IL CANE PASTORE TURKMENO
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09/11/2017 - Con il suo regalo a Putin, il Presidente turkmeno ha chiarito molti dubbi sulla razza!



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Si stanno ormai avvicinando i miei primi 20 anni dedicati al cane da pastore dell’Asia centrale e ricordo ancora come fosse ieri quando lo vidi per la prima volta in Italia da un mio amico addestratore di Rottweiler: una femmina bianca di due anni legata ad una catena, non più di 35 kg. ma tutti di carattere. Che spettacolo!

 

Ingenuamente credetti a quanto promesso e acquistai il fratello, lo pagai anche caro, era un cane bellissimo, amabile, equilibrato, ma fin dai primi giorni mi accorsi che non era nemmeno l’ombra di quella femmina! E fu proprio in quell’occasione che capii che, anche con il pastore dell’Asia centrale, il solo affidarsi alla razza non bastava e, come avevo già appurato con i Pastori Tedeschi e con i Rottweiler (da me allevati fino a quel momento), trovare un vero guardiano non era per nulla facile! Anzi era molto difficile!

 

 

La prima volta che visitai il Turkmenistan, dopo aver faticato non poco per ottenere la necessaria “lettera d’invito” (poiché per entrare in quel paese non basta il semplice visto come per altri stati dell’Asia centrale), non ero dotato dei permessi governativi necessari per addentrarmi nel cuore del paese, nonostante disponessi di alcuni “lasciapassare” che mi consentirono di arrivare sino a Turkmennadad, capoluogo della provincia di Lebap, ai confini con l’Uzbekistan. Rimasi per alcuni giorni nella capitale Ashgabat, visitando il maggior numero di allevamenti possibili della razza nella provincia di Ahal, compresi alcuni di Kaakhka, una piccola cittadina dove ebbi modo di incontrare varie famiglie di pastori. Subito dopo mi spostai a Tejen (altra patria del cane da pastore dell’Asia centrale) dove intervistai altre famiglie di pastori con i loro cani, vidi anche Merv, ma quell'anno non ebbi mai occasione di incontrare personalmente i vari pastori nomadi che vivevano da sempre nel Karakum Desert, l’ambiente naturale di questi cani meravigliosi. Luogo in cui organizzai una spedizione due anni dopo per studiare i famosi cani “aborigeni” che vivono come randagi e che spesso sono loro stessi a scegliersi il gregge a cui appartenere e si accoppiano senza alcun controllo dell’uomo, bensì solo in base alla regola del più forte.

 

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In questo primo viaggio mi feci una vera e propria cultura sul cane da pastore dell’Asia centrale “ufficiale”, ovvero quello commercializzato dagli allevatori turkmeni, molto difficile da esportare poiché considerato patrimonio dello Stato (del quale il Presidente è tuttora molto orgoglioso). Strinsi ottimi rapporti di amicizia con Kakish KYARIZOV, considerato il numero uno al mondo come esperto di razza, il quale mi spiegò molto bene come funzionava il commercio mondiale di questo tipo di cane. In poche parole, i russi, dominanti per anni in Turkmenistan durante il periodo dell’Unione Sovietica, avevano esportato molti dei loro soggetti aborigeni, li avevano incrociati con varie razze di molossi europei, tipo il San Bernardo, l’Alano, il Mastiff, etc. e ne avevano creato una nuova “razza” molto più simile a quella dei classici “mastini”, piuttosto che a dei normali cani da gregge. I cinofili russi erano riusciti a farla riconoscere presso la Fédération Cynologique Internationale (il più importante ente canino del mondo) ed ormai il business era ormai tutto improntato su questa nuova tipologia di cani.

 

 

Fu però anche lo stesso KYARIZOV a raccontarmi molte storie affascinanti sull’altra tipologia di cani, i cosiddetti “aborigeni”, i veri cani da pastore dell’Asia centrale (che qualcuno oggi ama chiamare Alabai) dei quali si sono trovati resti che testimoniano una loro convivenza con l’uomo allevatore di pecore che risale a più di 6000 anni fa. Animali di taglia molto più contenuta di quelli visibili sui palcoscenici delle nostre esposizioni occidentali, ma dotati di un istinto animale, di una forza fisica e resistenza alla fatica, oltre che di un attaccamento al padrone, che non hanno nulla a che vedere con gli altri della moderna generazione.

 

 

Ricordo ancora quando, seduti in una yurta situata in una zona desertica della periferia di Ashgabat, l’amico Kakish mi raccontò: “Il giorno in cui i russi ci lanciarono la sfida di voler far combattere nel 1997 il loro cane più forte che possedevano in quel momento (soggetto di razza pastore del Caucaso), contro un nostro Alabai che ritenessimo il migliore, ci radunammo più volte e discutemmo per giorni. Disponevamo di tanti campioni di combattimento dal fisico più che possente, avevano vinto molti dei nostri tornei nazionali, alcuni di quei cani facevano paura solo a guardarli ma poi, volendo essere sicuri di non perdere la faccia (visto che era in gioco la reputazione di una razza che era la nostra storia di millenni) andammo a parlare con un anziano pastore che viveva in un villaggio per chiedergli un consiglio. Nella sua vita con il gregge, lui aveva visto cani a combattere per difendersi dai lupi, altri sbranati sotto i suoi occhi dalle iene e dai leopardi, migliaia di maschi scontrarsi fra loro nel periodo dei calori delle femmine e, con la massima serenità ci disse di scegliere quel cane che tutti noi conoscevamo, solo lui non avrebbe mai perso contro un altro cane, a meno che non fosse morto e in quel caso noi avremmo comunque mantenuto alta la nostra reputazione”.

 

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Si trattava di Kör Gaplaň (la tigre gialla), detto il “chirurgo” per come sapeva usare i suoi denti, un cane piuttosto minuto di struttura, molto più piccolo di quell’avversario che avrebbe poi incontrato a Mosca, contro il quale vinse con lo stupore del pubblico, pur essendo più vecchio, completamente sordo e cieco da un occhio”. Io detesto i combattimenti fra cani organizzati dagli uomini (ben diversi da quelli che avvengono in natura durante i calori delle femmine) ma anche questo fa parte della storia antica (e purtroppo ancora attuale) del Turkmenistan.

 

 

Tutto il mondo giornalistico ha parlato di quel cucciolo di puro “Alabai” che il presidente turkmeno Gurbanguly Berdimuhamedov avrebbe regalato a Vladimir Putin in occasione del suo 65° compleanno avvenuto il 7 ottobre 2017. Per la verità il loro incontro a Sochi sul Mar Nero (in Russia) è stato fissato qualche giorno dopo quella data e non di certo per festeggiare l'anniversario del presidente russo né tanto meno per la semplice consegna del cane, bensì per un tentativo del Turkmenistan di diventare nuovamente uno dei fornitori di gas della Russia, dopo una momentanea sospensione a causa dei prezzi.

 

 

Per noi appassionati della razza “originale”, questo evento “storico” è stato molto curioso quanto significativo poiché, se il cane da pastore dell’Asia centrale trovasse le sue origini in Russia, come (erroneamente) sostenuto ancora da molti allevatori, dal documento della FCI e di conseguenza anche dalla nostra ENCI italiana (riportante la diceria “ORIGINE: Russia - Regioni dell’Asia centrale, PATROCINIO: Russia”, nonostante gli stati medio asiatici abbiano ormai ottenuto la loro indipendenza da circa 30 anni), perché il presidente turkmeno avrebbe dovuto regalare un cucciolo di pastore dell’Asia centrale al presidente russo? Sarebbe come se il nostro Presidente della Repubblica regalasse un cucciolo di Pastore Tedesco alla Merkel, cosa ci sarebbe di più ridicolo?

 

 

In realtà, a parte i soliti giochetti cino-politici (dai quali ho sempre mantenuto le distanze), il cane da pastore dell’Asia centrale ha le sue uniche origini in quei territori che noi tutti oggi conosciamo come Asia centrale (tant’è che si chiama pastore dell’Asia centrale e non pastore della Russia), senza nemmeno poter disquisire troppo in quali di quegli stati sia nato il primo soggetto, viste le lunghissime e millenarie transumanze dei pastori nomadi già presenti millenni prima della comparsa dei vari “stan” con i loro rispettivi confini geografici. La Russia ha davvero ben poco a che fare con questo cane da pastore, se non per la sua dominanza “imperiale” durante il periodo dell’Unione Sovietica e l’arrogante decisione di prelevarne alcuni soggetti per poi incrociarli con dei molossi europei con lo scopo di creare una nuova razza, farla riconoscere ufficialmente dalla federazione cinofila internazionale (che si occupa soprattutto di “bellezza” morfologica) e commercializzarla in tutto il mondo, approfittando dell’isolamento politico che subisce ancora oggi gran parte dell’Asia centrale. 

 

 

Se il vero pastore dell’Asia centrale, quello puro, così autentico da essere considerato tuttora patrimonio dello stato in Turkmenistan, fosse di dimensioni così esagerate come quelli esibiti sui siti degli allevatori russi e di coloro che commercializzano in Europa (poichè il business finisce sempre col superare la ragionevolezza), perché allora Berdimuhamedov avrebbe regalato a Putin un cucciolo di così contenute fattezze?

 

 

Basta osservarlo un attimo per capire che non ha nulla a che vedere con i cuccioli esposti oggi su internet da molti allevatori. Nonostante sia stato ben "ingrassato" per evidenziare l’opulenza turkmena (ostentata in ogni ambiente governativo di quel paese), notate che testa poco importante, che zampe più che normali e che morfologia leggera! Ma è soprattutto da notare lo stop del muso ben marcato, considerato invece da tutti i “cultori” della razza un vero e proprio difetto!

 

 

Vorremmo forse pensare che Berdimuhamedov abbia scelto il peggiore cucciolo di Alabai che possedeva nei suoi allevamenti governativi da regalare a Putin, o è più logico immaginare che gli abbia voluto donare il soggetto che meglio potesse rappresentare la razza, visto che c’è anche in gioco una fornitura di gas per una cifra di dollari di chissà quanti zeri?

 

 

E’ ovvio che per i tanti cinofili che oggi vivono la loro passione fra i filmati di YouTube e le discussioni fatte sui forum fra chi si autoproclama esperto di cani, la cinofilia dell’apparenza, quella delle coppe e delle medaglie, può essere più attraente di quella pratica, senza troppi fronzoli. Solo chi alleva cani da lavoro e poi li mette alla prova può capire a cosa mi riferisco: i cani di dimensioni elevate, proprio quelli che potrebbero sembrare invincibili per la loro mole, non solo risultano quasi sempre più deboli di altri più piccoli ma spesso manifestano negli anni anche molti più problemi di salute. La Natura ha voluto che il cane derivasse dal lupo e le dimensioni fisiche del lupo sono conosciute da tutti, è quindi ovvio che tutto ciò che evade da queste proporzioni non può che essere frutto di qualche strana alchimia artificiale voluta dall’uomo. L’uomo però non è mai riuscito a fare meglio della Natura!

 

Da chiacchierato allevatore della razza quale sono stato per anni sui forum, descritto come uno che andava controcorrente solo per il piacere di farlo,  oltre a questi episodi molto significativi come è stato questo regalo del presidente turkmeno a Putin (confermando la mia teoria su quale debba essere la morfologia autentica del cane da pastore dell’Asia centrale), mi fa anche sorridere chi non si astiene mai dal criticarmi sui social (sui quali io non sono mai presente per mancanza di tempo e quindi risulta molto facile farlo) per poi, alla prima cucciolata, solo per avere maggiore successo nella vendita dei suoi soggetti, scrive “cuccioli appartenenti alle linee di sangue dell’allevamento Il Turkmeno”. Che strana che è la cinofilia…

 

Meno male però che, come diceva mio padre, la verità e la bugia sono come le macchie di umidità sui muri, puoi cercare di coprile in ogni modo con la vernice ma, prima o poi, saltano sempre fuori!

 

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PASTORE DELL'ASIA CENTRALE CON PEDIGREE
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