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Non credo che mio padre ed i suoi amici cacciatori, sapessero il significato del termine “cinofilia”, a casa mia si parlava solo in stretto dialetto piemontese e spesso il cane non veniva manco chiamato per nome, riferendosi a lui si diceva solo “suiru” o “vess”, se era di taglia grande e specialmente quando ne combinava qualcuna, oppure “tabui” se si trattava di un meticcio di piccola taglia.
Mio zio possedeva invece un cane speciale che chiamava “Curor”, un appellativo che io trovai sempre quasi “nobiliare”. Ai tempi, qualcuno lo traduceva in italiano con il termine “corridore”, ma “il vecchio” scuoteva la testa con faccia schifata, se lui l’avesse voluto chiamare banalmente “corridore”, avrebbe usato “Curidur” che ne è l’esatta traduzione in piemontese. “Curor” significava molto di più, ovvero “colui che corre sempre, senza stancarsi mai”. E fu uno di quei cani che alla sua morte, vide piangere anche i più granitici uomini di un tempo, personaggi che la vita “grama” aveva forgiato duri come la pietra, ma di fronte alla morte di un buon cane nessuno di loro riusciva a trattenere le lacrime. Li ricordo ancora partire verso il campo, uno con il cane morto in braccio e altri due amici con il badile sulle spalle. Scavavano la buca in silenzio, poi il padrone dava l’ultima carezza al cane dicendogli qualcosa con voce soffocata dall’emozione e quasi sempre “la cerimonia” finiva poi in cantina o all’osteria, dove il vino metteva a tacere ogni malinconia.

Quella di allora era una cinofilia semplice, priva di ogni fronzolo, fatta di poche parole, ma di grande intuizione. Quando s'andava a scegliere un cucciolo, ogni cacciatore aveva i suoi “segreti” e nessuno si sarebbe mai sognato di credere che tutti i soggetti di una cucciolata, potessero possedere le stesse caratteristiche. La maggior parte delle persone non sapeva cosa significasse spendere soldi per l’acquisto di un cane, ma esisteva già chi era molto ambizioso come mio padre e non badava troppo a certi dettagli, pur essendo tutt’altro che ricco. Se ne valeva la pena, lui pagava il dovuto, ma non voleva che gli altri della famiglia venissero a saperlo. Tant’è che ad ogni rientro a casa, pochi metri prima di varcare il portone, si girava verso di me e con quella faccia scura, bruciata dal sole, mi ammoniva dicendo in dialetto: “Non andare poi a dire a tua madre o a tua nonna, quanto abbiamo speso per il cane! Capito?”. Ed io annuivo gioendo due volte, una perché stava arrivando un nuovo cucciolo a casa e l’atra perché mi sentivo già un “uomo”, visto che avrei dovuto conservare un segreto così “importante”.

Quando mi avvicinai a questa nuova razza, tanto lontana quanto misteriosa, per i primi tempi credetti anch’io alle leggende dei vari allevatori che provenivano dall’Est in cerca di fortuna nella nostra bell’Italia, pretendendo di insegnarci l’ABC della cinofilia. Uno dei loro primi cavalli di battaglia fu diffondere il mito che il cane da pastore dell’Asia centrale fosse diverso da qualsiasi altro e che avendo una storia molto antica, nascesse “omogeneo” caratterialmente, ovvero che tutti i membri della cucciolata sarebbero stati uguali nel fare la guardia. Come anche risultassero esenti da qualsiasi patologia invalidante, nonostante alcuni si presentassero di mole gigantesca simile ad altri nostri molossi europei. E prima di capire bene chi era e com’era in realtà il cane da pastore medio-asiatico, nonostante avessi già posseduto parecchi soggetti di altre razze, cascai anch’io nella rete degli ingenui e ne acquistai vari soggetti convinto che fosse vero.
Furono poi solo le miei esperienze dirette in Asia centrale ad offrirmi una cultura adeguata sulla razza e la capacità di distinguere un autentico cane da pastore dell’Asia centrale da lavoro, ovvero con caratteristiche simili a quelli che vivono ancora laggiù nei pascoli al fianco dei pastori, da un altro “modellato” esclusivamente per varcare i tappeti delle varie esposizioni cinofile.

Studiando a fondo il carattere di questo cane straordinario, raro per il suo equilibrio e rusticità, non solo capii presto che non poteva esistere – a rigor di logica - omogeneità fra i soggetti di una qualsiasi cucciolata, indipendentemente dai loro genitori, ma mi accorsi presto che nessuna razza come questa, proveniente da remoti accoppiamenti così tanto casuali, com’è imprevedibile ogni altro avvenimento nella vita rurale nel continente medio asiatico, poteva manifestare varianti caratteriali così eclatanti. Fin dalle prime figliate, scoprii invece come potevano nascere cuccioli mediocri, anche se provenienti da ottimi guardiani o viceversa eccellenti guardiani da genitori poco predisposti e che solo analizzando a fondo le singole caratteristiche di ogni cucciolo, sarebbe stato possibile offrire quelle garanzie che i clienti normalmente richiedono al momento dell’acquisto.
Fu così che coniai i termini prima, seconda e terza scelta caratteriale, capaci di identificare, già nei cuccioli di pochi mesi, la variabilità esistente fra le due componenti più importanti che debbono coesistere in un buon cane da guardia: la diffidenza ed il coraggio, entrambe già presenti sin dalla nascita geneticamente in ogni soggetto. Classificando di prima scelta caratteriale coloro che e le manifestavano entrambe in modo molto bilanciato, di seconda scelta caratteriale quelli più diffidenti che coraggiosi o viceversa e di terza scelta caratteriale i più apatici ad ogni mio test o con tendenze comportamentali poco inclini al loro futuro compito di custodi della proprietà e difesa della famiglia.

Solitamente destino i miei soggetti di terza scelta caratteriale ad un’ulteriore selezione che faccio per capire se potrebbero essere idonei al lavoro con il gregge (vedi il CISCAL - Centro Italiano Selezione Cani Anti Lupo), poiché nei pascoli nessuno vuole cani troppo ostili all’uomo estraneo, anzi, più si manifestano indifferenti alla presenza di sconosciuti e meno grattacapi creano ai pastori. Per lavorare con le pecore sono invece importanti altre doti che cerco di individuare fra i soggetti che non potrei utilizzare facilmente come guardiani della casa e protettori della famiglia. Quelli di seconda scelta caratteriale li consiglio invece a chi s'accontenta di un buon sorvegliante ed avvisatore del pericolo, senza manifestare troppo interesse per quei soggetti capaci di intervenire con molta determinazione su chi entrasse nella proprietà custodita. Riservo invece quelli di prima scelta caratteriale (che non superano quasi mai il 20% di ogni cucciolata, anche se figli di ottimi guardiani) a chi desidera un cane capace d'intervenire con efficienza, qualora ne sopraggiungesse la necessità.
Tanto per capirci, posso dire che sono molti i cani capaci di fare i prepotenti con chi si dimostra impaurito della loro reazione, ma decisamente meno quelli che sanno affrontare un uomo estraneo, magari armato di bastone, che li sfidi con determinazione.
A questo punto, fra molti proprietari dei miei cani, nasce sempre una facile confusione fra l’appartenenza alla prima scelta caratteriale ed i tempi di maturazione del soggetto.
Non è assolutamente garantito che un cucciolo acquistato di prima scelta caratteriale, maturi prima di un altro di seconda, anzi, a volte può capitare l’esatto contrario. Basta che il secondo sia più sbilanciato sulla diffidenza che probabilmente si manifesterà un guardiano molto più precoce, ma nulla di tutto questo servirà per prevedere la personalità definitiva del cane maturo, ovvero quando il soggetto avrà superato i 4 anni d’età. Sono migliaia le domande che si pongono e le preoccupazioni inutili che maturano i neoproprietari dei miei cani, quando loro sono ancora giovani, poiché non risulta facile a nessuno capire la grande differenza che può esistere fra un soggetto di 2 anni (ancora cucciolone) ed un altro ormai diventato “uomo”.
I tempi di maturazione di un soggetto hanno poco a che vedere con la scelta caratteriale che io attribuisco ad ogni cucciolo durante i miei test, bensì sono sempre condizionati da molti altri fattori: l’ambiente dove crescono, il branco in cui maturano, la presenza di altri soggetti adulti nella stessa proprietà (anche se chiusi nei recinti), il ruolo sociale di branco a cui appartengono, le varie esperienze che vivono nei primi mesi di vita, gli errori commessi durante la gestione e non per ultima la semplice indole caratteriale di ogni singolo elemento. Come avviene negli uomini, anche nei cani c’è chi matura prima e chi invece tarda molto di più.
E nessun cane come MASAI potrebbe esserne l’esempio migliore, nonostante sia un mio soggetto di "primissima" scelta caratteriale.

MASAI nacque da una cucciolata di Burka x Annibal, quindi un fratello del mio Skorpion, conosciuto da tutti per le sue doti di precocissimo guardiano. Eppure MASAI è uno dei soggetti più lenti a maturare che io abbia conosciuto fino ad oggi e questa sua caratteristica la manifesta in ogni suo atteggiamento.
E’ un cane molto sicuro di se, non l’ho mai visto una sola volta con la coda fra le gambe, è molto dominante con ogni altro cane maschio che s'avvicini,

ma quasi che accetterebbe ancora di prendere ordini da un bassotto maschio più vecchio di lui (di dimensioni poco più grandi della sua testa) che vive nella stessa famiglia, come dalla sua compagna NIKITA che ha solo pochi mesi in più.

Se poi s' arrabbia, tutti lo temono, MASAI è capace di reazioni incredibilmente fulminee, ma il più delle volte rinuncia a farsi valere.

La stessa cosa avviene spesso nei pascoli, dove i cani “toccatori” (conduttori del gregge) di dimensioni sempre molto inferiori a quelli da protezione del gregge, dominano spesso e fanno i prepotenti con altri cani da gregge cinque volte più grandi di loro, ma ancora immaturi. E’ ovvio che non appena i custodi del bestiame maturano, diventa immediato scrupolo del pastore sorvegliare sulle loro interazioni in quanto basta una debole reazione di un cane da pastore per sopprimere un toccatore.
MASAI è il classico cane di prima scelta caratteriale, dotato di ogni attributo, ma che darà il meglio di se solo dopo i 4 anni d’età.
Pur cercando di riprodurre soggetti a maturazione più rapida, poiché è quanto la gente mi richiede maggiormente (oggi nessuno ha più tempo di attendere il decorso naturale degli eventi), i cani a lenta maturazione sono sempre stati la mia vera passione, infatti MASAI è un soggetto che io ho scelto di tenermi come riproduttore (lo considero di grande pregio),

nonostante l'abbia affidato in gestione (permanente) al mio amico Roberto Dionisi di Genova che può regalargli, poco lontano da casa mia, uno spazioso giardino vista mare sulle prime alture dell’entroterra ligure, una compagna del suo livello con cui farlo accoppiare e l’amore sincero di una famiglia, VERA amante degli animali. Praticamente il meglio che possa desiderare un cane da guardia!

I cani a maturazione più lenta sono l’ideale per i principianti, in quanto lasciano più spazio ai proprietari nel capire le loro esigenze e risultano molto più tolleranti su ogni errore di gestione che possa essere commesso,

quelli invece più rapidi nel manifestarsi pronti alla guardia, molto sicuri di se e ormai formati nel carattere già a poco più di un anno, anche se personalmente m'attraggono, si dimostrano spesso più impegnativi poiché, come avviene anche con i bambini precoci, risultano spesso molto più esigenti nei confronti di chi li accudisce.
Mi è appena accaduto all'inizio di quest'anno, durante la selezionare di una cucciolata di Neera x Leone, di rimanere nuovamente affascinato da un cucciolo nero e bianco a pelo lungo, molto simile a com’era il mio Kime’, tanto da volermelo tenere e chiamarlo Kimè I, in ricordo di suo nonno ormai scomparso. Avevo in quella cucciolata la possibilità di scegliere fra altri maschi molto più precoci, in particolar modo un suo fratello quasi uguale a lui che ho invece ceduto ad una famiglia di Torino, già oggi un valido guardiano, nonostante sia ancora giovanissimo. Ma non è stato affatto un mio errore di valutazione, anzi, dissi subito a questo mio cliente: “Né ho due che sono molto simili, a lei vendo quello che farà la guardia molto più precocemente! Il più lento lo tengo per me”.
Lo sguardo del mio Kime I ( raffigurato nella foto qui sotto) mi aveva immediatamente catturato, vedevo già allora in molti suoi atteggiamenti, come ancora oggi, la storia antica del continente medio-asiatico,

quando i pastori non possedevano alternative alla loro sopravvivenza contro i predatori, se non affidarsi ai cani che disponevano nel gregge.
Kimè I non è un cane precoce nella sua maturazione, direi addirittura molto lento, per adesso si limita solo a scrutare con grande attenzione tutto quanto accade intorno a lui, non interviene ancora ogni volta che qualcuno s’avvicina alla recinzione, come non si dimostra troppo dominante sulla femmina con la quale convive. Ma quando decide di agire, lo fa con unica determinazione e serietà, nonostante non abbia ancora compiuto il suo primo anno d’età. Ed è questo il motivo che l'ho scelto per me come futuro riproduttore, reputandolo quindi di “primissima” scelta caratteriale.
Credo che ebbero queste caratteristiche di lenta maturazione anche molti cani da pecore che fecero la storia della razza in Asia centrale. Vivere in branco con altri soggetti più maturi non consente mai ai più giovani di farsi valere in tenera età, anzi, i primi anni servono solo a crescere e ad imparare il mestiere dai cani più vecchi. Sbagliare per irruenza contro i lupi o altri predatori, significherebbe morire molto giovani.
E’ molto strano il fascino che riescono ad emanare su di me i cani a lenta maturazione, magari poi mi stufo d'aspettare e decido di cederli, con inevitabile rimpianto non appena m'accorgo di come sono diventati da grandi (..e allora voglio riacquistarli!), ma se devo scegliere un cane per me, non prediligo sempre quello che già da piccolo abbia con prepotenza agli estranei che passano per strada, bensì rimango affascinato dai più riservati e misteriosi. Ma tutto questo non credo c’entri qualcosa con le regole da seguire, saranno solo “manie” di un ultra cinquantenne che per mestiere, alleva e seleziona cani da guardia!
Anche se non va dimenticato che molti dei miei cani maturati lentamente, si dimostrarono poi guardiani di grande valore, come ad esempio: Kime’, i suoi figli Leone e Kabul, Taleban, Iran, Kayman e molti altri ancora.

Un paio d’anni fa scrissi un articolo su MASAI che s’intitolava: “MASAI: …la mia nuova scommessa!”. Poi, quando decisi di affidarlo ad un amico, poiché avevo necessità di spazio per introdurre nuove linee di sangue, qualcuno mormorò con un po’ di malizia: “Se non lo tiene con lui in allevamento, è perché questa volta ha paura di perdere la scommessa!”.
Ma io aspetto sempre che siano i risultati a togliere ogni dubbio sulle mie capacità di valutazione.
Roberto di Genova mi aveva già inviato, alcuni mesi fa, un filmato di MASAI per farmi vedere i suoi miglioramenti nella guardia (CLICCA QUI PER VEDERE), poi sono stato a casa sua la scorsa settimana e tenendo conto che si tratta di un soggetto a lenta maturazione, credo proprio che "il giovane" inizi già a cavarsela abbastanza bene, no?
Cliccare QUI per vedere il Filmato di MASAI.
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