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IL TURKMENO - www.pastoredellasiacentrale.it - 349 33 35 668
Se dovessimo paragonare il “DNA” di molti cani da pastore dell’Asia centrale che popolano oggi gli allevamenti di tutto il mondo, con quello dei loro antenati che fino a un secolo fa lavoravano nei pascoli del continente medio asiatico, rimarremmo stupiti di come sia enormemente cambiato.

Nella gran parte dei soggetti registrati ogni anno alla FCI e spesso nominati campioni per la loro bellezza morfologica, è rimasto ben poco dei vecchi cani aborigeni che per secoli si sacrificarono contro i predatori per proteggere le greggi che custodivano. Se poi si dovessero considerare molti di quelli nati in questi ultimi decenni in Russia, più volte “rimescolati” con il sangue di vari molossi europei (con lo scopo di maggiorarne la stazza ed esasperarne l’aspetto molossoide), direi che dell’antica genetica del pastore dell’Asia centrale non è rimasto quasi più nulla.

Solo chi ha viaggiato nei meandri più nascosti del continente medio asiatico può riuscire a immaginare chi era e come viveva un tempo questo cane straordinario, secondo a nessuno per la sua rusticità, forza e capacità di sopravvivere.
Quella che è riconosciuta ormai da oltre 30 anni dalla Federazione Cinofila Internazionale come razza, e per la quale è possibile ottenere il regolare pedigree dei soggetti iscritti, si evolse nei secoli allo stato brado, prevalentemente fra steppe, deserti e montagne di quelle terre lontane, senza che l’uomo si occupasse minimamente della sua sopravvivenza.

In alcune zone particolarmente isolate dell’Asia centrale, il cane è ancora tutt’oggi considerato un animale poco più prezioso di un ratto: nessuno si occupa di lui, se non per scacciarlo quando risulta poco gradita la sua presenza. Ad esempio, nel deserto del Karakum, presente sia in Turkmenistan che in Uzbekistan, è facile trovare ancora molti soggetti senza padrone che sopravvivono cacciando rettili e piccoli roditori, oltre che cibandosi di carogne e di altri rifiuti occasionali (comprese feci umane), che incontrano durante i loro itinerari. Gli stessi cani da pastore non appartengono quasi mai ad un gregge stabile al quale appartengono, ma si spostano in base ai loro richiami sessuali o verso il luogo in cui pensano di poter sopravvivere meglio, visto che solo in casi molto rari c’è chi si preoccupa di fornire loro del cibo.

Sono proprio quei luoghi che frequento da anni ad avermi consentito di studiare approfonditamente le caratteristiche dell’animale “cane” (senza dar retta alle troppe mistificazioni della nostra cinofilia moderna), visto che i biologi di tutto il mondo considerano proprio i cani di quel continente i più probabili discendenti del lupo e quindi gli antenati di tutti gli altri che oggi popolano la nostra società.
I molti cani randagi che si trovano ancora in quel continente (soggetti di tutte le dimensioni, forme e colori) si accoppiano ogni anno con i cani dei pastori nomadi che effettuano lunghe transumanze (a volte superiori a 1000 chilometri!) con lo scopo di trovare foraggio fresco per nutrire il loro bestiame.

Le stesse femmine che appartengono ai branchi dei pastori non vengono quasi mai assistite durante i parti, anzi, accade molto spesso che si smarriscano durante la fase di allattamento dei cuccioli, vista la loro impossibilità di seguire le greggi lungo i percorsi della transumanza: dovranno occuparsi da sole di cacciare il cibo per il loro sostentamento e della crescita dei cuccioli, i quali riusciranno a sopravvivere solo in minima parte.
La cosa che però impressiona maggiormente un appassionato di cani, non abituato a rapportarsi con un mondo così crudamente reale (l’unico che però abbia contribuito a conservare intatte le caratteristiche della specie canina), è il periodo della riproduzione.
Quando le femmine vanno in calore, in Asia centrale accade di tutto!
Nessun pastore ha la possibilità di isolare le femmine dai maschi e quindi ogni cosa avviene spontaneamente nel modo più antico e naturale. Se le femmine in estro appartengono a un gregge, saranno prima i maschi dello stesso a sfidarsi in sanguinose battaglie (a volte mortali) per assicurarsi la monta, per poi continuare contro altri di passaggio o appartenenti alle greggi circostanti che, attirati dagli odori, arriveranno ad incrementare il numero dei pretendenti.

Quando invece si tratta di femmine in calore che vivono allo stato brado, il primo maschio adulto che riuscirà ad intercettarle cercherà di isolarle per potersi accoppiare senza troppi scontri, cosa che però non sempre avrà successo. Qualora altri maschi riescano a scoprirlo, non esiteranno certamente ad aggredirlo brutalmente anche se già in fase di accoppiamento.
Nei pascoli dell’Asia centrale, solo i maschi più astuti o più forti riescono a riprodursi ogni anno, tutti gli altri muoiono negli scontri o rinunciano alla competizione: in quell’ambiente naturale non esiste la minima interferenza dell’essere umano!

Ecco perché sostengo da sempre che, nelle migliaia di cuccioli di cane pastore dell’Asia centrale che nascono ogni anno negli allevamenti “domestici” di tutto il mondo, è rimasto ben poco dell’autentico animale che per secoli difese le greggi dei pastori contro i predatori. Quando è l’uomo a decidere quale maschio debba accoppiarsi con una determinata femmina, inizia la fine dell’autentica genetica che per millenni ha contribuito all’evoluzione della specie.
Allevare il cane da pastore dell’Asia Centrale cercando di favorire la sua rusticità e il suo prezioso carattere (e non tanto con lo scopo di raggiungere i parametri morfologici decisi arbitrariamente dai club di razza), è stata una scelta che ho intrapreso fin dai primi momenti in cui mi sono dedicato a questo cane, anche se con un investimento di denaro ben più modesto, avrei potuto accaparrarmi anch’io nei vari allevamenti russi o dell’Est europeo, soggetti vincenti nelle esposizioni di bellezza. Avrei potuto così farmi conoscere per i titoli ottenuti, ma non fu mai questa la mia ambizione. Da molto tempo intrattengo ottime relazioni con il mitico Kakish KYARIZOV, l’allevatore turkmeno più famoso del mondo, dal quale tutti i migliori allevamenti russi attingono nuovi soggetti pubblicizzandoli come i più “autentici” in assoluto, ma furono solo e sempre i cani aborigeni, i quali lavorano al fianco dei pastori, a mantenere fervida la mia passione per questo antico animale “randagio” e non certamente quelli che, per semplice business, vengono allevati da anni nelle gabbie degli allevamenti medio asiatici.

Sono comunque assolutamente consapevole che anche la mia stessa selezione, mirata a produrre soggetti utili alle famiglie per difendersi dalle intrusioni dei malviventi, possa alterare in parte le caratteristiche dell’autentico cane da pastore dell’Asia centrale: ecco perché faccio il possibile per inserire ogni anno alcuni dei miei cuccioli (quelli meno idonei alla guardia contro l'uomo) nelle greggi italiane, offrendo loro la possibilità di sviluppare l'istinto di protezione del bestiame contro i lupi, con lo scopo di continuare a riprodurre una genetica più autentica di quella che si genererebbe in completa cattività. (Sono ormai anni che i biologi ricercatori hanno dimostrato che l’ambiente in cui vive l’animale è capace di condizionare e modificare profondamente la sua genetica: il cane di una qualsiasi razza che perde la possibilità di vivere e lavorare come fecero i suoi antenati, dopo un po’ di generazioni, perde la maggior parte delle qualità possedute dalla parentela dalla quale discende, compresa la salute, la rusticità, l’equilibrio e molte altre doti alle quali un buon cane da guardia non può rinunciare.)

Non va però scordato che, un vero cane da pastore, capace di cooperare con altri soggetti per la difesa del bestiame, offrirebbe solo mediocri prestazioni nel fare la guardia contro i ladri, poiché i pastori scartarono sempre nella storia quei soggetti troppo avversi all’uomo estraneo, al fiine di evitare troppi grattacapi durante i loro trasferimenti. E’ quindi il compito dell’allevatore fare delle scelte ben precise sulla selezione dei suoi soggetti ed io ho deciso ormai da anni di voler produrre prevalentemente cani affidabili da inserire nelle famiglie occidentali con lo scopo di proteggerle dai malviventi, anche se sto comunque continuando, specialmente per passione, una selezione dedicata solo ai cani da gregge.

Un giorno mi chiamò Roberto dalla provincia di Caserta, il quale si stava trasferendo nella sua meravigliosa villa circondata da un paradisiaco giardino e, conoscendo il mio allevamento specializzato in cani anti-intrusione, fu molto esplicito nelle sue richieste. Non ne fece una questione di prezzo, né di colore o di morfologia per il cane che voleva adottare, bensì mi richiese di portargli il miglior cucciolo che avevo in quel momento, capace di garantire in futuro la sicurezza della sua famiglia.

Io stavo crescendo LEON, un cucciolo di pochi mesi che mi stupiva ogni giorno di più per le sue caratteristiche di “cane antico”, sembrava l’avessi preso nel deserto del Karakum, mentre lui era nato in una cucciolata appena ritirata da un mio cliente. LEON, non solo dominava il resto dei fratelli, i quali non osavano nemmeno contraddirlo, ma stava anche dimostrando precocissime qualità di giovane guardiano. Ricordo che, avendolo collocato in una delle “recinzioni di prova” adiacenti alla mia abitazione, bastava che noi aprissimo un pochino la porta di casa, a qualsiasi ora del giorno, per trovarlo già pronto a segnalare il pericolo che aveva intercettato. Insegnare a quel cucciolo la conduzione al guinzaglio fu molto facile poiché, fin dai primi mesi, si dimostrò molto sicuro di sé e impavido di qualsiasi situazione, non ricordo di averlo mai visto una sola volta con la coda fra le gambe (anche se questo particolare non sempre rappresenta un buon presupposto per la rapida maturazione caratteriale di un cucciolo di cane da guardia).
La sua precoce attitudine a segnalare il pericolo, la sua postura estremamente fiera esibita quando lo conducevo con me al guinzaglio e il suo grande istinto di dominanza sul resto della cucciolata, mi indusse a raccomandarlo a Roberto come cane idoneo a soddisfare ogni sua esigenza di protezione.
Un giorno partii quindi per Caserta e lo inserii presso quella che sarebbe stata la sua futura famiglia adottiva, cos' come vi ritornai dopo poco tempo per consegnare un secondo cane, ovvero una cucciola femmina, figlia di Pamir x Annibal, che sarebbe diventata la compagna di LEON.
Trascorso il primo periodo di entusiasmo per i due nuovi arrivati, sarà per la sua indole di autentico napoletano e quindi molto timoroso di subire “fregature” (fatte di promesse non mantenute), Roberto incominciò a nutrire seri dubbi sulle attitudini di LEON, il cucciolo che invece io gli avevo presentato come un eccellente soggetto di rare qualità genetiche. Un po’ perché Asia, la femmina che stava crescendo al fianco di LEON, si stava dimostrando molto più precoce di lui nel segnalare il pericolo, un po’ perché Roberto (assiduo frequentatore di ogni forum sulla razza) stava cercando di raccogliere sul web ogni informazione necessaria per trarre le sue conclusioni sulla scelta appena fatta, iniziò per me una specie di "calvario"...!

Spesso e volentieri Roberto mi chiamava per manifestarmi cordialmente il suo dissenso, sostenendo che LEON non si stava rivelando esattamente come da me promesso al momento della cessione. Ricordo i suoi dubbi e i suoi pentimenti per aver accettato di adottare un soggetto che non proveniva direttamente dai miei riproduttori, ma "solo" dai loro discendenti. Purtroppo però, in quel momento, i fatti non erano dalla mia parte, poiché LEON non si stava comportando come aveva sempre fatto nel mio cortile di casa e quindi mi toccò avere molta pazienza ed aspettare (con grande desiderio di riscatto) la futura maturità del cane.

Nel mio allevamento, LEON si era sempre dimostrato un soggetto altamente predisposto alla guardia ma non appena arrivò in quell’immensa proprietà, dotata di un giardino senza fine, capì ben presto che nessuno l’avrebbe potuto aiutare a difendersi in caso di bisogno e quindi non osò esprimere subito le sue doti di innato guardiano.

La sua antica e preziosa genetica di autentico cane da pastore, capace di cavarsela sempre nel migliore dei modi, gli impose rigide misure di autoconservazione, tanto da indurlo ad esprimersi con grande cautela nei confronti di tutto ciò che lo stava circondando. A tutto questo si aggiunsero ancora la posizione della casa di Roberto molto lontana da ogni stimolo esterno ed i probabili tentativi di un vicino di casa che fece di tutto per farsi amico il cucciolo appena arrivato.

Ben più immediata fu invece l’evoluzione caratteriale di Asia che, sentendosi protetta dall’autorevolezza di LEON (maschio incredibilmente dominate e nei confronti del quale vive ancora tutt’oggi sottomessa), iniziò subito ad "avventurarsi" contro chiunque si volesse avvicinare al cancello della recinzione.

Sollecitato più volte da Roberto, visitai LEON quando aveva poco più di un anno e in effetti notai anch’io che i suoi atteggiamenti, pur non lasciando trasparire alcun timore, erano molto più pacati e meno spavaldi di quelli che metteva in atto Asia nei confronti degli estranei. Dovetti quindi continuare ad "abbassare la testa" rassicurando pazientemente Roberto su quali sarebbero state in futuro le SICURE ed eccellenti prestazione di LEON, fin quando è finalmente arrivato il giorno del mio piacevole “riscatto”!
Meno di un mese fa, sono dovuto ritornare in quella casa per ritirare alcuni cuccioli nati da Asia e LEON e ho potuto quindi ripetere una verifica sul carattere del giovane guardiano.

Non appena mi sono affacciato sul versante posteriore della casa di Roberto, quello che porta al recinto di LEON, ho subito capito che la “musica” era completamente cambiata, già in lontananza sentivo l’imponente abbaiare di LEON che sembrava mi stesse dicendo: “Cerchi me? Bene, vieni pure, adesso sono pronto!”.
Sono quelli i momenti più entusiasmanti della mia attività: poter dimostrare al cliente che non mi ero sbagliato sulle potenzialità caratteriali del cane ceduto da cucciolo alcuni anni prima!

Oggi Roberto è molto più sereno sul futuro caratteriale di LEON e sulla sicurezza della sua famiglia ma, avendo nutrito inizialmente un po' troppe perplessità, si è "auto-condannato" a dovermi omaggiare di squisite mozzarelle ogni volta che passo a trovarlo, vista la mia passione per i formaggi.
A parte gli scherzi, LEON è veramente un grande cane, dotato di alcune caratteristiche che solo i soggetti più aborigeni dell'Asia centrale possiedono. Non sempre mi capitano animali di questa qualità, anche se poi, a volte, i loro padroni non la sanno apprezzare, visto che tendono a maturare più lentamente di altri. Non è però questo il caso di LEON che, a soli 2 anni, si sta dimostrando un ottimo guardiano!

Da LEON e Asia sono appena nati alcuni cuccioli formidabili, uno dei quali è appena arrivato al Nord nel mio allevamento per essere selezionato ed è già nuovamente “in partenza” per ritornare al Sud, in provincia di Salerno, dove la sua missione sarà proteggere un’altra famiglia che desidera vivere più al sicuro. Fra un paio di anni, spero di potervi raccontare anche la sua storia.
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