IL CANE PASTORE TURKMENO
sikurt - sicurezza abitativa anticrimine
 
06/01/2016 - ALI’: …nero come la notte!



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IL TURKMENO - www.pastoredellasiacentrale.it - 349 33 35 668

La prima volta che mi recai nel Karakum Desert del Turkmenistan (chiamato dagli abitanti locali Gara-Gum Desert per significare “il deserto dalla sabbia nera”: Gara= Nero – Gum= sabbia) mi venne spontaneo chiedere alla mia guida perché fosse chiamato così, visto che la sabbia era quasi simile a quella di altri deserti che avevo visto in passato, forse in certi tratti leggermente più scura. La mia guida mi guardò con un’espressione meravigliata e mi disse: “Perché ti fai tutte queste domande? – Se non è abbastanza nera la sabbia lo è sicuramente la vita di chi lo abita!”.

E fu quello il mio primo impatto con il popolo turkmeno, fatto di nomadi molto duri, a volte scontrosi ma altrettanto leali, abituati alla fatica e poco predisposti a farsi troppe domande e a perdersi in chiacchiere. Ebbi modo di conoscerli molto più a fondo quando la volta successiva decisi di attraversare quel deserto con alcuni di loro alla ricerca dei più antichi cani da pastore aborigeni di tutta la storia e mi resi conto di come siano molto diversi da noi occidentali. Una delle cose che non potrò mai dimenticare, fu il loro grande sdegno quando un giorno iniziai a fischiettare. Con espressione severa mi fissarono e mi invitarono a smettere, dicendomi: “Cos’hai da fischiare? Non sai che dimostrarsi troppo felici porta sfortuna ed evoca il castigo? Fra pochi istanti potresti essere pentito, il deserto riserva brutte sorprese quando meno te lo aspetti!”. Infatti dopo meno di un’ora eravamo già finiti con la nostra 4x4 in una profonda depressione sabbiosa (tipo sabbie mobili), dove rimanemmo intrappolati per alcune ore, pensando di doverci passare la notte e con il rischio di perdere la vettura. Decisi quindi di non fischiare più….

 

 

Il nero è comunque un colore molto ricorrente nel Karakum Desert, lo è ad esempio il mantello di molte pecore e capre che popolano le greggi che lo abitano dall’autunno alla primavera e che non si capisce come facciano a sopravvivere cibandosi solo di poche sterpaglie secche. Forse non tutti sanno che uno dei motivi per cui i tappeti turkmeni sono molto pregiati è per la qualità della loro lana, pare che la vita fatta di stenti alla quale sono costretti gli ovini locali, sia la principale ragione per cui la loro lana risulta molto più resistente di qualsiasi altra.

 

 

Sono neri anche molti dei cani da pastore aborigeni di quella zona, tant’è che risulta sempre molto difficile distinguerli a distanza se si trovano in mezzo al gregge. Il nero (spesso con qualche macchia bianca presente sul petto e sul muso) è uno dei colori più tipici del cane da pastore dell’Asia centrale, tant’è che sul “Turkmenistanyn Tebigaty”,

 

 

il libro ufficiale voluto dal governo turkmeno per promuovere la preziosa Natura del paese, è stato scelto un soggetto nero (con un po' di bianco) per raffigurare il cane da pastore locale e non uno di altri colori.

 

 

(Direi che una delle dimostrazioni più evidenti che, negli attuali cani da pastore dell’Asia centrale prodotti negli allevamenti di tutto il mondo secondo gli standard russi, non ci sia più quasi nulla dell’autentico cane da pastore aborigeno turkmeno, è infatti la perdita quasi totale del colore nero causata dalla moderna selezione, forse perchè ritenuto poco gradito agli appassionati che preferiscono invece altri colori come il bianco, il rosso, il giallo e le varie pezzature). La stessa cosa vale anche per gli altri stati dell’Asia centrale, chiunque visiti i pascoli di quei paesi noterà che il colore nero è molto diffuso fra i cani anti-lupo utilizzati dai pastori nomadi locali, fermo restando che questa pigmentazione non fu mai voluta dalla selezione dell'uomo, bensì si evolse spontaneamente e chissà come nel tempo. (Non è immaginabile che gli antichi pastori dell'Asia centrale si preoccupassero del colore dei loro cani nè tanto meno di come potessero avvenire gli accoppiamenti, visto che non lo fanno nemmeno quelli attuali).

 

Allo stesso modo non può essere considerato un caso se i Bankhar mongoli (cani da pastore  di fortissimo temperamento arrivati in Asia centrale con le invasioni di Gengis-Khan) siano ancora quasi tutti neri con sporadiche focature di marrone.

 

 

Credo sia quindi evidente che il nero fu sempre il colore dominante fra i cani da pastore del continente medio-asiatico.

 

La tendenza moderna è invece quella di chiamare questa razza, se proveniente dal Turkmenistan,  “Alabai” o meglio ancora “Turkmen Alabai” (così com’è stato battezzato in questi ultimi anni anche dagli stessi cinofili turkmeni) perché pare risulti più prestigioso e quindi più appetibile agli acquirenti occidentali. Tutto ciò risulta però un po' ridicolo a chi vive con il suo gregge nel deserto del Gara-Gum, poiché “Alabai” è un nome proprio come “Mario”, “Roberto” che venne sempre utilizzato nella storia dai pastori solo per i cani che presentavano più colori nella pezzatura del loro mantello (“Ala” significa “tanti colori”). Un cane da pastore dell’Asia centrale di colore nero, bianco, rosso o giallo, etc., non dovrebbe mai essere chiamato “Alabai” poiché è quasi come chiamare “Bionda” una donna che ha i capelli neri…. Anche se, pur di fare business, pare che i medio-asiatici si siano ormai adattati ad accettare qualsiasi modifica apportata dai russi sulla tradizione dei loro cani!

I pastori autentici chiamano invece i loro cani “It” e quindi sarebbe molto più appropriato chiamare un soggetto dal manetello nero “Gara-It” o con un qualsiasi altro nome di fantasia ma non certamente “Alabai”.

 

La stessa cosa vale per quegli appassionati della razza che oggi nominano con orgoglio alcuni antenati dei loro soggetti, tipo: Ak Yekemen, Gara Yekemen, Gara Kelle, Akgus, Tohmet e altri ancora, sostenendo che questi cani appartengono alla storica leggenda dei cani turkmeni. Ma quale leggenda rappresentano se sono nati tutti dopo il 1970? Del cane da pastore dell’Asia centrale aborigeno si sono trovati, durante gli scavi archeologici, alcuni resti che risalgono a più di 6000 anni fa! Questi soggetti appena nominati sono invece cani cresciuti nelle gabbie o nei cortili della città e preparati per i combattimenti della domenica, attrazione popolare molto diffusa in tutto il Turkmenistan, ma nei quali di autentico cane da pastore aborigeno è rimasto ben poco!

 

Non fu solo il suo colore nero che però mi fece innamorare di Senegal quando lo vidi la prima volta a un meeting per cani da lavoro organizzato nelle steppe ungheresi e due anni dopo su una montagna della Transilvania, mentre si scontrava con un suo simile con strabiliante superiorità.

 

 

Allora Senegal si chiamava Beson e tutti lo conoscevano come il “guerriero” della Transilvania anche se non amava combattere, cercava sempre di evitare lo scontro, ma quando era costretto a lottare non perdeva mai, nemmeno contro il terribile Curuc.

Desiderai immediatamente diventare il proprietario di quel cane, anche perché capii immediatamente che meritava una vita migliore e che la sua “classe” non poteva essere sprecata nei miseri meandri rurali di quelle terre, la sua genetica valeva molto e desideravo potesse continuare in riproduzione.

 

 

Mi accorsi subito che l'equilibrio di quell’animale era unico, nonostante la sua vita fatta di privazioni si muoveva con la classe di un vero “Signore”. Sapevo che avrei potuto offrire molto di più a quel cagnone nero, lo volli a tutti i costi e lo pagai anche parecchio, ma oggi è dove lo volevo io, fra femmine che lo rispettano e una famiglia che rispetta la sua dignità di animale.

 

 

Senegal è un cane molto affettuoso con tutti noi, nonostante sia arrivato a Peveragno oltre i 5 anni d’età, oggi ne ha più di 7 e, anche se in certe sue espressioni sembra ancora un cucciolone, quando avverte il pericolo la “musica cambia” e ritorna il guerriero di sempre!

 

Una sola cosa non mi piacque mai troppo di Senegal: la sua testa troppo molossoide.

 

 

Decisi quindi di scegliere per lui solo le mie femmine più minute e fu proprio Karakell la prima con cui lo feci accoppiare circa due anni fa e da dove nacque ALI’: un cane destinato a diventare importante!

 

 

Quando portai ALI’ a Roma, dissi a Magda e Claudio che sarebbero diventati i suoi due nuovi proprietari: “Fino a ieri vi ho sempre dato ottimi cani da guardia, ma ALI’ è uno di quei soggetti che si offrono solo agli amici!”.

 

 

Forse loro, da “romani veraci", probabilmente pensarono si trattasse della solita “insaponata” che fa l'astuto commerciante al suo acquirente per concludere l'affare, mentre io stavo parlando di un cane che, se non fosse stato per mancanza di spazio nel mio allevamento, non avrei mai ceduto per alcuna ragione.

 

 

Non solo ALI’ è nero come i più antichi cani da pastore dell’Asia centrale ma possiede anche il fisico atletico degli autentici cani aborigeni che si possono incontrare nei pascoli di quei luoghi.

ALI' ha un carattere molto forte e assolutamente dominante sugli altri cani, quando stava crescendo ero costretto a dividerlo dai fratelli ogni volta che somministravo il pasto alla cucciolata: non consentiva a nessun altro di mangiare. Come buttavo la carne, ALI’ si prendeva le parti di tutti, se le portava in un angolo e mangiava solo lui. Ancora oggi, le femmine che vivono con lui  non hanno vita facile poiché pretende da loro la totale sottomissione.

 

Nonostante sia ancora molto giovane è già un ottimo guardiano e non prova il minimo timore per qualsiasi estraneo che intenda minacciarlo. Sono stato poco tempo fa a Roma per testare il suo carattere e ho girato il filmato che troverete allegato qui sotto: vi accorgerete di quali doti di grande guardiano possegga già adesso pur avendo solo 16 mesi!

 

A tutte queste qualità si aggiunge ancora una particolare caratteristica molto ambita da tutti gli appassionati di cani da pastore: la lunghezza dei denti!

 

 

ALI’ possiede canini simili a quelli di un lupo e quindi molto più lunghi di un qualsiasi altro cane e questo lo rende ancora più raro e affascinante come guardiano!

 

I suoi padroni sono anche molto entusiasti per come si dimostri sempre molto affettuoso con loro, specialmente nei confronti del figlio con il quale ha instaurato un ottimo rapporto.

 

 

Per chi come me è stato più volte in Asia centrale, il cane nero ha sempre un grande fascino poiché ricorda quei lontani pascoli dove la vita degli uomini e dei loro animali non è mai facile: laggiù si fanno fatiche veramente “nere” anche solo per sopravvivere alla giornata! E’ un peccato che molti allevatori tendano a emarginare questa tonalità di colore, preferendo invece soggetti più variopinti solo perché risultano più graditi alla clientela e quindi più commerciabili: nessun colore è più appropriato del nero per identificare l’antico cane da pastore dell’Asia centrale!

 

 

Non è ovviamente il colore del suo mantello che può far cambiare il carattere di un cane, se un cane è forte, è forte e tutto il resto conta poco (come non sono le orecchie amputate piuttosto che lasciate intere a renderlo più efficace), ma vi posso assicurare che, trovarsi a pochi metri un cane nero ringhiare nel buio della notte mette un certa soggezione in più (che ho già sperimentato di persona!) e anche questo può essere considerato un ulteriore deterrente contro chi voglia entrare in una proprietà senza alcuna autorizzazione!

 

CLICCARE QUI per vedere il Filmato di ALI’.

 

PASTORE DELL'ASIA CENTRALE CON PEDIGREE
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