IL CANE PASTORE TURKMENO
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02/11/2015 - KING: …il ciel sereno dopo la tempesta!



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Chiunque si avvicini per la prima volta al mondo cinofilo è normale che si senta un po’ confuso su quale cane scegliere per le proprie esigenze: ci sono ormai centinaia di razze con altrettanti allevatori che ne decantano le qualità sui loro siti internet. Fra gli appassionati di cani si è addirittura creata una tifoseria simile a quella del calcio con persone che sosterrebbero fino alla morte che una razza sia migliore di un’altra, mentre c’è ancora chi è convinto che basti un buon addestratore per far diventare il cane come lo desidera il padrone. Solo pochi hanno invece capito che contro l’indole dell’animale non si può fare nulla e, come avviene anche nelle famiglie degli umani, un soggetto può manifestarsi molto diverso da un altro, anche se figlio degli stessi genitori e quindi appartenente alla medesima razza.

Una delle richieste più frequenti che riceve giornalmente la nostra Federazione Italiana Cani da Guardia è quella di esprimere un giudizio su quale possa essere la razza migliore in assoluto per difendere la proprietà, per convivere bene con la famiglia e manifestarsi affidabile con i bambini. Il problema è che in Natura non c’è mai nulla di riproducibile con regolarità, poiché tutto è in continua evoluzione (basti vedere come cambia il tempo da un giorno all’altro), pensare quindi di poter standardizzare il comportamento degli animali, come si vorrebbe fare oggi con il carattere dei cani, è un’assurda quanto ridicola presunzione.

 

 

Esistono solo due possibilità per avere successo con un cane da guardia: saper individuare le potenzialità del cucciolo (visibili fin dai primi giorni agli occhi di un esperto) e imparare a crescerlo correttamente, senza mai opporsi alla sua indole naturale. Tutto il resto è pura fantasia cinofila, purtroppo sempre più diffusa dai media e da molti che si dichiarano “esperti”, ma che in realtà non offre la minima garanzia di risultato.

 

Quando conobbi Sebastiano, lui e la sua famiglia erano proprietari di un cane maschio molto simile a un Maremmano-Abruzzese, donatogli dallo zio che fa tutt’ora il contadino nelle campagne del casertano. Nel mondo rurale i cani non si accoppiano quasi mai per volere del padrone, bensì avviene tutto accidentalmente quando le femmine vanno in calore ed è sempre il maschio più forte che si assicura il diritto di montarle. Spesso nascono incroci fra tipologie di cani diversi e quindi non sarebbe immaginabile poter sostenere con certezza se Jeiden fosse un vero pastore Maremmano-Abruzzese, certo è che sia lui che i fratelli, fin dai primi giorni, gli assomigliavano molto.

 

 

Vorrei comunque precisare che il cane da pastore Maremmano-Abruzzese, come tutti gli altri cani da pecora esistenti al mondo, non si riprodusse mai nei secoli come avviene oggi negli allevamenti dove si ha la presunzione di selezionare la “purezza” della razza, decidendo a priori quale sia il maschio a dover coprire una determinata femmina. Fino a poche decine di anni fa, in Abruzzo tutti i pastori facevano ancora la transumanza e quindi tutto avveniva per pura casualità e solo dopo violenti scontri fra i maschi che combattevano anche fino alla morte per accaparrarsi il diritto di coprire le femmine in calore.

 

 

Sebastiano non mi contattò certamente per lamentare che il suo cane non faceva la guardia, anzi, mi inviò subito un video che dimostrava il forte carattere che il suo Jeiden dimostrava già a 18 mesi: ogni volta che un estraneo si avvicinava alla proprietà, lui partiva senza timore per  andare ad abbaiare con prepotenza alla recinzione!

Il problema di Sebastiano era un altro: il cane che aveva adottato quando aveva solo 60 giorni, si stava dimostrando sempre più ingestibile e lui non sapeva più cosa fare per risolvere la situazione di panico che si era ormai creata specialmente fra i suoi famigliari. Si era già anche rivolto ad alcuni “esperti” cinofili ma, nonostante il suo grande impegno nell’applicare ogni suggerimento, nessuno di loro era mai riuscito ad essergli di aiuto.

 

Vi riporto testualmente alcune parti di un memoriale che Sebastiano mi ha cortesemente inviato alcuni giorni fa:

 

“Il mio Maremmano-Abruzzese si chiamava Jeiden e mi fu regalato da mio zio agricoltore di Caserta, il quale ne possedeva sia alcuni con la coda lunga classica, sia altri come il mio che nascevano già senza coda, soggetti che a suo dire si dimostravano i più forti di carattere. Il mio cane era figlio di un fratello e di una sorella che si erano accoppiati, come avviene spesso da quelle parti, tant’è che anche gli stessi genitori erano pure loro figli di un fratello e di una sorella. Ti voglio sottolineare che il fratello di Jeiden, che ha tutt’ora mio zio, la prima volta che lo incontrai, anche se non mi aveva mai visto, si prostrò ai miei piedi sottomettendosi completamente, come anche sua madre faceva avvicinare ai suoi cuccioli chiunque lo desiderasse senza manifestarsi minimamente indispettita, mentre il padre, molto dominante sugli altri cani era anche un po’ diffidente con le persone, senza però mai manifestarsi aggressivo.

 

 

Quando mio padre mi porto Jeiden, scelto non so con quale criterio da mio zio, aveva solo 2 mesi. Al momento dell'arrivo del cucciolo, ero ancora in affitto in un appartamento, poiché stavo terminando la mia attuale abitazione indipendente con giardino, quindi non ebbi alternative se non tenerlo dentro casa, portandolo ovviamente fuori per i suoi bisogni, ma questo durò per non più di un mese poiché in seguito ci trasferimmo nella nostra attuale residenza.

 

 

Dopo circa tre giorni dal suo arrivo, provai a verificare se accettava che gli togliessi la ciotola mentre mangiava, ma lui mi ringhiò già prepotentemente. Preoccupato dell'accaduto mi rivolsi alla persona che secondo me poteva essere più preparata in materia, il veterinario, il quale mi consigliò un buon addestratore iscritto addirittura all'albo ENCI.

Iniziammo un percorso di addestramento che terminò già alla quarta seduta, poiché il cane, che aveva ormai 4 mesi, dopo un duello con l'addestratore, il quale voleva a forza che il cucciolo accettasse il sottrargli della ciotola, gli morse un dito procurandogli ben quattro punti di sutura. Invece di sottomettersi, il cucciolo aveva combattuto con una grinta impressionante fino ad allontanare chi lo stava disturbando durante il pasto.

Quando l'addestratore se ne andò, mi consiglio di procedere dando sempre io il cibo al cane, tenendo in mano la sua ciotola e obbligarlo a fermarsi mentre stesse mangiando ogni volta che lo desideravo, questo per fargli capire, secondo lui, che io ero quello che comandava.

 

 

Ti posso garantire che adesso, mentre sto scrivendo, mi viene la nausea a pensare cosa io, sotto il consiglio di quel tipo, ho fatto passare al mio Jeiden, oltre ad infastidirlo quando mangiava, lo obbligavo a fare il seduto, fermo e resta, come mi era stato consigliato per migliorare e addolcire il carattere del cane, addestramento che fra l’altro lui imparò ad eseguire alla perfezione dopo poco tempo. (Ti allego un filmato).

I problemi con mio figlio maggiore iniziarono quando il cane aveva solo pochi mesi e continuarono in futuro con vari episodi di aggressività nei suoi confronti, fin quando avvenne che mio figlio, avvicinandosi al cane seduto con la sola intenzione di accarezzarlo, subì una reazione così violenta dall’animale, ormai di 18 mesi, che pensavo gli avesse mangiato le braccia, mentre in effetti lo aveva solo spaventato bocconandolo ma senza fargli un solo graffio.

 

 

Ebbi molta paura e gridai contro il cane che andò immediatamente a rifugiarsi sotto la mia auto. Non riuscivo a spiegarmi quel suo comportamento, visto che i miei figli avevano sempre giocato con lui fin dai primi giorni che era arrivato a casa.

Credo che quel cane soffrisse anche molto nel dover vivere da solo, senza una compagna, tant’è che ogni volta che noi uscivamo in cortile, per relazionarsi con noi, lui ci mordicchiava alle mani fino all'esasperazione, ti posso assicurare che ormai evitavamo di uscire in giardino per non subire quella sua fastidiosa mania.

Ci furono poi anche alcune reazioni poco piacevoli che il cane ebbe nei confronti di mia moglie, mentre mio figlio minore ed io non incontrammo mai grossi problemi.

Voglio concluderti dicendoti che, quando portavamo il cucciolo dal veterinario per i vari controlli che ci aveva consigliato, vista la sua non voglia di farsi visitare, lui lo tratteneva a forza prendendolo al collo e stringendolo sotto braccio fino a farlo defecare sul tavolo dello studio.

Ecco, questa è una buona parte, esclusi ulteriori dettagli, della brutta esperienza che il mio cane ha avuto con noi e che noi abbiamo avuto con lui, prima di conoscere la vostra Federazione che ci ha insegnato molte cose su come crescere bene e gestire al meglio i cani da guardia”.

 

 

L’esperienza di Sebastiano non è un caso isolato, anzi, ogni settimana ricevo mail di famiglie che lamentano problemi simili con cani che hanno adottato da cuccioli. E non si tratta solo di alcune razze in particolare, come si vuole far credere a tutti i costi etichettandone una decina come più “pericolose” di altre, bensì è un fenomeno sempre più diffuso anche fra i cani cosiddetti da “compagnia” o consigliati come i più idonei a vivere con i bambini.

In realtà, non è quasi mai la tipologia del cane a costituire il problema principale, bensì la completa incompetenza cinofila di chi oggi si crede esperto solo perché ha letto qualche nozione su internet! La tendenza della cinofilia moderna è ormai quella di voler imporre regole fisse, basate sull’assoluta obbedienza del cane, senza mai voler tenere conto della sua indole naturale (così diversa in ogni soggetto) e questo è uno dei più grandi errori che si continua a commettere anche in molti ambienti addestrativi riconosciuti dalle più autorevoli istituzioni.

 

 

Il vero problema è che non è mai il cane a scegliere di vivere con il suo padrone, bensì è il padrone che lo adotta arbitrariamente per sua volontà e, se non viene capita l’indole innata dell’animale, è impossibile immaginarsi un buon futuro rapporto con i famigliari che lo gestiscono. Il cane non ama come non odia mai i suoi padroni, si trova semplicemente costretto a vivere al loro fianco e quindi reagisce in base al suo istinto animale di sopravvivenza. Se si tratta di un soggetto di indole sottomessa (quindi difficilmente idoneo alla guardia) accetta qualsiasi sopruso che gli venga fatto, pur di assicurarsi la sua razione di cibo, se è invece un cane più dominante, spesso sceglie di ribellarsi poiché non riesce ad accettare il tipo di esistenza che gli sta prospettando il padrone.

 

Il cane “più prepotente del mondo” può comunque vivere in perfetta armonia con la persona più debole e inesperta che esista, basta solo che in quel territorio trovi i presupposti per trascorrere al meglio la sua vita di animale recluso! E tutto scorrerà senza il minimo intoppo.

 

Quando incontrai per la prima volta la famiglia di Sebastiano, era ovviamente molto preoccupata per ciò che gli stava accadendo: specialmente la moglie e i figli provavano paura per quel cane, poiché non si fidavano più di lui, così come il cane, poverino, non si fidava più di loro, visto com'era stato gestito fino a quel momento.

 

Come prima soluzione non proposi loro di separarsi dall’animale, bensì provai a cambiare alcune regole di gestione, ma mi accorsi presto che sarebbe stato molto difficile recuperare il rapporto tra Jeiden e la sua famiglia. Per riconquistare la fiducia di Jeiden, era altrettanto indispensabile che i suoi proprietari ritrovassero almeno un po’ di fiducia in lui, riuscendo a dimenticare tutto ciò che era successo di negativo, ma questo non è facile  nemmeno per un cinofilo “navigato” e non fu quindi possibile ottenerlo dalla famiglia di Sebastiano che si trovava a dover gestire un cane “problematico” già alla sua prima esperienza.

 

 

Quando il cane cresce fin da cucciolo fidandosi della famiglia che lo nutre, tutto funziona alla perfezione, poiché l’animale si dimostra sempre disposto a perdonare gli eventuali errori che si possono commettere durante la gestione, ma questo non perché il cane sia un animale “buono” che ama il padrone (come molti pensano), semplicemente perché riesce a capire il grande vantaggio che ottiene instaurando un buon rapporto con chi gli permette la sopravvivenza.

 

 

Quando invece il cane si accorge di non potersi fidare completamente di chi gli somministra il cibo, i malintesi col padrone rischiano di intensificarsi giorno dopo giorno in modo esponenziale, fino a creare una matassa difficilmente dipanabile.

 

Decisi quindi di trovare una sistemazione per Jeiden presso qualche contadino della mia zona, affinché la famiglia di Sebastiano potesse ritrovare quella serenità ormai persa da tempo e l’animale una nuova possibilità di riscattarsi.

Il giorno in cui accompagnai Sebastiano e la moglie a deporre il loro cane nel recinto della nuova dimora, sembrava seguissero un funerale: non furono certamente risparmiate le lacrime!

 

Solo per farvi capire il “caratterino” di Jeiden, vi dico solo che, dopo meno di un ora che noi l’avevamo lasciato, lui riuscì ad aprire facilmente con i denti la rete (non troppo solida) del recinto, uscire dal cortile di quella azienda agricola, andare in paese e mordere tre persone in pochissimo tempo: il gestore del bar che voleva scacciarlo dal suo dehors (dove si era da poco posizionato), uno dei due carabinieri intervenuti dopo la chiamata e il veterinario del canile intento a catturarlo. In ogni caso, dopo un po’ di complicazioni iniziali, la storia di Jeiden è comunque riuscita a trovare un lieto fine: oggi vive in mezzo ad altri animali senza creare troppi problemi a chi lo gestisce.

 

Con Sebastiano, la moglie e i due bambini avremmo invece dovuto ricominciare da capo, visto che la loro casa aveva comunque l’impellente necessità di essere protetta dai malviventi che in quella zona del modenese pare stiano colpendo sempre più spesso.

 

A questo punto è mio dovere sottolineare il grande impegno che questa famiglia ha saputo mettere nel voler ottenere un buon rapporto con i nuovi cani appena arrivati: non hanno ancora mai mancato a una sola sessione del mio Corso Base sul Cane da Guardia (del quale credo sappiano ormai ripetere ogni passaggio a memoria) applicando ogni minimo dettaglio.

 

 

I due bambini, anche se molto vivaci vista l’età, hanno ormai imparato bene come si deve convivere con i cani da guardia, mentre Sebastiano, contraddistinto da una radicata passione per la cinofilia, ha anche partecipato, accompagnato dalla moglie (oggi una mamma finalmente tranquilla), allo stage estivo di quest’anno e superato brillantemente l’esame per diventare un attento e “meticoloso” Consulente Cinofilo della nostra Federazione Italiana Cani da Guardia. Credo che nessuno più di lui possa essere ben convinto di quanto sia indispensabile l’applicazione di alcune regole nella crescita dei cuccioli e nella gestione dei soggetti adulti: i cani che oggi vivono nel suo giardino sono ancora più forti di carattere del “terribile” Jeiden, ma il rapporto che hanno imparato a instaurare con i proprietari, bimbi compresi, è di gran lunga diverso!

 

 

RAJA e KING, i due giovani pastori dell’Asia centrale che oggi proteggono la famiglia di Sebastiano sono ormai diventati ottimi guardiani, specialmente KING, il capo indiscusso che, a poco più di un anno e mezzo, sa già difendere la sua proprietà con grande determinazione e ha saputo far ritornare in famiglia la fiducia nei cani da guardia.

 

 

Per me, sarebbe molto facile in questa situazione sostenere che la differenza è sempre dovuta alla qualità dei cani che si adottano (potrei godere di un’ulteriore pubblicità per i soggetti che allevo), ma non credo sarebbe onesto nei confronti di Jeiden che, pur avendo un carattere un po' particolare, se fosse stato capito nella sua indole, avrebbe potuto offrire alla famiglia di Sebastiano ciò che loro stavano cercando: un guardiano affidabile!

 

Al fine di instaurare un buon rapporto cane-padrone, è sempre molto importante che i famigliari siano guidati da persone esperte che li aiutino ad applicare in modo corretto alcune regole durante la crescita del cucciolo o del cucciolone: cercare di recuperare il carattere del cane quando è ormai diventato adulto è sempre molto difficile! E' quindi necessario fare molta attenzione a chi si decide di interpellare quando servono dei consigli, poiché con Jeiden si poteva fare sicuramente molto meglio quando era ai primi mesi ed evitargli di dover lasciare in seguito la sua famiglia!

 

Allevare un cane da guardia non è la stessa cosa che allevare un cane da compagnia, da presa o da difesa personale, il guardiano “per genetica” ha una personalità molto diversa da altri cani, poiché dotato di istinti primari decisamente superiori, visto che nasce per essere destinato a un compito molto difficile: proteggere la famiglia in casi di estremo pericolo!

Non è necessario essere degli esperti per adottare un buon cane da guardia, lo può fare anche chi è alle prime armi, è però indispensabile farsi aiutare da chi sa bene come agire fin dal primo giorno che si adotta l'animale.

 

Se avete dei problemi di gestione con i vostri cani da guardia o intendete adottare un cucciolo idoneo a difendere la proprietà, non rivolgetevi a un qualsiasi professionista cinofilo, bensì interpellate un Consulente della Federazione Italiana Cani da Guardia che troverete in questo ELENCO. Loro sono "del mestiere" e vi sapranno aiutare affinché tutto proceda per il meglio!

 

Cliccare QUI per vedere il Filmato di KING.

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