IL CANE PASTORE TURKMENO
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01/11/2013 - Il mio 3° viaggio in TRANSILVANIA



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Il mio terzo viaggio in TRANSILVANIA : ….alla ricerca della verità sui cani da pastore!

 

Allevare cani da lavoro è tanto appassionante quanto difficile, le informazioni non bastano mai e le certezze sono sempre molte di meno di quante ne servono ad un allevatore per compiere al meglio la sua attività di selezione.

 

Se ci si accontenta di guardare il proprio animale che gironzola in giardino con buone attitudini a mangiare e digerire, dormire, correre, passeggiare e giocare, qualsiasi cane, meglio ancora se meticcio, può rappresentare un divertente svago per chi vive da solo oppure in famiglia.

Anche se spesso non ce ne accorgiamo, il nostro amico a 4 zampe può offrirci così tanti spunti per una vita migliore che potremmo quasi considerarlo il nostro “Guru” dal quale imparare molte cose. Se gode di buona salute, lui non è mai triste né angosciato, non si arrabbia mai senza una precisa motivazione, sa pazientemente adeguarsi ai nostri ritmi di vita, ci regala molti gesti d’affetto, ma la cosa più meravigliosa che sa fare è quella di accoglierci sempre con grande serenità, caratteristica che purtroppo, l’uomo ha ormai distrutto con le sue stesse mani.

 

Se invece si desidera ottenere dal proprio animale una specifica funzione, come ad esempio la guardia alla proprietà e la protezione della famiglia, la ricerca del soggetto ideale diventa molto più complicata e le migliaia di pagine che vengono scritte ogni mese su molti siti internet, sui forum, sui libri e riviste del settore, risultano assolutamente poco utili.

 

 

Esiste una differenza così abissale fra un cane VERO e quanto sappia proporre oggi il mercato della cinofila ordinaria, in tutto il mondo, che spesso mi lascia ancora meravigliato.

 

Commercialmente parlando, la cosa più vantaggiosa per un allevatore, sarebbe poter produrre, senza troppi problemi, cuccioli idonei al lavoro di guardia, molto belli e magari anche figli di campioni, tutti morfologicamente omogenei, sani, rustici, affidabili e disponibili a poco prezzo, tanto da poter accontentare rapidamente qualsiasi esigenza. Chi non vorrebbe acquistare un cucciolo bello, affidabile, di forte carattere e per pochi euro?

 

Il problema è che quando mi rapporto con la realtà, questo sogno crolla immediatamente, in quanto è diventato ormai così difficile trovare un cane che aldilà del suo aspetto esteriore, si possa ancora definire tale, indipendentemente dalla razza d'appartenenza che per individuarlo sono spesso costretto ad andare a cercarlo negli anfratti più dimenticati del mondo, dove l’animale si evolve ancora in base alle sue CONCRETE capacità di rendersi utile e non secondo altri parametri che l’uomo si è inventato oggi per costruire il suo business.

 

 

La Transilvania non è ovviamente da paragonare all’Asia centrale per alcuni dei suoi aspetti più esotici, ma se si conosce l'ambiente, anche ai margini di quella grande foresta si possono ancora incontrare delle realtà incredibilmente autentiche e rimaste come un tempo.

 

Per quanto riguarda i cani da pastore dell’Asia centrale, prodotti negli allevamenti di quella zona, non vedo grosse differenze da altri venduti in Europa, anzi, a causa di un certo spirito “garibaldino” di sapersi arrangiare fin troppo “bene” con i pedigree, è abbastanza facile acquistare soggetti molto differenti da quanto ufficialmente certificato dall’A.Ch.R., l’associazione cinofila rumena. Anche laggiù, hanno ormai imparato tutti a raccontare che i cuccioli sono figli o nipoti di campioni russi, provengono dai più autentici Alabai del Turkmenistan ed in teoria dovrebbero essere dei grandi fenomeni, peccato che quelli che si vedono in gabbia o legati alle catene, sembrano degli automi che mangiano grandi sacchi di crocchette e dormono tutta la giornata.

 

 

Se invece si riesce a raggiungere le alture dei pascoli, dove vivono ancora i veri pastori che lavorano da sempre con le pecore e si dispone di un’adeguata introduzione da parte di persone da loro conosciute (viceversa non ci si avvicina), allora si apre una realtà completamente inimmaginabile alla maggior parte dei cinofili, fatta di molte verità nascoste, quanto evidenti e tangibili non appena si arriva ai margini della foresta.

 

 

Un po’ di anni fa, i pastori di quella zona, per alcune ragioni di carattere amministrativo, in rapporto all’Unione Europea che elargiva contributi sia per l’allevamento di bestiame in montagna che per la conservazione della fauna locale, tipo i lupi e gli orsi, si trovarono nuovamente con la pressante necessità di possedere dei VERI cani da pastore. Questo perché gli animali selvatici erano aumentati a dismisura in pochi anni, poichè protetti e non più ovviamente sopprimibili con le armi da fuoco.

 

Abbagliati da quanto pubblicizzato da molti “esperti” di alcune razze, come il Pastore dell’Asia centrale, il Pastore del Caucaso, il Pastore del Ciarplanina ed il Kangal o Pastore dell’Anatolia, i pecorai pensarono ingenuamente che la difficoltà di dover ricominciare la selezione una buona genetica di cani da pecore, fosse superabile acquistando alcuni cuccioli di queste razze, così tanto reclamizzate, fidandosi di quanto garantito sulle “indiscutibili” proprietà genetiche possedute omogeneamente.

 

Nessuno di quei soggetti venduti dagli allevatori sovietici, ucraini, polacchi, etc… proveniva da una generazione di cani da lavoro con il bestiame, ma quasi tutti da una selezione finalizzata alle esposizioni di bellezza morfologica.

Fu un immediato fallimento, in quanto, solo pochissimi, pur appartenendo alle razze sopracitate e nonostante le tante PRESUNTUOSE promesse degli allevatori che parlavano con termini forbiti, riuscì a sopravvivere per più di un paio d'anni alle impervie condizioni di vita di quei luoghi ed i pochi che ce la fecero, si dimostrarono assolutamente poco adatti a svolgere il lavoro di custodi del bestiame. Qualcuno morì subito di stenti, in quanto la propria mole non gli consentì di cacciare di notte i piccoli animali selvatici per integrare il solo pane e siero che offrivano sporadicamente i pastori. Altri perirono per l’aggravarsi di semplici ferite riscontrate durante il duro lavoro con il bestiame o negli scontri fra cani, altri ancora  furono soppressi dai pastori stessi, in quanto poco idonei al rapporto con il bestiame.

 

Posso confermare, senza alcun problema, che proprio loro, i pecorai della Transilvania, rappresentano la più grande dimostrazione di quanti passi indietro siano stati fatti in questi ultimi vent’anni, specialmente sulla selezione del cane da pastore dell’Asia centrale, voluto da molti allevatori sempre più grosso e pesante.

 

Quale fu allora il rimedio PRATICO al problema che adottarono i pastori della Transilvania per sopperire agli errori commessi, vista la loro inevitabile necessità di possedere cani capaci di aiutarli nel lavoro con le pecore?

Semplice: iniziarono ad incrociare fra di loro quelli che erano sopravvissuti alla dura selezione della REALE vita nei pascoli, fregandosene delle razze e di tutte le bugie raccontate dagli allevatori (arrogatisi del titolo di esperti di cani da pastore, chissà secondo quale criterio!) e valutando solo più la capacità di sopravvivenza a certe condizioni di vita, oltre al saper proteggere le pecore dagli attacchi dei predatori.

 

 

Una delle stupidaggini più grosse che sento spesso raccontare da molti che allevano le varie razze di cani da protezione del bestiame, è quella sulla loro forza ed aggressività, idonea ad affrontare i predatori.

Questo lo può raccontare solo chi non conosce la realtà pastorale, viceversa eviterebbe di fare brutta figura. In montagna, il cane troppo coraggioso, aggressivo e prepotente, ha vita breve, in quanto queste caratteristiche diventano letali contro i predatori che dispongono di attitudini di gran lunga superiori alle sue. Ai margini di una foresta, sopravvive solo il cane molto diffidente ed astuto che cerca di proteggere il gregge evitando il più possibile ogni tipo di scontro. 

 

Quale fu allora il risultato di questa selezione PRATICA adottata dai pastori della Transilvania, dopo una decina di anni?

Che oggi dispongono di cani da pecore che non appartengono più “burocraticamente” a nessuna delle razze identificate dai vari club riconosciuti dalla FCI (i pedigree originali sono stati utilizzati per accendere occasionalmente la stufa d’inverno), ma che in compenso sono dotati di caratteristiche animali ed istinti primari, almeno cento volte superiori a quelli pubblicizzati ovunque come cani appartenenti alle singole razze.

 

 

In pratica, quei cani non sono più né pastori dell’Asia centrale, né pastori del Caucaso, né del Ciarplanina, né dell’Anatolia, ma dei cani da pastore VERI.

 

Proprio come spiegano nei loro libri i coniugi Coppinger, biologi americani di grande esperienza cinofila, dove asseriscono che il cane di razza dev’essere assolutamente considerato “uno scarto” del meticcio di strada, sopravvissuto alla vita e non viceversa come si tende a far credere nella nostra società moderna.

 

 

In questo breve viaggio, dove ho potuto nuovamente contare sulla generosa collaborazione di alcune preziose conoscenze nell’ambiente dei pastori transilvani, mi hanno accompagnato alcuni affezionati amici. Per me, è un piacere poter dimostrare IN PRATICA cosa spesso scrivo nei miei articoli ed insegno nei miei corsi, quando qualcuno dei miei clienti mi chiede di toccare con mano la realtà, li coinvolgo sempre molto volentieri alla prima occasione di un mio viaggio-studio.

 

Abbiamo visitato paesaggi meravigliosi, quanto dimenticati fra l’essenza della Natura, incontrato uomini che lavorano ancora la terra come si faceva da noi molto tempo fa,

 

 

boscaioli che trasportano i tronchi, segati nella foresta, con rudimentali carri trainati da cavalli dotati di straordinaria potenza, capaci di arrampicarsi su una montagna, meglio di un moderno trattore.

 

 

Conosciuto pastori che hanno lottato contro gli orsi, altri quasi disperati di non riuscire mai ad intercettare le razzie dei lupi.

 

 

Nella notte era appena stata sbranata questa pecora, nessuno se n’era accorto, né i cani da pastore, né tanto meno i loro padroni che dormono tutto l'anno in mezzo la gregge per essere pronti ad intervenire,

 

 

(mi sono quindi ritornati in mente coloro che continuano a raccontare le leggende sui Volkodav i "cacciatori di lupi!”).

 

Incredibile ma vero, pare addirittura che il lupo della Transilvania abbia maturato un’astuzia ancora superiore ad altri suoi simili che vivono in differenti parti del mondo. Quando lui decide di predare, nessuno riesce ad opporsi.

 

Ma, come sempre, i protagonisti di questo ennesimo viaggio sono stati loro, i cani da pecore, animali di una capacità senza paragoni, grandi lavoratori ed umili servi di un uomo che spesso gli è naturalmente ingrato per tradizione.

 

 

Per me, è difficile spiegarvi con le parole, quanto fascino sappiano emanare dai loro occhi quegli animali straordinari. Una cosa è certa, questa magia mi catturò parecchi anni fa e da allora vivo la mia passione per loro con  grande intensità. E, mentre sono assolutamente convinto che tutti i miei cani potrebbero sopravvivere benissimo allo stato randagio, senza il mio supporto, io vivrei sicuramente molto peggio senza di loro.

 

Tant’è che ieri mattina, al mio rientro a casa dalla Transilvania, all’una e mezza di notte, prima di coricarmi, anche se ero molto stanco, sono ancora andato a salutarli. Vedendoli a muoversi con tanta fierezza nell’oscurità della notte, ma senza fare un solo abbaio perché mi avevano ormai riconosciuto, ho pensato: “Che grandi cani che siete, come farei a vivere senza di voi? Meno male che un giorno vi ho incontrati!”.

 

E’ possibile che nei prossimi giorni pubblicherò un filmato su questo viaggio, questo dipenderà però da cosa avranno ripreso i miei compagni. Io, purtroppo, ho un grande limite, non appena arrivo nei pascoli mi dimentico di esistere e smarrisco qualsiasi cosa abbia portato con me. Sono ormai tristemente “famoso” per questo mio difetto. Pareva fosse andato tutto bene, non avevo perso nulla per strada, ma in compenso mi sono accorto ieri mattina di aver cancellato, chissà come, qualsiasi fotografia o ripresa fatta sul luogo. Fortunatamente c’erano loro, i miei compagni di viaggio che spesso sono costretti a fungere da miei “badanti”. Gli sono molto grato per la loro preziosa collaborazione e non immaginate quanto mi siano sempre utili a rimediare alle mie solite malefatte.

 

 

 

 

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