IL CANE PASTORE TURKMENO
sikurt - sicurezza abitativa anticrimine
 
30/08/2014 - NEERA I: …l'antica virtù di saper fare deterrenza!



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Molti appassionati cinofili credono ancora che un cane da guardia spiccatamente reattivo nei confronti di chi si avvicina alla proprietà custodita possa manifestarsi meno equilibrato con la famiglia di un altro che si dimostra più tranquillo. Tant’è che sono ancora parecchie le persone che assurdamente mi richiedono soggetti capaci di abbaiare poco o nulla all’estraneo quando passa vicino al giardino di casa, per poi trasformarsi in leoni se lo stesso dovesse scavalcare la recinzione con cattive intenzioni. Altri pretenderebbero addirittura che il cane da guardia sapesse distinguere gli amici di casa dai potenziali nemici, che fosse disposto a farsi accarezzare da tutti per poi reagire solo in caso di necessità: questi sono però gli effetti di una cinofilia disonesta portata avanti da molti allevatori che, negli “ormai remoti” anni del progresso, pur di vendere un cucciolo in più, promettevano al futuro proprietario anche le assurdità più eclatanti. Infatti, continuano a rimanere ancora troppe le persone fermamente convinte che il cane possegga quell’intelligenza che non è invece propria del mondo animale dotato solo di istinti. E' innanzitutto per questo che continuano ad accadere incidenti fra il cane “incompreso” ed il suo padrone convinto di avere a che fare con un consenziente essere umano a quattro zampe.

 

 

Ci sarebbero da fare molte considerazioni sulle tante pretese che oggi l’uomo vanta nei confronti del proprio cane obbligato ad adattarsi ad ogni sua esigenza, ovviamente rafforzate da chi promette di poterlo educare (o meglio costringere) ad ogni comportamento, dimenticandosi di ogni suo istinto primario. Ma credo sia sufficiente soffermarsi un attimo su questa semplice considerazione: l’uomo, che dovrebbe essere l’unico animale dotato d’intelligenza, non è ancora mai riuscito a capire le reali necessità del suo cane, tant’è che lo fa vivere in un appartamento, viaggiare ovunque come fosse una valigia e lo vuole al suo fianco in ogni sua attività. Quest’ultimo invece, animale semplice dotato di soli istinti, dovrebbe imparare - tramite un percorso “educativo” - a capire ed ovviamente adattarsi alle più frivole ambizioni del suo padrone. Non credo che esista assurdità più palese ed è sconcertante constatare come si continuino a promuovere migliaia di iniziative cinofile, capaci di procurare reddito a chi le organizza, in una società come la nostra che si vanta ipocritamente di voler bene agli animali.

Essere evoluti non significa adeguare anche il cane alle nostre esigenze moderne, bensì sforzarci il più possibile di mantenere le sue antiche necessità. Non è stato lui l’autore del nostro progresso, il cane ne avrebbe fatto tranquillamente a meno, quindi è inutile sforzarsi di far credere che ne possa trarre benefici anche lui adeguandosi alla nostra “emancipazione”. Per vivere bene, il nostro cane necessita solo di un giardino dove possa fare il CANE, un animale chiuso in appartamento non sarà mai felice e non esiste stupidaggine più grande di chi afferma che la famiglia possa sostituire il suo branco. Lui si adegua alla famiglia solo perché gli offre (senza alternative) il cibo indispensabile alla sua sopravvivenza, ma non li considererà mai il suo branco. Basti pensare che con altri cani, lui si morderebbe frequentemente in tutta normalità, mentre se prova a farlo una sola volta con il padrone, viene immediatamente allontanato dalla famiglia se non addirittura soppresso con l’eutanasia! Inoltre, è solo con gli animali della sua specie che lui può amoreggiare, accoppiarsi, crescere i suoi cuccioli, mica può farlo con i componenti della famiglia! Quindi non continuiamo a raccontarci tutte queste “storielle” - come siamo abituati a fare per vivere sereni - camuffando ogni realtà. Un cane può vivere felice solo se gli offriamo l’occasione di fare branco con un altro suo conspecifico di sesso opposto, perché questo è quanto ha previsto la Natura per tutti gli animali; il resto è stato inventato dagli uomini, gli stessi che oggi lo sterilizzano per togliersi i grattacapi degli accoppiamenti indesiderati! E molti di questi si considerano anche animalisti.

 

 

Ma in Natura funziona tutto secondo regole molto diverse.

Nel mondo dei lupi, i diretti antenati del nostro cane domestico, viene considerato affidabile dal branco solo chi esterna le proprie intenzioni in modo molto evidente. Se aveste mai occasione di assistere ad un loro pasto, mentre consumano la preda, potreste constatare come il loro rapporto sia regolato da un ringhiare continuo fino alla fine del banchetto (VEDI FILMATO). Ed è solo così che il branco può capire le intenzioni di tutti i commensali che lo compongono ed adeguarsi di conseguenza. Se ad esempio un lupo sta mangiando una parte di carne che non gli spetta secondo quanto imposto dalle regole gerarchiche, tutti gli altri non lo attaccano subito ferendolo, bensì prima lo avvisano molte volte prima secondo i vari rituali riconosciuti dalla specie. Gli ringhiano, gli mostrano i denti, rizzano il pelo, orientano le orecchie e la coda in posizione d’attacco, secernono odori particolari ed emettono altri segnali di dissuasione.

Nessuno ha il vantaggio di ferire, né tanto meno uccidere, un compagno che per una volta non rispetta le regole del branco, visto che anche la sua presenza potrebbe essere molto utile a cacciare la prossima preda o a mantenere l’equilibrio della comunità. In natura vince sempre chi si scontra di meno ed è per questo che gli animali adottano in ogni situazione molti segnali di intimidazione prima di passare all’attacco diretto, opzione che viene sempre lasciata come ultima alternativa.

 

Contrariamente, nella nostra società viene invece considerato affidabile il cane che non ringhia mai al padrone, perché la sua totale sottomissione è quello che lascia ipoteticamente più tranquillo chi lo gestisce, senza pensare che proprio nel nostro mondo, quello “umano”, i responsabili dei crimini peggiori sono quasi  sempre coloro di cui nessuno sospetta, proprio per la loro personalità apparentemente inoffensiva.

 

Anche fra gli animali è sempre da considerare più equilibrato chi dimostra esplicitamente le sue intenzioni, piuttosto di chi le reprime a lungo per poi esplodere in reazioni spropositate.

 

 

Non esiste cane più affidabile, sia per i famigliari che per gli estranei, di quello così tanto coraggioso da andare al cancello mostrando i suoi denti a chiunque risulti sconosciuto.

 

Il cane che per la sua grande predisposizione genetica alla guardia, avverte il pericolo in ogni cosa che non conosce e sente la necessità di perlustrare spesso il territorio con l’intenzione di proteggerlo, si dimostra sempre molto più affidabile in famiglia di un altro generalmente apatico ed indifferente a qualsiasi presenza estranea. Questo perché considerando pericoloso chiunque si avvicini alla proprietà, sente una maggiore necessità di “allearsi” ai componenti della famiglia che lo detengono, visto che potrebbero risultare utili alla sua sopravvivenza. Inoltre, le tante energie che impiega durante gli atteggiamenti di dissuasione quali corse, salti, abbai, ringhi, etc., gli sono estremamente utili a scaricare la tensione accumulata a causa del suo infelice stato di reclusione (il cane rimane nella nostra recinzione solo perché glielo imponiamo, viceversa vivrebbe un'esistenza da animale libero). E non è un caso che la maggior parte delle aggressioni avvengano in presenza di cani che, considerati erroneamente alla pari di un famigliare, vivono lunghi periodi rinchiusi all’interno di un'abitazione.

 

 

Nei branchi di lupi avviene la stessa cosa. E' ormai stato scoperto da chi studia le dinamiche sociali di questi predatori che, più i vari membri si sentono minacciati da altri branchi avversari, più si mantengono in armonia fra di loro, evitando conflittualità gerarchiche che li renderebbero più vulnerabili, cosa che avviene invece in assenza di pericoli imminenti che minacciano il loro territorio. Inoltre, non appena la fame si fa sentire, ogni membro del branco aumenta a dismisura la propria aggressività ed è solo l’impiego delle energie finalizzate alla caccia che evita sanguinosi scontri fra gli stessi.

 

Anche nei cani da pastore si può facilmente constatare lo stesso fenomeno. In estate, durante il faticoso periodo dell’alpeggio - quando sono necessarie molte risorse per sopravvivere alla fatica - l’unione fra i componenti del branco risulta conveniente  a tutti per contrastare gli attacchi dei predatori, nessuno si dimostra mai troppo aggressivo nei confronti degli altri compagni, anche se ormai adulti e dello stesso sesso. La situazione cambia invece sensibilmente in inverno quando il gregge rientra all’ovile ed i cani conducono una vita più sedentaria e molto meno pericolosa.

 

Quindi risulta facile dedurre quanto segue: più un cane si dimostra predisposto alla guardia, ossia considera un pericolo la presenza di estranei che si avvicinano alla proprietà e mette in atto ogni forma di deterrenza necessaria per evitarne l’intrusione, più risulta mediamente affidabile con tutti i famigliari che lo gestiscono.

 

Nonostante possa sembrare strano, anche le persone estranee traggono grandi vantaggi da un buon cane da guardia capace di creare evidente deterrenza, poiché evitano di avvicinarsi o peggio ancora di entrare imprudentemente nella proprietà custodita, cosa che invece avviene spesso in presenza di vari molossi apparentemente tranquilli, ma che poi aggrediscono il malcapitato senza preavvisi.

A tal proposito si espresse molto chiaramente l’amico Dott. Paolo Sceusa, magistrato di professione, proprietario di due miei efficaci guardiani e da tempo utilissimo collaboratore della nostra Federazione Italiana Cani da Guardia, quando nella stesura di un articolo pubblicato su www.canidaguardia.com, nella sua rubrica “Il cane e la Legge”, scrisse:

 

Per questo torna necessario por mente ancora una volta alla stringente necessità che la presenza di un cane da guardia sia chiaramente rilevabile dall’esterno della recinzione, con avvisi di inequivoco significato, anche per chi non sappia leggere (i classici cartellini che raffigurino l’effige di un cane  da guardia, non importa di che razza) vanno benissimo, perché occorre che sia chiaro che chi entra senza che vi sia un dimorante ad accoglierlo, lo fa a proprio completo rischio. Questo sarà sufficiente a far desistere dalla intrusione estranei inoffensivi (il classico ragazzino che vorrebbe  scavalcare per recuperare il suo pallone, o le zingarelle minorenni che professionalmente tanto spesso, ma senza alcuna determinazione offensiva, entrano nei giardini per rubare nelle case, alle quali nessuno certo sparerebbe, ma che un cane da guardia purtroppo aggredirebbe senza porsi problemi.

 Naturalmente un cane da guardia vigile e attento non mancherà di recarsi al recinto, preferibilmente e giustificatamente abbaiando, tutte le volte che un estraneo vi si attarderà: quello è proprio il significante contributo del guardiano alla conferma che gli “attenti al cane” appesi in bella vista non sono vuota scenografia. Sono il suo chiaro messaggio senza parole, che però, in tutte le lingue suonerà così. “Ehi tu, io ci sono per davvero e faccio assolutamente sul serio. Sono uno che abbaia per non doverti mordere. Se entri lo stesso significa che sei uno cattivo e allora te la vedrai con me che sono molto più tosto di te. Pazientino i vicini, in fondo sto lavorando anche per loro perché finché io sto zitto vuol dire che la zona è tranquilla e che tutti possono sentirsi sicuri!”.

 

Chissà se verrà il giorno in cui non sentirò più la solita considerazione: “Necessiterei di un buon cane da guardia, ma temo per l’incolumità dei miei familiari!

 

Il cane non ha mai il minimo interesse ad entrare in conflittualità con chi compone la famiglia che lo detiene, poiché è dalla stessa che ricava il necessario per sopravvivere. Quando invece accade che il cane morde il padrone che l’ha cresciuto fin da piccolo, a meno che non ci si trovi in presenza di rarissimi casi di pazzia dell’animale (mai riscontrati una sola volta nella mia vita), è sempre colpa del padrone, anche se si preferisce attribuire all’animale ogni responsabilità poiché risulta a tutti molto più comodo, piuttosto di indurre il proprietario ad una seria riflessione su tutti gli errori commessi fino al momento dell’accaduto.

 

 

NEERA I nacque a Torino da Kiva x Zar II, due miei cani di altissima qualità caratteriale, discendenti da Burka, Kimè e Zar.

 

Sinceramente, non credo che esistano oggi in circolazione molte altre giovani femmine capaci di rappresentare in maniera così esplicita i concetti che ho appena esposto qui sopra.

NEERA I sa contrapporre al suo più che eccellete servizio di deterrenza contro chiunque si avvicina alla sua proprietà, una totale affidabilità che dimostra ogni giorno ai suoi famigliari. Va anche precisato che i proprietari di questa femmina di pastore dell’Asia centrale da guardia (che si aggiunge ad altri 3 soggetti della stessa razza posseduti ormai da tempo), hanno sempre applicato alla lettera tutto quanto gli ho prescritto.

 

Mentre ho anche altri clienti che non partecipano mai ai corsi, si sentono addirittura superiori e snobbano i miei consigli, semmai applicano le regole suggerite dagli amici, per poi interpellarmi solo quando sopraggiungono i soliti problemi ed a volte è ormai tardi per porre rimedio.

 

 

NEERA I è una vera esplosione di energia e di grinta all’ennesima potenza, per convincere l’estraneo ad allontanarsi dalla sua postazione è disposta a fare di tutto, anche a spiccare salti di vari metri, mentre abbaia, ringhia e mostra i denti. Nessuno potrebbe invece immaginarsi quanta dolcezza riserva alla sua famiglia, verso la quale depone ogni fiducia ed accetta le coccole al pari del più dolce dei cani da compagnia.

 

 

Il successo della selezione che intrapresi molti anni fa con il pastore dell’Asia centrale AUTENTICO (razza ancora tutt’oggi sconosciuta alla maggior parte dei cinofili e frequentemente confusa con altri cani, chiamati con lo stesso nome, ma provenienti da vari incroci con molossi europei) non si sta manifestando solo con i tanti soggetti da guardia che ho prodotto in questi anni, ma anche con la sorprendente affidabilità che molti di loro manifestano nei confronti dei proprietari.

 

 

E’ ovvio che risulta necessario rispettare alcune regole indispensabili per crescere bene i miei cani, argomento che io tratto in modo approfondito durante ogni sessione del mio Corso Base sul Cane da Guardia. Io allevo cani da sicurezza e non bambocci da compagnia, ma è altrettanto vero che la maggior parte dei miei clienti sono persone che non avevano mai posseduto un cane da guardia (come gli attuali proprietari di NEERA I) ed oggi, seguendo i miei consigli, convivono con i loro animali da Protezione Familiare senza incontrare la minima difficoltà, anzi, si dichiarano sempre più sorpresi nel constatare il meraviglioso rapporto affettivo che sono riusciti ad instaurare.

 

 

Nel rispetto della tradizione, pur applicando un criterio di selezione mirato a produrre cani da pastore capaci di proteggere la famiglia (viceversa rimarrebbero solo cani prevalentemente idonei per il gregge in contrasto ai predatori), in questi 15 anni di attività con la razza, non ho mai accoppiato una sola volta due cani di mia propretà per la semplice frivolezza di uniformarne il colore, la lunghezza del pelo, la statura, il peso, etc.

Originariamente, questo cane antico si evolse in Asia centrale solo per le sue spiccate doti caratteriali ed è questa l’unica caratteristica che io ho sempre prediletto nel mio allevamento.

Oggi, la maggior parte dei miei soggetti nascono morfologicamente molto diversi fra di loro, ma spontaneamente sani, rustici, di forte carattere ed estremamente equilibrati con la famiglia che li ha adottati.

 

E NEERA I ne rappresenta la prova più lampante!

 

Cliccare QUI per visionare il Filmato di NEERA I.

 

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