IL CANE PASTORE TURKMENO
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12/04/2011 - L'Antico Pastore dell'Asia Centrale era LUPOIDE o MOLOSSOIDE ?



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IL TURKMENO – 349 33 35 668 – www.pastoredellasiacentrale.com

Durante il mio recente viaggio in Asia Centrale ho cercato, specialmente in Turkmenistan, di reperire informazioni su come potesse essere costituito morfologicamente l’antico cane da pastore dell’Asia centrale.

Purtroppo la documentazione fotografica, in quelle terre, è molto scarsa, per non dire inesistente e di recente costituzione, come sono ancora di difficile reperimento quadri e disegni visto l’antica usanza di addobbare le pareti, quando viene fatto, con l’affissione di arazzi e tappeti. E’ possibile inoltre che il cane non fosse mai stato un soggetto così tenuto in considerazione tanto da essere raffigurato frequentemente dagli artisti locali.

Incuriosito da alcuni graffiti che vengono riportati sulle immagini presenti in molti siti web che vantano soggetti di pura provenienza turkmena, mi sono recato al museo nazionale di Ashgabat, capitale del Turkmenistan, ma purtroppo non ho trovato nulla se non tappeti di ogni dimensione, antichi costumi locali, etc.. Ho poi scoperto che molti di quei grafiti sono stati trovati in altre parti del mondo e per deduzione gli è stata affibbiata la provenienza medio-asiatica, dagli appassionati, fantasticando sulle dimensioni del “mitico” molosso del Tibet.

Le fotografie più antiche che possiede Mrs. Farida Bolkunova, considerata una fra le attendibili esperte sulla storia dell’ Alabai, ovvero come viene chiamato in Turkmenistan il cane da pastore dell’’Asia centrale, sono inerenti ad AK YEKEMEN, considerato il capostipite degli attuali cani da combattimento e conseguentemente anche da esposizione (visto che derivano dalle stesse linee di sangue) e a GARA KELLE, altro storico campione locale. Nonostante il tipico costume indossato dalla proprietaria di quest’ultimo, siamo nel vicino 1980 e poco più vecchia è la fotografia che riprende AK YEKEMEN, il “pilastro” dell’attuale cane turkmeno a cui fanno riferimento e vanto tutti gli allevatori del mondo, diventato solo nel 1976 per la prima volta campione di combattimento.

Si cerca poi di confondere le idee al profano con un misto di ritrovamenti archeologici: scheletri di cani provenienti dal Karakum Desert che non testimoniano altro che l’antica ed ormai assodata presenza del cane in quelle terre, piccole statuette che raffigurano un animale tozzo e varie altre raffigurazioni di incerta provenienza geografica, con persone vicine a soggetti di grande taglia, che molti riconoscono pateticamente nel loro cane da pastore dell’Asia centrale ma di cui non se ne hanno mai avuti i minimi riscontri scientifici.

Quello che io ho invece reperito in quei luoghi, parlando con la gente, figli di vecchi pastori, veterani allevatori, etc.. sono ben altre informazioni.

Se non bastassero a convincervi le considerazione che in quelle terre medio-asiatiche mai nessuno si preoccupò per migliaia di anni di nutrire i propri cani e quindi che solo cani leggeri ed agili avrebbero potuto sopravvivere cacciando, che il clima molto torrido d’estate non avrebbe mai consentito la sopravvivenza di soggetti di grande costituzione, vista la scarsità frequente di acqua, principale elemento costituente della massa muscolare di ogni animale, alcune storie, che pubblicherò nel mio prossimo libro, riferitemi da figli e nipoti di ormai scomparsi pastori aborigeni del Karakum Desert, è sufficiente seguire un po’ di logica supportata da ciò che ci offrono molti zoologici sulla provenienza del cane.

Se tutti i ricercatori sono ormai d’accordo che il cane antico non sia stato altro che un lupoide addomesticato, perché non dovrebbe esserlo il cane da pastore dell’Asia centrale? Come possibile inserire forzatamente l’ipotesi di un’esistenza, mai realmente riscontrata, del “mitico” molosso del Tibet, solo per giustificare gli scempi creati dalla follia dell’uomo? Quali vantaggi avrebbe mai avuto il vecchio pastore nel creare cani tanto grossi e molossoidi quando sapeva per esperienza che il lupo, più piccolo e con muso affusolato, continuava a sbranarli ad ogni scontro?

Come fu morfologicamente quel generoso animale che, pur sapendo di perire nello scontro diretto con il suo parente selvatico, metteva a repentaglio la propria vita solo per amore del padrone e del suo gregge, nessuno potrà mai saperlo: certamente assomigliava poco ai  “vitelli” che oggi si trovano in circolazione, con “testoni” simili a bauli, spacciati come rappresentanti della razza autentica ed originale.

Anche dal popolo Turkmeno, che amo molto per alcune loro caratteristiche, non è facile trarne notizie sempre attendibili. Il regime di quel luogo è ancora incredibilmente restrittivo e lì nessuno osa ancora dire cosa pensa realmente, l’Unione Sovietica prima ed il dittatore poi, hanno sempre deciso cosa era più conveniente per il vantaggio di quei pochi che comandano masse interminabili di persone. Chi ha visto alcuni giorni fa quel film su cosa fu per molti anni la Germania dell’Est, prima del abbattimento del muro, può immaginare facilmente a cosa mi riferisco. Oggi in Turkmenistan si produce un cane da combattimento che dia spettacolo ad una folla che non osa ancora sognare una situazione politica migliore ed una cane da esposizione che avvalli ciò che producono e vendono i russi in tutto il mondo, autentico o meno. Com'era un tempo il cane da pastore locale, interessa a pochi. Lì è invece utile, innanzitutto, accaparrarsi un po' di denaro che garantisca almeno lo stretto necessario alla famiglia. L'Alabai, è divenuto patrimonio nazionale in  quanto utile per dare un po’ di prestigio allo stato e creare ulteriore proibizionismo, tipico di quei regimi.

Molti esperti di razza sostengono solo ciò che gli è consentito sostenere, indipendentemente dal loro profondo punto di vista personale.

Ma se si scopre la prima polvere che nasconde la verità, ci si intrufola nei villaggi, presso le famiglie di chi è ancora pastore per mestiere, le cose cambiano radicalmente e si capiscono tanti  misteri.

 

La stampa, in alto raffigurata, risale al periodo 1870-1879 ed è inerente ad un Mastino Afgano, molto simile se non lo stesso Sage Koochee, ovvero come chiamano gli Afgani il loro cane da pastore dell’Asia centrale, esibito allora nel Regno Unito, in occasione del Birmingham Dog Show.

Alcuni esperti cinofili locali, rivendicano solo il loro Sage Koochee come rappresentativo del più autentico cane da pastore dell’Asia centrale, giustificando queste affermazioni con l'antica chiusura mentale, geografica  e politica di quei popoli, assolutamente riluttanti a tutto ciò che non sia originario di quelle terre. I Turkmeni ovviamente non sono d’accordo e non sono io chi può stabilire dove stia la verità ma una cosa veramente interessante, che traspare da questa stampa, è la definizione di “mastino” ovvero ciò che ci farebbe pensare ad una testa “squadrata”. Invece è facilmente visibile la raffigurazione del muso, assolutamente lupoide, del cane raffigurato, quasi in antitesi con la struttura corporea decisamente più possente.

 

Questa raffigurazione mi sembra molto vicina a ciò che poteva essere l’antico cane da pastore dell’Asia centrale, ovvero un lupoide appesantito dall’addomesticamento, minimo ma comunque inevitabile dalla convivenza al fianco dell’uomo nelle funzioni di guardiano di greggi. Una morfologia quindi irrobustita da una vita più sedentaria del parente selvatico (forse causa principale della sua inferiorità combattiva) ma con una testa assolutamente autentica dei lupoidi, completamente diversa da quella immaginata dagli attuali appassionati della razza e molto più vicina a cosa poteva essere un animale discendente dal suo parente della foresta.

 

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