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Circa un anno fa, proprio in questo periodo, scoprivo che il mio Kayman era affetto da una probabile miocardiopatia virale, la stessa malattia che se lo sarebbe portato via molto rapidamente, a soli 6 anni e pochi mesi, un cagnone nero che avevo battezzato “il gigante buono!” e al quale ho voluto dedicare il mio ultimo libro sui cani aborigeni del Kazakistan, che ho appena pubblicato .

In tanti anni di cinofilia, non avevo mai posseduto un cane di una mole così importante, né mai prediletto, come tuttora, soggetti di quelle dimensioni, ma Kayman me l’ero trovato “tra i piedi” in uno dei miei viaggi studio in Transilvania, dove ormai da tempo mi reco per incrementare la mia cultura sui cani da pastore che lavorano realmente col gregge a protezione dei tanti lupi che popolano quella foresta.
Ricordo come fosse ora, quando entrai nel cortile di quella fabbrica dismessa di Miercurea Ciuc, nel distretto di Harghita, e vidi quell’animalone alla catena che s’impennava furioso con serie intenzioni di aggredirmi, visto che ero appena entrato nel suo territorio. Si sentiva già a distanza, oltre al potente ringhio, un singolare rumore dei suoi denti bianchi che sbatteva ripetutamente come fosse un coccodrillo e fu per quello che decisi di chiamarlo “Kayman”. Il suo nome originale sarebbe stato “Baro”, ma non gli si addiceva per nulla: lui non aveva mai “barato” una sola volta in tutta la sua vita, anzi, non ebbi modo di conoscere molti altri cani così leali nella mia lunga carriera di allevatore!

L’avevo anche acquistato per sottrarlo ai soliti combattimenti fra cani che organizzano laggiù ogni domenica e anche perché mi aveva fatto pena vederlo difendere con tanto orgoglio quella postazione così squallida che non gli offriva altro che un po’ di cemento dove potersi coricare, sia di giorno che di notte. Non appena mi ero dimostrato interessato, il suo prezzo era immediatamente lievitato, ma non mi pentii mai di averlo acquistato.
Me lo consegnarono un mese dopo al confine con la Slovenia e, come al solito, lo feci caricare dal suo padrone nel baule della mia automobile, pur non conoscendolo minimamente.
A differenza di altri che avevo già adottato da adulti in precedenza, Kayman non si dimostrò mai troppo ostile fin dai primi giorni, tant’è che nessuno dei miei famigliari credeva cosa sapesse fare quando difendeva il suo territorio. Io invece ci credevo eccome, visto che me l’ero trovato di fronte, lassù su quelle montagne, ruggire come un leone e avevo le idee molto chiare su come sapeva trasformarsi quando perdeva la pazienza e avvertiva il vero pericolo.

La sua linea di sangue apparteneva ad alcuni cani da pastore dell’Asia centrale da lavoro di cui oggi non esiste quasi più traccia nella razza, se non nei discendenti che io continuo a riprodurre. Nel suo pedigree era presente anche il fratello della madre del mio grande Kimè e questo mi bastò per introdurlo fra i miei stalloni da riproduzione.
In soli pochi mesi, Kayman mi conquistò innanzitutto per la grande bontà che sapeva dimostrare nei nostri confronti, oltre a comportarsi come un vero “gentleman” con qualsiasi femmina che vivesse con lui. Non lo vidi mai inutilmente aggressivo, anzi, spesso cedeva loro anche la sua razione di cibo, quasi come se a lui non servisse più. A volte ci sembrava addirittura un po’ “tonto” e provavamo anche un po’ di pena quando rimaneva senza cibo per esserselo lasciato sottrarre dalle sue compagne, ma “la festa” finiva non appena loro iniziavano ad abusare un po’ troppo della sua pazienza e "generosità": a quel punto si trasformava in una furia mai vista prima e un giorno toccò proprio alla mia irriducibile Tundra subirne le conseguenze, la prese fra le fauci e iniziò a sbatterla come fosse stata uno straccio. Al termine dello scontro, che cessò solo per le disperate urla della femmina, che si sentirono sino in paese, lei si alzò con l'espressione di chi è stato travolto da un uragano, tant’è che lo chiamammo per un po’ di tempo anche “Uragano”, così come “Montagna” tanto era enorme, oppure “Badumba” come l’aveva ribattezzato mia figlia Sofia.
Lui, il più grande e grosso di tutto l’allevamento, fu sempre destinato ad accoppiarsi con le mie femmine più piccole, poiché di Kayman, a me piaceva il suo carattere, il colore, la forma della testa, lo sguardo, l’eleganza, ma non sicuramente i suoi oltre 85 cm al garrese che lo rendevano sproporzionato e a volte impacciato come cane da pastore; non capii mai quale remoto “miscuglio” fu fatto nella sua genetica per farlo diventare senza logica così alto. Nessuno dei cani da pastore che s’incontrano nei pascoli di tutto il mondo, può sopravvivere a lungo con quelle dimensioni, tant’è che lui, dopo una prima dura reazione che aveva per difendere il territorio, tendeva subito ad accucciarsi. Nel lavoro dei pascoli, essere molto alti di statura o pesanti, non ha mai aiutato nessuno!

La sua scomparsa mi lasciò così tanto amareggiato che non riuscii a scrivere nemmeno una parola su di lui; ero ancora sofferente per la recente dipartita del mio IRAN e mi rifiutai di farlo, ma vi posso assicurare che amai quel cane più di molti altri. Il giorno in cui gli preparai la fossa nel mio giardino, era oramai dicembre e sulle mie montagne il freddo si faceva già sentire parecchio, ma dovetti scavarla così grande e profonda che i sudori mi colavano come fosse stata piena estate. Era stato penoso vedere come lo aveva consumato la malattia in meno di due mesi, il suo cuore era andato in tilt e batteva come un pazzo, lui si era ridotto ad uno scheletro con una pancia enorme dovuta ad una terribile ascite; a nulla valse la grande assistenza farmacologica che mi mise a disposizione il mio amico Adriano, cardiologo di grande valore e molto appassionato anche lui di questo “gigante nero”. Era arrivata la sua ora e nessuno riuscì a far nulla per evitare che se ne andasse così rapidamente.
Ancora forte come un toro, aveva appena coperto per l’ultima volta la mia Orsa; dalla cucciolata mi sono conservato 3 cucciolone femmine per la riproduzione: due sono da me (e stanno crescendo molto bene) e una è in un pascolo che lavora con le pecore dove si sta dimostrando un'eccellente cane da gregge.
Da una delle sue precedenti monte con Orsa, la femmina con cui visse gran parte della vita, nacque una cucciolata poco fortunata: sopravvisse solo un maschietto nero come Kayman che decisi di chiamare KAYMAN Jr,

tanto gli assomigliava già allora. Io non avevo visto com'era il padre da cucciolo, poiché c’eravamo incontrati quando lui aveva già circa 3 anni, ma credo proprio che fosse identico al figlio.
Se dovessi solo considerare la sua mediocre capacità di allevare i cuccioli, direi che Orsa non è mai stata un’ottima fattrice. Per vari motivi, le sue cucciolate si manifestano sempre un enigma, lei non cessa mai di fare la guardia nemmeno quando sta partorendo e quindi alcuni cuccioli non riescono ad allevarsi, ma se valuto le qualità caratteriali che sa riprodurre questa figlia di Burka, non credo che possa possedere molte rivali.

KAYMAN Jr nacque e si allevò per i primi due mesi al fianco dei suoi genitori e già a trenta giorni si arrampicava su quella “montagna nera” che era suo padre. Fu uno degli spettacoli più piacevoli cui ebbi modo di assistere da quando allevo questa razza: un padre e un figlio, entrambi scuri come la notte, praticamente simili in tutto, ma con almeno 70 Kg. di differenza! Alla fine di ogni pasto, Kayman si coricava al centro della recinzione e KAYMAN Jr , dopo essergli salito sulla schiena, si lasciava cadere a mo di scivolo lungo il costato del padre, un gioco che ripeteva fin quando si addormentava vicino a lui.

Bastava però che facessi un qualsiasi verso che già allora, KAYMAN Jr., pur essendo meno di 2 mesi di età, si alzava di scatto e partiva con la coda ben dritta ad abbaiare contro “ignoti”, come per dire: “Ehi! Attenti! Adesso ci sono anch’io!”.

Oggi KAYMAN Jr, ha 2 anni e vive a Padova a casa di Roberto e della sua compagna che gli vogliono un gran bene, anzi se fosse solo per loro, lo vizierebbero anche troppo!

Mi piaceva così tanto, che inserii anche KAYMAN Jr ancora cucciolone fra le testimonianze del mio libro “Un guardiano in famiglia”, nonostante avesse solo pochi mesi e qui di seguito potrete leggere cosa scrisse il suo padrone:
“Avendo deciso di affiancare un altro cane al mio vecchio dogo canario di 9 anni, ci siamo interrogati su quale razza orientarci.
Dopo molti anni passati ad informarmi e vedere più cani possibile, sono arrivato a capire che i cani da pastore da custodia del gregge erano quelli che mi piacevano di più a livello morfologico, i miei gusti fortunatamente hanno incontrato anche quelli della mia ragazza e quindi ci siamo concentrati su questo tipo di esemplari.
Tralasciando l'aspetto estetico, ci siamo chiesti quali dovevano essere le caratteristiche che ritenevamo indispensabili dopo le esperienze fatte con un Dogo Canario, un Bovaro del Bernese, un Terranova ed un West England.
Al primo posto la salute, poi la rusticità e una buona attitudine alla guardia era quello che ci interessava.
Posti i requisiti fondamentali ci siamo imbattuti sul sito dell'allevamento de "Il Turkmeno", dove con stupore abbiamo scoperto che esistevano ancora dei cani che potevano soddisfare appieno tutte le nostre esigenze.
Così il 15 novembre 2012 è arrivato Kayman Jr.
Inutile dire che ci siamo immediatamente innamorati del cucciolo dopo averlo visto in allevamento e dopo essere rimasti impressionati anche dai genitori, soprattutto il padre che per noi rappresenta il cane perfetto da tutti i punti di vista.
Dopo le prime 2 notti passate con il cucciolo per farlo ambientare nella nuova casa, o meglio nel giardino, il piccolo si è dimostrato già dalla terza notte molto indipendente e senza paura, infatti non piangeva più, consapevole forse del fatto che la mattina seguente saremmo ritornati da lui.
Dopo pochi giorni abbiamo notato come si trovasse già perfettamente a suo agio in quello che sarebbe diventato il suo territorio, scorrazzando ed esplorandolo in ogni angolo.
Una delle cose che ci ha colpiti di più è stato vederlo mangiare per la prima volta la carcassa di pollo, sembrava che a quel piccolo di 2 mesi la natura avesse dato già tutte le informazioni di cui necessitava per la sopravvivenza, come ad esempio mangiare e cosa fare con la sua razione di cibo. Probabilmente non ancora a suo agio nella nuova casa, dopo averlo chiuso nel suo box, non mangiava sotto la tettoia, ma si nascondeva vicino ad un albero, sulla terra, anche sotto la pioggia, sembrava quasi di vedere un animale selvatico. Ora probabilmente per la sicurezza acquisita e la fiducia che ha in noi non si nasconde più.
A 3 mesi aveva già capito ed imparato ad aprirsi la porta di casa costringendoci a chiuderla sempre a chiave.
Durante le prime passeggiate a sconvolgerci è stato il vedere come rispondeva alle provocazioni degli altri cani che gli abbaiavano contro, da dietro i cancelli dei giardini. Dopo un momento di paura rispondeva con un ringhio che non sembrava suo da quanto era profondo facendo zittire cani ben più grandi, come se ci fosse in lui qualcosa di primitivo.
Spesso lo troviamo a dormire sopra il tappeto che abbiamo davanti alla porta di casa e non nella cuccia, anche quando si tratta di serate molto fredde.
Oggi, ha 5 mesi, continuiamo ad essere sorpresi per come affronta le novità con la sua coda sempre dritta, un po’ da sbruffone, le situazioni che non comprende o gli fanno paura, sembrano attirarlo a differenza degli altri cani che abbiamo avuto che da cuccioli dimostravano un atteggiamento opposto, dimostrando un’insicurezza che credevamo normale.
L'intelligenza che ha dimostrato di possedere fin da subito è per noi un continuo motivo di stupore, oltre al fatto di essere in grado di aprirsi le porte, ha capito immediatamente quante altre porte danno sul giardino, cosa che il mio Dogo Canario non ha ancora compreso oggi, ha imparato praticamente da solo a fare il seduto e quando mi avvicino al suo box con il cibo, gli dico "dentro" facendogli il gesto con la mano e lui entra correndo e aspetta la sua carcassa di pollo seduto.
Al guinzaglio, a parte avere l'esuberanza dei suoi 5 mesi, è molto bravo, a patto che altri cani non lo provochino facendolo reagire, viceversa gonfia il pelo sul collo e sulla coda e inizia a tirare verso di loro”.
KAYMAN Jr desidererebbe tanto avere una compagna del suo calibro, ...eccome lo desidererebbe! Cosa che non è stata possibile fino a oggi, perché è ancora fortunatamente in vita “il vecchietto”, ovvero il “povero” Dogo Canario, un bel soggetto, ma un po’ malandato sugli arti posteriori, buono come il pane e sempre in cerca di coccole da chiunque entri in casa, vissuto spesso in salotto, fra tappeti e sofà.
Era un po’ che volevo passare a Padova per testare il carattere di KAYMAN Jr e anche se Roberto continuava a dirmi che era molto buono e non faceva ancora molto la guardia contro l’uomo, io sapevo già invece quale “soggettino” mi sarei trovato al cancello: vi chiedo scusa se pecco un po' di presunzione, ma sul carattere dei cuccioli che nascono nel mio allevamento, solitamente mi sbaglio poco, ...anzi pochissimo!
A volte “rompete” quando continuate a chiamare “cane” quello che è invece solo un giovane cucciolone (anche se ha ormai 2 anni e supera i 50 Kg. di peso) e pretendereste che facesse già la guardia come i miei soggetti adulti. Quando vi dico che ci vuole pazienza, mi scambiate spesso per un qualsiasi allevatore che cerca le solite scuse solo per giustificare il suo mancato risultato, ma se vi feci delle previsioni al momento della vendita, si avvereranno come sempre, fino ad ora non è MAI accaduto il contrario. La Natura non ha nulla a che vedere con la rapidità dell’elettronica a cui vi siete abituati, con Lei è necessario aspettare che faccia il Suo corso.

Appena mi sono affacciato al portone, KAYMAN Jr mi ha attaccato senza troppa esitazione e con la coda ben in verticale; ho visto nei suoi occhi lo sguardo del padre e con grande piacere la morfologia che desideravo riprodurre: un soggetto robusto, ma più leggero e quindi molto più agile del suo genitore, con tutte le caratteristiche per diventare un guardiano di ottima qualità.

I vicini di casa di Roberto non sono amanti dei cani, capita, (direi che in Veneto come anche in Lombardia, è quasi nata la “fobia del cane che abbaia”, vorrebbero l’animale telecomandato e annullabile con un clic, come si fa con il condizionatore d’aria o la tv, ...sarà lo stress dei tempi moderni!), quindi, non è che KAYMAN Jr possa esprimersi come vorrebbe, visto che Roberto è molto più scrupoloso di quanto lo sarei io. In più gli manca quella femmina che lo completerebbe come animale: in questo importante momento del suo sviluppo fisico e caratteriale, avere come unica compagnia un acciaccato “anzianotto di 90 anni”, non è sicuramente un grande stimolo per un giovane pimpante come lui.

In ogni caso, non appena KAYMAN Jr ha capito che il territorio era in pericolo, ha fatto risorsa del suo grande bagaglio genetico e siccome il “sangue non è acqua”, in pochi secondi ha rispolverato le vecchie doti di guardiano che sapeva già sfoggiare nel mio allevamento a soli 60 giorni di vita e si è fatto valere dimostrando un'eccellente determinazione.

Roberto e la sua compagna hanno in progetto di cambiare casa, vorrebbero un giardino molto più grande per il suo guardiano e dei vicini un po’ meno rompiscatole, a quel punto il numero dei loro soggetti potrebbe aumentare sensibilmente, perché i miei guardiani di prima scelta caratteriale sono capaci anche di questo: cambiare la vita delle persone!
Come mi accade spesso, anche questa volta sono tornato a casa pensando: “Forse sarebbe stato meglio se non l’avessi venduto!”. KAYMAN Jr diventerà un grande cane, ancora più forte del padre, ma è anche vero che non posso tenermeli tutti, ne ho già moltissimi e tutti di carattere, i miei vicini sono molto buoni e pazienti ma, quando di notte i miei oltre venti guardiani partono ad abbaiare, "trema" la montagna!
Devo comunque dire che è anche molto piacevole condividere con altri questa mia grande passione per i cani da guardia, grazie ai miei animali ho trovato molti amici ai quali sono affezionato, alcuni sono addirittura diventati miei ottimi compagni di “avventura”. E pensare che io non ho mai fatto sconti a nessuno: né di soldi né di rimproveri! E' facile quindi che il merito sia solo il loro: dei miei cani!
La Federazione Italiana Cani da Guardia è ormai una grande famiglia e quando arrivano le occasioni per rincontraci, c’è sempre qualcuno che mi telefona per dirmi: “Probabilmente, questa volta non ce la farò a venire!”. Poi invece me li trovo tutti a Peveragno, come al solito, ma più che per sentire me a ripetere sempre le stesse cose, credo proprio per rivedere quelle "vecchie amicizie" che solo la sana cinofilia riesce a conservare nel tempo.
Cliccare QUI per vedere il Filmato di KAYMAN Jr.
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