto all’opera i miei soggetti, mi hanno detto entrambi molto compiaciuti: “Venire qui da te, è stata una fatica, ma ne è valsa veramente la pena. Guardiani cosi, non li avevamo mai visti prima!”. (E si tratta di persone che di cani ne hanno posseduti parecchi).
Proprio in queste occasioni io penso alla mia scelta, maturata parecchi anni fa, di puntare innanzitutto sul carattere dei miei cani e di selezionarli affinché potessero diventare utili coadiuvanti dell’uomo nella custodia del territorio e della famiglia. Non mi curai mai troppo di cosa si diceva alle mie spalle negli ambienti della cinofilia ufficiale, in compenso, oggi dispongo di soggetti unici che, fortunatamente, sono sempre più apprezzati dalle famiglie italiane, tanto da compiere lunghi viaggi pur di possederne uno.
Per ottenere certi risultati, però, non mi sono mai fatto abbagliare dalle tante frivolezze sulla razza che ormai si sentono ovunque. Non ho mai badato troppo da quale stato provenissero, se erano più o meno aborigeni, piccoli o grandi, a pelo corto o a pelo lungo, bianchi, neri o marroni : per la mia selezione, ho “solo e sempre” scelto i migliori di carattere!
Questo è il principale motivo per cui non ho mai puntato particolarmente sui mitici “cani aborigeni”, diventati ormai l’orgoglio della maggior parte degli attuali appassionati di razza. (Che fortunatamente stanno capendo che il pastore dell’Asia centrale grande quanto un elefante non si evolse mai in Natura spontaneamente, come vollero far credere gli allevatori per circa un ventennio, bensì fu il risultato di una maldestra selezione artificiale dell’uomo).
Per la mia selezione necessito di veri guardiani capaci di affrontare l’estraneo con coraggio e molto spesso i cani aborigeni, proprio perché tali, non posseggono questa particolare qualità!
Ciò non esclude però che siano cani di un fascino indescrivibile e di cui ne sono profondamente innamorato, specialmente da quando li vidi randagi per la prima volta nel deserto del Karakum.
Era infatti molto tempo che cercavo il sistema per accaparrarmene uno, ma volevo aspettare quello giusto, il più idoneo possibile per essere introdotto nel mio allevamento, unicamente orientato a ottenere efficaci guardiani della proprietà.
In questi anni ho pensato spesso: “Importare un qualsiasi cucciolo dai pascoli dall’Asia centrale non difficile, anzi, per me sarebbe semplicissimo, il problema è trovare un soggetto che possa servirmi alla mia selezione caratteriale!”.
Come avrei mai potuto testare l'attitudine alla guardia di un cucciolo aborigeno, visto che si trovava col gregge nei pascoli in branco con altri soggetti adulti? Potevo mica prendermelo per alcuni giorni isolarlo in un recinto, chissà dove in Asia centrale, per valutare le sue reali capacità territoriali!
Come sarei riuscito ad intuire il suo livello di coraggio genetico, senza "lavorarlo" per un po' di tempo come faccio con tutti i miei giovani soggetti? Potevo forse chiedere al pastore di "imprestarmelo" per una decina di giorni, portarlo in città, insegnargli la conduzione al guinzaglio e conviverci per un po’ di tempo per valutare le sue attitudini?
E ammesso che tutto questo fosse stato possibile, magari “foraggiando un po’ di persone” (in Asia centrale, i dollari riescono a fare miracoli!), oggi, la Legge europea prevedere lunghe pratiche burocratico-veterinarie che durano mesi, prima di introdurre nella Comunità, un cane che proviene da uno stato “terzo”, com’è ancora considerata l’Asia centrale in merito alle disposizioni sanitarie.
E dove l’avrei lasciato per tutto quel tempo? Solo chi non conosce bene i medio-asiatici, può immaginare che incassino il denaro, per poi attenersi scrupolosamente a quanto stabilito. Laggiù è tutto molto approssimativo! Quindi mi sarei dovuto adattare a un cane qualsiasi, pur di poter dire di possedere un soggetto aborigeno.
Per scegliere il migliore avrei dovuto acquistare tutta la cucciolata e vivere per un po’ di mesi laggiù, prima di capire quale scegliere. Cosa veramente faticosa da mettere in pratica, oltre ad essere impossibile per chi, come me, ha molti cani da gestire in Italia, una famiglia con figli e molti altri impegni da sbrigare ogni giorno.
Credevo quindi che non sarei mai riuscito a possedere un cane aborigeno come volevo io.
Invece, come sempre avviene, il destino stava facendo tutto da solo e alla mia insaputa!
Erano anni che conoscevo dei pastori ed allevatori di varie tipologie di bestiame, situati non molto lontani dai confini con la Serbia e sapevo che avevano importato alcuni anni fa, con grande fatica, una cucciola di autentico di Turkmen-iti, (ovvero quello che i Russi ribattezzarono “Alabai”) che proveniva dalle montagne del Turkmenistan, sul versante iraniano, proprio dov’ero stato io per alcuni giorni con la mia guida. L’avevo vista personalmente, era molto tipica, ma caratterialmente non mi era sembrata un fenomeno, pur possedendo il raro pregio di non essere timorosa.

L’ambizione di quei pastori era quella di volerla solo accoppiare con un autentico maschio medio-asiatico, anch’esso assolutamente aborigeno.
Madre di AFGHAN

E un bel giorno arrivò l’imperdibile occasione: un militare della Nato, in missione in Afghanistan, era riuscito a portarsi a casa un autentico Sage-Kuchi (così è chiamato il cane da pastore dei nomadi locali).
Padre di AFGHAN


Quando era sbarcato nei paesi dell'Est, aveva poco più di 18 mesi ed era stato cresciuto, fin da cucciolo, presso una base militare in Afganistan, in compagnia di un fratello, destinato al vice presidente del parlamento afgano, (particolare che accolsi con curiosità, ma sicuramente non utile per valorizzare l'eventuale carattere del soggetto).

Erano tutti molto entusiasti per l’opportunità che si era improvvisamente presentata, sostenevano che il cane possedesse rare caratteristiche di assoluta tipicità e appartenesse a una tribù di pastori nomadi Kuchi, insediata molto lontano dal luogo di provenienza della femmina. In pratica, si sarebbe trattato di un accoppiamento che nei tempi antichi avveniva spesso in modo spontaneo durante il periodo delle transumanze. (Nella mappa sotto: in verde il luogo di provenienza della femmina, in rosso quello del maschio).

Inoltre, pareva che il maschio manifestasse già un grande coraggio a soli 18 mesi, tanto di decidere di darlo alla femmina al primo calore.
Nacquero alcuni cuccioli con carattere e morfologia differente, pur mantenendo tutti pressappoco lo stesso colore del mantello del padre, con varie tonalità.

Io dissi a quei miei amici (…abbastanza aborigeni anche loro!) che avrei voluto riservarmi il cucciolo più coraggioso e predisposto alla guardia, senza far obiezioni sulla sua morfologia, purché priva di difetti funzionali. Ci accordammo su tutte le spese che avrei dovuto sostenere, ma volli l’opzione di ritirarlo solo se il suo carattere mi avesse convinto. In più, chiesi che fossero eseguite tutte le procedure burocratiche necessarie per il riconoscimento dei genitori, come capostipiti di razza, da parte della F.C.I. la Federazione Cinofila Internazionale, tanto da poter poi ottenere un regolare documento per il mio nuovo “vice-aborigeno” che sarebbe arrivato presto a Peveragno.
Tutto andò per il meglio, la morfologia dei genitori ottenne dai giudici un ottimo punteggio, (vista l’assurda pretesa della "cino-burocrazia" mondiale che riconosce il cane da pastore dell’Asia Centrale aborigeno, solo se valutato da una giuria che spesso l’Asia centrale non l’ha mai vista nemmeno in cartolina!?), ma così facendo, anche il mio AFGHAN, riuscì a fregiarsi di un regolare export-pedigree, seppur con estensione della parentela limitata al padre e alla madre, visto che altri antenati vivono nei pascoli dell'Asia centrale.
Dopo i primi tre mesi di convivenza con la madre, solo un cucciolo in particolare iniziò a dimostrarsi molto più coraggioso e sicuro di altri, pur non manifestandosi il più “segnalatore” del pericolo, ma la sua coda era sempre tesa verso l’alto e già a 4 mesi, era solito perlustrare da solo tutta la campagna, allontanandosi dal branco. Pensai che quel soggetto sarebbe stato il più indicato per la mia selezione. Si trattava di un cane che “forse” avrebbe apportato nella mie attuali linee di sangue una “salutare” rinfrescata di autentico sangue medio-asiatico, senza però farmi retrocedere in quella eccessiva diffidenza (quasi timore) dell'uomo che spesso caratterizza gli autentici cani aborigeni che provengono da quei pascoli.
Seguii molto attentamente la crescita di quel cucciolo che già a 5 mesi fu isolato dagli altri fratelli e legato a una catena fissata a un palo, senza alcun riparo dalle intemperie, come purtroppo avviene ancora in molte realtà rurali dell’Est.

Spesso ricevevo notizie che il mio cucciolone si dimostrava sempre più spavaldo e accennava già ad alcuni deboli segnali di guardia, così un giorno andai a verificare di persona il suo carattere e decisi di portarmelo a casa.
E’ ovvio che fra quanto dovetti pagare per accaparrarmi il diritto della 1a scelta, il mantenimento del cane fino a 8 mesi, le varie pratiche burocratiche per i documenti (pagai io le iscrizione al Club cinofilo locale e tutto il resto), le mie trasferte, etc., l’operazione ebbe un costo complessivo notevole, ma oggi credo di disporre un cane aborigeno di ottima qualità e spero di poterlo utilizzare con successo in alcuni miei futuri accoppiamenti.
Per adesso, mi godo AFGHAN, un cucciolone straordinario per la sua tipicità di cane aborigeno dell'Asia centrale!

Non so se diventerà un guardiano alla pari dei miei (non credo, …anche se lo spero!), ma questo l’avevo messo in conto, ho già capito che maturerà molto lentamente, ma sono fiducioso che nel tempo potrà soddisfarmi.
AFGHAN è nato con un raro coraggio genetico molto elevato e quindi confido che con le mie ottime fattrici di forte carattere, riuscirò in futuro ad ottenere dei buoni cuccioli. E’ possibile che le prime figliate necessiteranno di un'accurata selezione caratteriale, ma sono certo che qualche suo buon figlio, prima o poi, salterà fuori!
AFGHAN, rappresenta già attualmente un grande stimolo per i miei studi cinofili, infatti sono due mesi che vive libero, con una sua coetanea, nella grande recinzione del COPAC (il mio centro di Osservazione del Pastore dell’Asia Centrale).
La femmina di mia selezione che gli ho abbinato,

è molto sveglia, rustica e durissima di carattere (..a volte mi sembra ancora più aborigena di lui!) oltre a manifestarsi già un ottimo soggetto da guardia. E' molto dominate sui cani della sua età e assolutamente poco disposta a farsi comandare da AFGHAN infatti sono frequenti le liti per stabile la futura gerarchia (Come vedrete nel filmato allegato al fondo dell'articolo). Scaramucce NATURALI che io assito con grande interesse e che ritengo indispensabili per il loro armonioso sviluppo fisico e perfetto equilibrio caratteriale, doti assolutamente necessarie ad un cane da lavoro. (Oggi l'uomo moderno, umanizzando il cane, ha scelto di intromettersi sempre quando due cani litigano per stabilire la loro gerarchia di branco, ma nulla è più sbagliato. Spesso, parte proprio di lì la futura inaffidabilità dei cani con i loro proprietari!
Anche se con un po’ di fatica, AFGHAN ne esce sempre il vincitore, manifestando, con la coda dritta, la sua autorità di maschio, imponendo così a lei di abbassarla, in segno di sottomissione,

proprio come avviene da sempre laggiù nei pascoli, dove i cani crescono maturando le loro graduali esperienze di vita.
Se AFGHAN è un vero aborigeno, lo dovrà saper dimostrare con i fatti crescendo come tale, visto che qui a “Il Turkmeno”, le mie femmine si lasciano influenzare molto poco dalle leggende.
Questo mio nuovo studio sulla razza, attraverso l’osservazione di un aborigeno “doc” come AFGHAN, avrà anche l’obiettivo di poter constatare se la mia selezione caratteriale, mirata a produrre cani da guardia, abbia potuto causare qualche danno importante su quelle che dovrebbero essere le caratteristiche genetiche naturali di un autentico cane da pastore dell’Asia centrale.
Per adesso, non sto rilevando evidenti differenti fra lui e la femmina con cui divide il territorio, specialmente sotto il profilo degli istinti primari. Lei non si è ancora mai dimostrata troppo inferiore a lui, in qualsiasi situazione, compresa la rusticità e durante gli scontri diretti.
Sono invece molto evidenti alcune differenze comportamentali, quanto l’estraneo si avvicina al loro territorio: lei si dimostra molto interessata dal pericolo “umano” in arrivo, tanto da non tenere nemmeno in considerazione il comportamento parzialmente indifferente del suo maschio (praticamente come contasse solo sulle sue forze e sul suo istinto naturale di guardiana), lui è invece molto più attratto dal comportamento di altri cani adulti che reagiscono facendo la guardia, seppur inizi già ad abbaiare a ciò che non consoce. Questo è comunque il comportamento tipico del giovane cane da gregge che, durante la crescita, rimane molto più concentrato sull'individuare il rango d’appartenenza di altri maschi, tanto da poter intuire come entrare in sintonia con il branco con cui dovrà lavorare in futuro.
In altri suoi atteggiamenti, AFGHAN è invece molto simile ad un lupo e questo mi fa pensare che provenga da una genetica molto antica di cani da pastore, a volte ulula come un selvatico

e si muove nel territorio con il passo felpato di un vero predatore.
La sua morfologia è spettacolare, non è molto alto, ma estremamente compatto e possente, come rapido ed efficace nelle sue reazioni.
Visto di profilo, è quanto si possa ammirare di più funzionale in un cane: ogni cosa è stata messa dalla Natura al punto giusto per renderlo un efficiente animale, capace di poter sopravvivere anche cacciando in autonomia e senza il contributo dell’uomo.

Ha un pelo folto e stranamente più morbido di altri che posseggo,

testa robusta ma con il muso piuttosto appuntito come prediligo, vedo sempre nei pascoli durante i miei viaggi e raffigurano alcuni vecchi disegni ancora reperibili oggi in Afghanistan. (Notate quante caratteristiche morfologiche del cane disegnato qui sotto, forse con una sottigliezza del muso un po' esasperata, corrispondano a quelle di AFGHAN: coda e posteriori frangiati (oggi quasi scomparsi nella razza), struttura del tronco, zampe, collo, postura, etc.).

AFGHAN è inoltre dotato di occhi molto fessurati (indispensabili per un cane aborigeno che debba lavorare nel deserto, in presenza di continue raffiche di sabbia), caratteristica che lo rende ancora più esotico e orientale.

Il particolare più affascinante di AFGHAN, quello che mi ha stupito maggiormente, sono però le sue zampe dotate di strane unghie, quasi retrattili come fosse un felino. Ogni volta che appoggia la zampa al suolo, fuoriescono come artigli, per poi rientrare quando la alza nuovamente. E’ una caratteristica che non avevo mai riscontrato in altri cani, ma credo estremamente utile per la difesa e la caccia.
Ho già sottoposto più volete AFGHAN ad alcuni blandi test caratteriali per verificare come reagisce alla presenza di un estraneo che si avvicina alla sua proprietà, è ovvio che non può essere al livello della femmina con cui convive, (viceversa la mia selezione non avrebbe significato!), lei è una cucciolona nata da 6 generazioni di guardiani, con un misto di sangue proveniente dai migliori cani che ho posseduto e prodotto in questi anni, ma devo dire che pian piano, anche AFGHAN inizia già a dare qualche importante segnale d’interesse.

Lo conduco spesso con me in lunghe passeggiate al guinzaglio, sia nei boschi che nel centro abitato, AFGHAN non teme nulla e cammina con la sua coda sempre ben alzata, nonostante sia cresciuto senza alcuna socializzazione. (Credo che, nessuno come lui, possa smentire chi sostiene superficialmente e con finta competenza che, la socializzazione del soggetto, possa far diventare i cani più coraggiosi! Semmai li potrà assuefare alle solite esperienze vissute più volte, ma il coraggio è ben altra cosa. Dev’essere già presente nel DNA).
credo che sia proprio questa la sua caratteristica più importante: possedere un elevato coraggio genetico “al naturale”, dote fondamentale per ottenere in riproduzione ottimi guardiani, in abbinamento all’estrema diffidenza delle mie fattrici. Speriamo bene!
Sono GIà veramente molto entusiasta di questo cucciolone, anche se, a dire il vero, da lui non mi aspetto le stesse prestazioni che ho ottenuto in altri miei stalloni. Mi basterebbe che sapesse confermare tutto quanto hanno di eccellente le mie femmine, con un’aggiunta di autentico sangue aborigeno che non guasta mai, per differenziare e rafforzare la genetica della prole che nascerà in futuro a “Il Turkmeno”.

Aver potuto scegliere il soggetto che preferivo, fra una cucciolata di cani aborigeni, è stata per me un grande privilegio che non credo potrà ripetersi così facilmente.
Spero che la “nostra” salute, mia e di AFGHAN, ci accompagni nel tempo tanto da poter crescere insieme, lui maturare in età e io in esperienza. Sono molto curioso di vedere i risultati che saprà riprodurre questo cucciolone estremamente “esotico" in ogni suo aspetto.

Per adesso, posso solo dire che è veramente piacevole vivere con lui e che si sta manifestando in tutti i sensi: “...un gran figlio d’aborigena!”.
Cliccare QUI per vedere il Filmato di AFGHAN.
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