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Se dovessi riflettere sul perché, da "antico" appassionato di cani, ho sempre impiegato molte energie nello studio del loro carattere ed oggi prediligo in assoluto quelli molto diffidenti, coraggiosi ed ostili con chi non conoscono, potrei dire che solo questa tipologia, secondo il mio punto di vista, può essere considerata il CANE allo stato puro. E’ contro tutte le logiche immaginare che il nostro amico a 4 zampe si sia potuto evolvere e conservare nei secoli, se avesse posseduto la "moderna" attitudine di scodinzolare festoso a chiunque incontri per strada. In Natura, senza diffidenza non c'è vita!
Chi lavora nel settore e serve una clientela che con il cane intende colmare le proprie carenze affettive, chiedendogli di rappresentare il figlio mai nato, un fidanzato non avuto o il povero coniuge scomparso, è ragionevole che allevi un “umanoide” ormai privo di ogni istinto selvatico.
Chi per ambizione personale ha intrapreso la strada delle esposizioni cinofile, capisco che sia obbligato a forgiare il carattere dei suoi animali secondo quanto stabilito dalla federazione internazionale, sempre più severa nei confronti di quei soggetti che non si lascino toccare da tutti. Essere squalificati, pur possedendo un cane considerato eccellente, solo perché ha ringhiato al giudice che gli “toccava le palle” o li controllava la bocca, credo rappresenti un'amara delusione per i fanatici della morfologia.
Vanno poi aggiunti i milioni di cani che sono stati condizionati nel tempo dall’uomo per svolgere le più svariate mansioni, tipo il soccorso, la ricerca, il salvataggio, etc. E’ ovvio che su questi animali si è dovuto lavorare parecchio per “svuotarli” di ogni loro istinto primario, non sarebbe pensabile utilizzare cani che a causa del loro istinto selvatico, risultassero aggressivi su un superstite solo perché non lo conoscono.
Ma vi prego di non credere più a tutte le bugie che vi hanno sempre raccontato, per giustificare la grande mancanza di carattere che oggi molti cani presentano in tutte le razze, compresa questa che allevo io da 15 anni.
Se dopo 35.000 anni, abbiamo ancora al nostro fianco un animale che si chiama cane, è solo perché in origine ha sempre posseduto nel suo carattere una spiccata diffidenza naturale, viceversa si sarebbe estinto allo stato randagio o mal sopravvissuto lavorando al fianco di un uomo che per almeno 34.950 anni, tenne con se i cani solo quando gli servivano. Per chi non lo sapesse, ancora oggi, i pastori di tutti il mondo non lasciano troppe chance a cani che non sappiano rendersi utili.
Tutto il resto sono delle bellissime storielle, simpatiche da sentire quando si ha voglia di fare due risate, specialmente se raccontate da graziose fanciulle, ma non hanno nulla a che vedere con la reale storia del cane da lavoro.
Subito dopo il carattere, se si vuole pensare ad un animale autentico, si debbono fare alcune importanti considerazioni sulla sua morfologia che se riferita ai cani da pastore, non può far finta di ignorare quanto indicato dai “soliti” biologi americani, Lorna e Ronald Coppinger, i più autorevoli studiosi di cani che esistano al mondo. A pagina 153 del loro libro “DOGS”, in un capitolo dedicato ai guardiani di bestiame, citano testualmente: “I cani molto grossi (50 chili o più) hanno un sacco di problemi ad eliminare il calore in eccesso. E’ difficile che cani di questo genere, possano sopravvivere ad una transumanza nel Mediterraneo”. [Ed io aggiungerei: “Figuriamoci nei deserti medio-asiatici dove l’acqua è spesso un miraggio e la temperatura raggiunge i 50°C all’ombra!”].
Ancora dal libro dei Coppinger: “Nella prima giornata calda, a questi cagnoni di cinquanta e passa chili, scoppierebbero i vasi sanguinei del cervello. La maggior parte dei cani che abbiamo visto nella transumanza andavano dai 25 ai 40 chilogrammi”.
E questo credo sia sufficiente per far capire a tutti la taglia ottimale che dovrebbe avere un cane da pastore.
Valutandoli unicamente sotto il profilo estetico, piacciono anche a me i maschi leggermente più robusti ed alti di statura, visto che fare la guardia in un giardino non significa sacrificarsi in una faticosissima transumanza, ma, né l’altezza né il peso, debbono mai rappresentare un ostacolo all’agilità necessaria ad un cane per contrastare qualsiasi intruso che intenda invadere la proprietà. Qualsiasi uomo è assolutamente più debole di un lupo, anche se armato di bastone, quindi sono molto più indicati soggetti non troppo grossi. Chi sostiene di poter affrontare senza problemi un cane da guardia di soli 40 chilogrammi, è solo perché non ha mai provato con un cane da guardia vero.
Inoltre, un cane di grande taglia è solitamente sempre più delicato di salute di un altro più piccolo ed ha una mortalità media molto più precoce.
Non avrei mai pensato, né desiderato, di possedere nella mia vita un cane di una stazza pari a quella che ebbe il mio Kayman,

ma quando lo vidi laggiù, attaccato alla catena che ad ogni mio tentativo di persuaderlo, s’impennava come un delfino, ringhiava come un leone e sbatteva le sue ganasce peggio di un alligatore, fui folgorato come la solito dalla mia antica passione per i cani audaci e fu così che me lo feci portare a casa. Lo ricordo come un cagnone dal cuore ancora più grande della sua statura e fu per quello che decisi di tenerlo con me fino al giorno che si ammalò. Non avevo mai posseduto un animale così tanto buono, poco disposto a litigare con altri maschi ed ubbidiente. Capiva immediatamente cosa volevo che lui facesse, eppure era cresciuto fino a quel momento in una discarica, sporco e legato ad una catena.
Ebbi anche la successiva sorpresa di constatare che nel suo pedigree possedeva un antenato di Kimè e non appena nacquero i suoi primi cuccioli dall’accoppiamento con Orsa, capii subito cos’era capace di trasmettere alla prole. Da quella cucciolata e da una successiva con Karakell, non solo nacquero ottimi maschi, fra l’altro uno giudicato “eccellente” per la sua morfologia in alcune esposizioni internazionali a cui partecipò un mio cliente, ma femmine di straordinaria attitudine alla guardia, assolutamente difficili da ottenere in tutte le razze di cane da pastore.
Avrei scommesso che lui, essendo un “fratellone” di altri cani di normale statura e provenendo da genitori molto più piccoli, sarebbe stato l’eccezione che avrebbe confermato al regola, ovvero che anche quelli grandi e grossi, potessero ogni tanto invecchiare pari agli altri. Invece non fu così, perché un misterioso virus al cuore, combattuto in tutti i modi con la collaborazione del mio amico Adriano, proprietario di un suo figlio ed eccellente cardiologo di fama nazionale, me lo portò via prematuramente a soli 5 anni e mezzo. Non scrissi nulla di lui, solo perché non ne trovai la forza, vista la recente scomparsa del mio anziano Iran (a 14 anni), ma senza dubbio, Kayman mi lascerà per sempre un ricordo indelebile, soprattuto per la sua bontà nei nostri confronti, nonostante l’avessi adottato ormai adulto.
Questa è una delle ragioni per cui cerco sempre, in tutti i modi, di contenere la statura dei miei questi cani, anche se il mercato è sempre più orientato alle taglie giganti.
Quando mi telefonò il Dott. Nicolò, già proprietario da tempo di due miei soggetti e manifestò il suo desiderio di voler adottare un cucciolo maschio votato a diventare un "bel bestione con la testa grossa", io gli accennai subito che la mia selezione era rivolta solo più a cani di taglia media e con teste più leggere, come quelli utilizzati dai pastori medio-asiatici per la difesa delle greggi. Ma lui, con disarmante gentilezza e altrettanta determinazione, replicò: “Uno dei principali motivi che scelsi a suo tempo questa razza, fu proprio quell’aspetto molossoide che possedeva uno dei suoi cani, simili un po’ ai Rottweiler che ho sempre posseduto. A me piacciono quelli!”. Io non seppi cos'altro dire e rimanemmo quindi intesi che non appena avrei individuato un maschio con quelle caratteristiche, ci saremmo sentiti, anche se non avevo idea quando sarebbe accaduto!
Un po’ di mesi dopo, per un semplice incidente di percorso, mi nacque una cucciolata fra Orsa e Kayman, la femmina era già al fine del suo calore, lui non mi sembrava più interessato e quindi non esitai a metterli insieme. Ma, dopo una quarantina di giorni, vidi Orsa ad ingrossare ed alla scadenza nacquero alcune femmine e due maschietti. A dire il vero, non ero troppo entusiasta dell’accoppiamento, avrei voluto sia per Orsa che per Kayman, due “coniugi” più leggeri, ma ormai erano nati!
Per il primo mese, non me ne occupai minimamente, fin quando non m'accorsi del loro innato carattere che iniziavano a dimostrare, allora iniziai ad incuriosirmi. Non era una novità che Orsa mi desse cani molto forti, ma non avevo ancora mai utilizzato Kayman come stallone.
Nonostante fosse avvenuto tutto per caso, in quella cucciolata mi nacquero delle femmine come non ero mai riuscito a produrre: ottimo carattere ed una morfologia molto simile a Burka. (Questo è il bello di fare l'allevatore!). Fui talmente soddisfatto del risultato che provai a ripetere subito l’accoppiamento, ma la fortuna non fu più dalla mia parte. Da una cucciolata numerosa, Orsa riuscì solo ad allevare un maschietto tutto nero che io decisi di chiamare Kayman Jr., per quanto si manifestava simile al padre.
Ci riprovai nuovamente poco prima che Kayman si ammalasse ed oggi ho una sua splendida cucciolata in selezione, non ancora in vendita, composta da un maschio ed alcune femmine dalle quali vorrei individuare almeno due nuove fattrici per il mio allevamento.
Fu proprio dalla prima cucciolata che nacque “quel torello” di THOR, un maschio che molto probabilmente sarebbe riuscito a soddisfare le specifiche esigenze del Dott. Nicolò.

A soli 40gg. era già il cucciolo che molti vorrebbero, bello e massiccio, inoltre rispondeva molto bene ai miei test caratteriali, anche se capii subito che avrebbe tardato un po’ a manifestare le sue superbe doti di guardiano.

Non ricordo più come avvenne, ma ci accordammo per la consegna di quel cucciolo, il Dott. Nicolò ritornò da me per la terza volta e THOR partì per crescere nel parco di una villa meravigliosa, con lo scopo di difendere sia la proprietà che la famiglia che vi abita da tempo.
Nonostante in quella casa si aggiunse poi ancora un quarto cucciolo, l’attuale giovane compagna di THOR, io non ebbi mai occasione di vedere dal vivo come se la sapeva cavare il “bestione” nel fare la guardia, avevo ricevuto delle foto, ma ero molto curioso di testare il suo carattere.

Due anni e mezzo sono ancora un po’ pochi per la maturazione caratteriale di un cane di questa mole, ma THOR non va sicuramente confuso con molti “elefanti” flaccidi che purtroppo popolano oggi la razza. Non appena mi sono avvicinato al portone della casa che custodisce, mi sono trovato un “THORo” di nome e di fatto che non lasciava dubbi sulle sue intenzioni.

Anche se non è la taglia che prediligo, non ho potuto far altro che esclamare: “Che cane!”.
Grosso, ma assolutamente definito nella sua muscolatura, con qualche chilo da perdere, ma questo è normale in tutte le famiglie occidentali che tendono sempre ad ingrassare un po’ più del necessario i loro cani.
THOR è ancora giovane, ma già abbastanza determinato a mordere chiunque s'avvicina troppo alla “sua” proprietà, ovviamente è molto affettuoso con i famigliari che l'hanno cresciuto.

Altro che i soliti pachidermi che impiegano mezz’ora ad alzarsi, lui è molto agile, ovviamente in proporzione alla sua mole.
Direi proprio che cani come THOR potrebbero soddisfare tutti quelli che vogliono un cane massiccio (molti) ed altrettanto forte di carattere. Ma non credo proprio che sarò io a produrli abitualmente, in quanto la mia ambizione non è mai stata allevare la morfologia che richiede il mercato, bensì cosa piace più a me, tanto da motivarmi a spendere la vita per la cinofilia. Il mio attuale obiettivo è rivolto a cani molto simili a quelli che incontro durante i viaggi fra i pascoli-asiatici, migliorandoli però nella loro attitudine di fare un’efficiente guardia contro l’attuale pericolo delle intrusioni.
Sono invece molto soddisfatto che THOR abbia gratificato l'ambizione di un buon cliente come il Dott. Nicolò che ha ormai affidato la custodia delle tre ville di famiglia, praticamente un quartiere, ai cani del Turkmeno.
Credo che THOR, nonostante non abbia ancora ultimato al sua maturità, possa già rappresentare la prova concreta che se io volessi allevare cani grossi e forti (..non solo grossi!), potrei farlo senza troppi problemi, ma non è quello il mio obiettivo cinofilo.
La difficoltà non sta mai nel produrre cani di grossa taglia, quello è facile per tutti, volendo si può passare direttamente ad allevare i vitelli da carne, il difficile è invece saper ottenere soggetti della mole che si desidera, mantenendo però costante quel carattere indispensabile alla custodia del territorio e della famiglia, ….praticamente quello che è avvenuto con THOR!
Un GRANDE cane che io ho prodotto "in esclusiva" per il Dott. Nicolò!
Cliccare QUI per vedere il Filmato di THOR.
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